Il gruppo, nato alle fine del 1800 per esportare negli Stati Uniti, ha raddoppiato da poco il sito in Pennsylvania. Con 650 milioni di fatturatoinveste in ricerca e sviluppo per nuovi prodotti e in progetti sostenibili sociali e ambientali
Il tracciato della internazionalizzazione delle imprese italiane segue normalmente la stessa corsa a tappe: ci si rinforza sul mercato domestico e poi si va a conquistare il mondo. Ma c’è una impresa che si è distinta per aver fatto il percorso inverso: la Giuseppe Citterio di Rho (Milano). Infatti la sua storia inizia nella provincia del capoluogo lombardo con un prodotto inizialmente destinato all’esportazione in America. Per capire le radici dell’azienda occorre andare indietro di circa 150 anni, quando nel 1878 Giuseppe Citterio, apprendista a Milano in un negozio di alimentari, apre a Rho una sua salumeria, inventandosi la ricetta del «salame di Milano», un insaccato di carne di maiale. L’obiettivo era quello di portare sapori e tradizioni della Lombardia (oggi la classificheremmo come operazione di made in Italy) oltralpe, negli Stati Uniti, in Canada ed in Sud America, raggiungendo gli emigrati in cerca di fortuna.
Prima negli Usa e la svolta industriale
Il «salame di Milano» si chiamava così (e ancora oggi ha quella denominazione), perché nasceva nella periferia milanese e l’idea del giovane Citterio era quella di produrre una specialità alimentare del suo territorio di origine, rafforzando quindi il legame tra il contesto geografico e le sue ricette tradizionali. Una visione anticipatoria del concetto che, un secolo più tardi, avrebbe contraddistinto il rispetto e la difesa dei principi regolati dai marchi Dop e Igp.
Con le prime vasche refrigeranti, l’imprenditore ha l’intuizione di rendere continua la produzione che, fino a quel momento, seguiva cicli stagionali. Ed è a partire da quello snodo che si affranca dal tran tran artigianale per approdare ad una vera logica industriale su larga scala.
Il primo Novecento è dedicato alle esportazioni ed invece è con la ricostruzione del secondo dopoguerra che si creano in Italia le premesse del boom economico e comincia a delinearsi una domanda interna.
Citterio fa conoscere i suoi prodotti in tutto lo Stivale, iniziando ad acquisire piccole aziende famigliari, avvicinando la produzione di nuove specialità ai loro luoghi di origine. Il portafoglio prodotti si amplia da allora a oggi con l’acquisizione o la costruzione di aziende in Valtellina (bresaola), in Friuli (prosciutto di San Daniele), in Toscana (prosciutto toscano), nel Parmigiano (prosciutto di Parma), nel Modenese (prosciutto cotto), in Alto Adige (speck), in Lombardia (mortadella) e così via.
Il laboratorio
Nel 1974, proprio per far crescere il consumo oltreoceano, si apre un impianto a Freeland in Pennsylvania, raddoppiato recentemente. L’attività statunitense è anche il veicolo per importare ed espandere le vendite dei prodotti Dop ed Igp nel mercato americano, primo su tutti il Prosciutto di Parma Dop. Ma le innovazioni non sono solo legate all’allargamento del catalogo delle specialità.
Negli anni Cinquanta Citterio si dota – prima impresa della salumeria italiana a farlo – di un laboratorio interno di analisi chimiche, sviluppato per controllare tutti gli aspetti produttivi e salvaguardare così la scurezza dei processi e delle carni. Nello stesso periodo inizia la produzione e la vendita degli affettati sottovuoto e successivamente delle confezioni in atmosfera protettiva, pensate per mantenere intatta la freschezza del prodotto e per garantire al consumatore la soffice morbidezza e il profumo dei salumi appena tagliati.
Il presente
La persona chiave di questo periodo è Enrico Citterio, che, ereditato il governo aziendale dai nonni e dai genitori, continua a sviluppare e far crescere l’impresa lombarda in tutto il mondo. Qualcuno sostiene che, se la città di Rho è nota oltre confine, lo si deve senza dubbio anche alla fabbrica di salumi Giuseppe Citterio e al senso di responsabilità civile di Enrico, che per la sua amata cittadina fa tantissimo, sostenendo opere civili e molte altre realtà in difficoltà.
Enrico è un uomo che non ama farsi pubblicità personale (questo tratto continua ad essere una caratteristica della famiglia Citterio, che preferisce anche oggi un comportamento understated e sottotraccia), ma che invece ha ben chiaro l’efficacia della autenticità della comunicazione tradizionale e radiotelevisiva legata ai suoi prodotti: «i salumi Citterio, simboli di gioia e di convivialità».
Dalla fine del secolo scorso è la quinta generazione della famiglia a dirigere l’azienda, che oggi conta 1200 dipendenti e misura un fatturato di 650 milioni di euro nel 2025, di cui due terzi sviluppati all’estero. Presidente e amministratore delegato è l’ingegner Umberto Della Porta, che è al timone di Citterio insieme al fratello Mario. Dopo alcune esperienze lavorative in altri contesti, la sesta generazione è già in azienda da alcuni anni con Francesco e Giovanni, figli di Umberto, che ricoprono ruoli di crescente responsabilità.
L’impegno sostenibile
La sostenibilità è ormai un must della conduzione aziendale, grazie anche al sito produttivo di Santo Stefano Ticino aperto nel 2008, dove si producono salami e mortadelle e dove ha sede il laboratorio R&S dell’impresa e la logistica. Tutte le iniziative relative alla sostenibilità, rientrano nel progetto «Citterio For Our Planet», che rappresenta la visione strategica dell’azienda per coniugare tradizione e innovazione sostenibile. Il progetto mira a integrare energie rinnovabili, efficienza produttiva e packaging responsabile, unitamente all’attenzione al benessere animale promuovendo trasparenza e sostenibilità etica e sociale oltre che ambientale.
Oggi le maggiori sfide sono quelle di continuare l’evoluzione del portafoglio prodotti, seguendo i nuovi bisogni dei consumatori e dei mercati e di essere sempre più ambasciatori nel mondo della migliore salumeria italiana, grazie anche ad un significativo know how nutrizionale che l’azienda ha consolidato. Negli ultimi due anni sono comparsi nella gamma snack referenze come «Unduetris!» oppure le «Sofficette» che abbinano praticità e gusto nella preparazione dei toast oppure le «Tagliette», che aiutano la realizzazione di paste alla carbonara o alla matriciana con listarelle di guanciale o di pancetta. Un prodotto che ha avuto grande successo nell’ultimo anno è «Bacon» che consente di cucinare le uova o l’hamburger con la giusta porzionatura e la pratica separabilità delle fette. L’azienda, fedele ai suoi valori di tradizione ed innovazione, continuerà a lavorare su nuovi prodotti in grado di coniugare gusto e servizio per rispondere ai bisogni dei consumatori del futuro. Con la qualità di sempre.
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