Alberto Minali e la sfida di costruire da zero una compagnia specializzata, tecnologica e orientata alle imprese
VERONA. Costruire una compagnia assicurativa da zero, in un mercato maturo e altamente regolamentato come quello italiano, è un’impresa rara. Farlo puntando su tecnologia, prodotti parametrici e specializzazione sulle piccole e medie imprese è una scelta ancora più audace.
Alberto Minali, Amministratore Delegato di REVO, non è nuovo alle sfide complesse. Laureato in Economia all’Università Bocconi nel 1989, con esperienze accademiche anche alla Brandeis University di Boston e alla Yale University, Minali ha costruito una carriera internazionale nel settore assicurativo e finanziario. Ha iniziato nel 1991 come sottoscrittore di riassicurazioni nel market di Lloyd’s of London, per poi ricoprire ruoli di crescente responsabilità in ambito attuariale e di gestione patrimoniale in primari gruppi assicurativi europei.
Dal 2012 al 2017 è stato Chief Financial Officer del Gruppo Generali, assumendo nell’ultimo anno anche l’incarico di Direttore Generale. Successivamente ha guidato Cattolica Assicurazioni come Amministratore Delegato tra il 2017 e il 2019. In precedenza aveva fondato Eskatos Capital Management, società specializzata nella gestione di fondi focalizzati sul settore assicurativo, ed era stato Chief Financial Officer e Chief Investment Officer del Gruppo Eurizon, oggi parte del gruppo Intesa Sanpaolo.
Ad agosto 2020 è stato nominato da Papa Francesco membro del Consiglio per l’Economia della Santa Sede, incarico che prosegue tutt’oggi e che testimonia il riconoscimento del suo profilo tecnico e istituzionale.
Con REVO, Minali ha scelto di tornare a una dimensione imprenditoriale pura: costruire una compagnia nuova, con un modello diverso, pensato per rispondere alle fragilità e alle trasformazioni del tessuto produttivo italiano.
Dott. Minali, Revo è nata come una delle realtà più innovative del panorama assicurativo italiano. Qual è stata la scintilla che l’ha convinta a fondare una compagnia così diversa dalle altre?
La scintilla è stata l’osservazione di uno spazio non ancora presidiato nel mercato. In Italia mancava una compagnia realmente focalizzata sulle piccole e medie imprese, che rappresentano l’ossatura produttiva del Paese ma risultano storicamente sottoassicurate. Non si trattava di creare qualcosa di “diverso” per il gusto di esserlo, ma di intercettare un bisogno latente che stava emergendo con forza: le PMI hanno rischi crescenti, strutture patrimoniali leggere e necessità di protezione sempre più sofisticate.
L’idea è stata quindi quella di costruire una compagnia specializzata, agile, capace di comprendere la biodiversità imprenditoriale italiana – che è anche una biodiversità assicurativa. Ogni impresa ha caratteristiche proprie, dinamiche specifiche, esposizioni al rischio differenti. Serviva un modello meno burocratico, più tecnico, più veloce.
Naturalmente, una scintilla da sola non basta. Per accendere un fuoco servono competenze, capitale e visione. REVO nasce dall’incontro tra un team con forte esperienza nel settore e la volontà di proporre un modello assicurativo più moderno, capace di integrare tecnologia, underwriting specialistico e cultura del rischio.
Revo ha puntato fin dall’inizio su prodotti parametrici: che cosa sono e perché questa scelta?
Il prodotto parametrico rappresenta una piccola rivoluzione culturale nel mondo assicurativo. Nel modello tradizionale, il risarcimento segue la verifica puntuale del danno. Con il modello parametrico, invece, l’indennizzo si attiva automaticamente al verificarsi di un evento misurato da un parametro oggettivo e certificato – per esempio una determinata intensità di un evento sismico o uno specifico livello di precipitazioni.
Abbiamo rafforzato questo approccio utilizzando tecnologie avanzate, come la registrazione in blockchain degli eventi certificati, così da garantire trasparenza e immutabilità del dato. Questo consente tempi di liquidazione estremamente rapidi: un elemento cruciale soprattutto in caso di eventi catastrofali.
Per un’impresa colpita da un’alluvione o da un terremoto, la differenza tra ricevere liquidità in pochi giorni o dopo mesi può significare sopravvivenza o chiusura. La rapidità diventa quindi parte integrante della proposta di valore e allo stesso tempo conferma il significato anche sociale dell’assicurazione.
Le PMI sono al centro della vostra strategia: quali bisogni avete intercettato?
Le piccole e medie imprese italiane operano in un contesto di crescente complessità: eventi climatici estremi, interruzioni della supply chain, digitalizzazione, rischi cyber. Eppure, molte di esse presentano una copertura assicurativa limitata o non pienamente coerente con i rischi effettivi.
Abbiamo individuato due aree critiche: i rischi catastrofali, a bassa frequenza ma ad altissima severità, e i rischi operativi quotidiani, che possono incidere significativamente sulla continuità aziendale. Il nostro modello mira a proteggere non solo il patrimonio fisico, ma anche il reddito e la capacità produttiva.
Fondamentale è il ruolo degli intermediari, che diventano partner consulenziali nel processo di analisi del rischio. L’obiettivo è passare da una logica puramente reattiva a una cultura della prevenzione e della resilienza.
L’Italia è un terreno fertile per una compagnia come Revo. Revo opera solo in Italia o anche all’estero?
L’Italia resta il nostro mercato di riferimento, ma abbiamo avviato un percorso di espansione internazionale, in particolare in Spagna, dove il tessuto imprenditoriale presenta caratteristiche simili.
Abbiamo adattato la nostra piattaforma tecnologica OverX e il nostro modello operativo alle specificità locali, costruendo un team dedicato e sviluppando relazioni con broker specializzati. L’internazionalizzazione, tuttavia, resta selettiva e coerente con la nostra identità: specializzazione, sottoscrizione di qualità e innovazione di prodotto.
Costruire una compagnia da zero è un’impresa rara in Italia. Qual è stata la sfida più complessa nei primi anni?
La complessità maggiore è stata lavorare contemporaneamente su più fronti: raccolta di capitali, costruzione della squadra, ottenimento delle autorizzazioni, sviluppo tecnologico e creazione di una rete distributiva.
Convincere investitori e mercato della solidità di un progetto nuovo richiede credibilità e visione strategica. Allo stesso tempo, è stato fondamentale attrarre talenti disposti a lasciare realtà consolidate per entrare in una start-up assicurativa. Non si trattava solo di creare un’organizzazione, ma una cultura aziendale fondata su responsabilità, velocità e specializzazione.
Se dovesse dare un consiglio a un giovane manager che vuole innovare un settore tradizionale, quale sarebbe?
Il primo consiglio è conoscere profondamente il settore che si vuole innovare. Solo comprendendone regole, equilibri e limiti si può intervenire in modo efficace e scoprire un’opportunità.
Il secondo è accettare che l’innovazione comporta sempre una fase di destabilizzazione. Creare nuovi equilibri significa rompere quelli esistenti. Serve coraggio, ma anche disciplina.
Infine, è fondamentale costruire un contesto organizzativo in cui sia possibile sperimentare senza che l’errore diventi uno stigma. Senza assunzione di rischio non c’è innovazione. E senza innovazione non c’è futuro.
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