Il primo tavolo ministeriale dopo la vendita della Carcano Antonio spa non ha portato le risposte attese. Ieri, martedì 3 marzo, presso la sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, si è svolto l’incontro sulla vertenza dell’azienda mandellese in seguito alla cessione delle quote di maggioranza a Luminovo Aluminium Ltd, gruppo con sede a Hong Kong. Ma dal confronto tra azienda, istituzioni e sindacati non è emerso alcun piano industriale scritto, lasciando aperte tutte le preoccupazioni sui 500 posti di lavoro distribuiti tra Mandello del Lario, Delebio e Andalo Valtellino.
“In seguito al passaggio di proprietà, avremo voluto avere delle rassicurazioni che, di fatto, non sono arrivate”, ha spiegato Enrico Azzaro, segretario UIL Lombardia, al termine dell’incontro convocato da Giampiero Castano per il ministero. Per l’azienda erano presenti il direttore esecutivo Giorgio Angelino con il responsabile delle relazioni sindacali Michetti.
Il nodo del centro decisionale
La questione centrale sollevata dai sindacati riguarda la governance futura dell’azienda. “Dove si colloca il centro decisionale effettivo delle scelte industriali: in Italia o presso la holding di Hong Kong? Questo sarebbe stato il primo punto da chiarire oggi”, ha affermato Azzaro, al tavolo insieme a Guglielmo Gambardella della segreteria nazionale UILM. In collegamento da remoto hanno partecipato anche il segretario Gabriella Trogu e Igor Gianoncelli della UILM Lario, con Angelo Volonté della RSU.
Il segretario UIL ha spiegato le ragioni della preoccupazione: “L’ingresso di Luminovo Aluminium Ltd non è neutro. Un’azienda asiatica che acquisisce un player europeo nel converting dell’alluminio può avere tre obiettivi: presidio commerciale europeo, integrazione verticale, trasferimento progressivo di valore verso altri siti. Abbiamo la necessità come parti sociali di capire qual è la volontà della società e come intende prendere di petto una situazione che vede un indebitamento importante. Su questo non abbiamo avuto risposta”.
Il debito da 50 milioni e la cassa integrazione
Due questioni concrete attendono risposte urgenti. La prima riguarda il debito di 50 milioni di euro che, secondo quanto riferito dai sindacati, sarebbe all’origine della crisi dell’azienda. “È importante capire anche il debito di 50 milioni, all’origine della crisi dell’azienda, da chi sarà pagato. Anche su questo non abbiamo avuto risposte”, ha sottolineato Azzaro.
La seconda questione riguarda la gestione della cassa integrazione, attualmente in corso con formula a rotazione fino ad aprile 2026. “Rimangono in essere tutte una serie di preoccupazioni a partire dalla gestione della cassa integrazione, particolarmente importante nel sito di Mandello del Lario, su quali siti e soprattutto per quanto tempo. Tutte domande rimaste in sospeso in assenza di un progetto industriale sempre più indispensabile”, ha concluso il segretario UIL.
L’assenza del piano industriale
Il punto più critico emerso dall’incontro è l’assenza di un piano industriale scritto da parte della nuova proprietà. “Quando non c’è un piano scritto, il rischio è sempre che il piano sia già deciso altrove”, ha avvertito Azzaro, sottolineando i timori che le decisioni strategiche sull’azienda vengano prese lontano dai territori dove opera.
Nonostante le preoccupazioni, il ministero ha dato segnali di attenzione alla vicenda. “Il MIMIT ha compreso pienamente le preoccupazioni e la delicatezza del passaggio di proprietà e attraverso il direttore dell’unità di crisi Castano è arrivato un segnale importante”, ha dichiarato Azzaro. È stato infatti già convocato un nuovo incontro a Roma per il prossimo 31 marzo.
La vendita e il golden power
L’operazione di vendita del 51,58% di Carcano Antonio spa a Luminovo Aluminium Ltd ha seguito un iter complesso. Il 4 agosto 2025, il governo ha esercitato il golden power sull’acquisizione con un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, a conferma del carattere strategico del settore dell’alluminio per il sistema industriale nazionale. Il decreto è stato assegnato a tre commissioni permanenti del Senato: Affari costituzionali, Ambiente e Industria.
Il protrarsi per mesi della procedura ha alimentato incertezza e preoccupazione tra i lavoratori. La vendita è stata infine completata, ma ora si pone il problema di capire quali siano le reali intenzioni del nuovo proprietario e quali garanzie offra per il mantenimento dei livelli occupazionali e produttivi nei tre siti lombardi.
L’audizione in Regione e le rassicurazioni di febbraio
Appena un mese fa, il 5 febbraio 2026, la vicenda Carcano era stata discussa in un’audizione davanti alla quarta commissione attività produttive della Regione Lombardia. In quella sede, secondo quanto riferito dai consiglieri regionali presenti, erano arrivate rassicurazioni dalla proprietà sulla volontà di investimento e rilancio dell’azienda, con la precisazione che “la Carcano non è in crisi”. Era stata anche proposta l’apertura di un tavolo al ministero per discutere del piano industriale. Il tavolo si è effettivamente svolto il 3 marzo, ma evidentemente le rassicurazioni di febbraio non si sono tradotte in un piano concreto presentato al ministero, lasciando i sindacati ancora in attesa di risposte.
La crisi iniziata con l’incendio di Delebio
La situazione attuale della Carcano affonda le radici nel grave incendio che il 31 ottobre 2024 ha colpito lo stabilimento di Delebio, danneggiando l’impianto di laminazione. L’evento ha bloccato completamente la produzione, con l’intera area rimasta sotto sequestro della magistratura per settimane, impedendo le operazioni di messa in sicurezza e il recupero dei macchinari.
Dal 4 novembre 2024, 43 lavoratori del sito di Delebio sono stati posti in cassa integrazione. Le assemblee sindacali hanno richiamato oltre 200 lavoratori dello stabilimento, tutti preoccupati non solo per il loro futuro lavorativo ma anche per la tenuta complessiva dell’azienda.
La macchina di laminazione è stata successivamente ripristinata, permettendo la ripresa della produzione negli impianti di trasformazione di Mandello e Andalo Valtellino. Tuttavia, i volumi produttivi rimangono sensibilmente ridotti rispetto ai livelli pre-incendio, una situazione che ha reso necessaria la proroga della cassa integrazione ordinaria a rotazione, attualmente in vigore fino ad aprile 2026 per tutti i circa 500 dipendenti diretti.
Un’eccellenza europea dell’alluminio
Carcano Antonio spa è tra i principali operatori europei nella produzione e trasformazione di laminati di alluminio destinati in particolare all’industria alimentare, dolciaria e farmaceutica. Fondata nel 1880 e trasferita a Mandello del Lario nel 1896, l’azienda ha attraversato oltre 140 anni di storia industriale.
L’azienda opera su tre unità produttive strettamente integrate: Mandello del Lario, dove si trovano la sede legale e gli uffici, Delebio e Andalo Valtellino. La produzione è certificata secondo le norme internazionali di qualità. Oggi l’azienda occupa oltre 500 addetti nei tre siti produttivi, con un indotto importante sui territori di Lecco e della Valtellina che porta il numero complessivo delle persone coinvolte a oltre 700.
Negli anni scorsi, la Carcano si era resa protagonista anche a livello europeo nella battaglia per l’introduzione di dazi contro le importazioni di alluminio dalla Cina. Nel 2020, l’allora amministratore delegato Alberto De Matthaeis aveva illustrato a Sky Tg24 Business la richiesta di nuovi dazi anti-dumping, ottenendo l’apertura di un’indagine da parte della Commissione europea per proteggere il settore dalla concorrenza sleale.
Il ruolo dell’azienda nel panorama europeo è testimoniato anche dalla nomina di Nicoletta Rigamonti, direttore commerciale della Carcano, come vice chair del Roller Group dell’Eafa (European Aluminium Foil Association), l’associazione europea che rappresenta i produttori di foglio di alluminio.
Il settore metalmeccanico in difficoltà
La crisi della Carcano si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà del settore metalmeccanico lecchese. Il comparto ha rappresentato l’84% del totale della cassa integrazione nella provincia di Lecco nel terzo trimestre 2025, un dato in ulteriore crescita rispetto all’81% del secondo trimestre 2025 e soprattutto al 63% registrato nel terzo trimestre 2024. Un trend preoccupante che evidenzia come la crisi del settore si stia accentuando invece di migliorare.
La mobilitazione di sindacati e istituzioni
La richiesta di intervento delle istituzioni era partita lo scorso 12 dicembre 2025, quando le organizzazioni sindacali Fiom Cgil e Fim Cisl di Lecco e Sondrio avevano inviato una lettera alla Regione Lombardia chiedendo un incontro urgente. Nella stessa giornata, il consigliere regionale del Partito Democratico Gian Mario Fragomeli aveva depositato una richiesta di audizione alla quarta commissione attività produttive.
L’audizione, inizialmente fissata per il 22 gennaio 2026, era stata rinviata e si era poi svolta il 5 febbraio con la partecipazione di proprietà, sindacati, Confindustria e amministratori locali. Era emersa in quella sede la proposta di aprire un tavolo al ministero delle Imprese e del Made in Italy, proposta che si è concretizzata con l’incontro del 3 marzo.
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