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Il sistema imprenditoriale ravennate chiude il 2025 con un segnale di vitalità e un saldo positivo di 60 imprese


Il sistema imprenditoriale ravennate chiude il 2025 con un segnale positivo e 60 imprese in più. Il dato riflette una crescita dello stock dello 0,2%, un risultato superiore a quello del 2024 (-0,14%). Lo comunica l’Ufficio statistico della Camera di commercio di Ferrara Ravenna su dati Movimprese forniti da Unioncamere e InfoCamere sulla base del Registro delle imprese.

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Bene Servizi, Turismo, Immobiliare, Attività tecniche e Costruzioni. In difficoltà Agricoltura, Commercio e Manifattura. A determinare questo rafforzamento della base produttiva è stata la combinazione tra un modesto calo (-1,2%) delle nuove iscrizioni (1.899 unità) e una significativa contrazione delle cessazioni di attività esistenti, scese a 1.839 unità (-6,9% rispetto all’anno precedente). Alla fine del 2025, lo stock complessivo delle imprese registrate in provincia di Ravenna si attesta a 35.857 unità. Queste le principali evidenze che emergono dai dati elaborati dall’Osservatorio dell’economia della

“La forza e il valore delle imprese – evidenzia Giorgio Guberti, presidente della Camera di commercio di Ferrara Ravenna – dipendono in larga misura dalle persone. In un quadro demografico in declino, reso ancor più complesso dalla crescente mancanza di profili specializzati indispensabili allo sviluppo del nostro sistema produttivo, diventa essenziale intervenire su diversi livelli – dalla formazione all’organizzazione – per rendere le aziende più attrattive agli occhi dei giovani, risorsa oggi sempre più preziosa. Da qui, nell’ambito del Piano straordinario per i giovani promosso dalla Camera di commercio, nasce la partnership con istituzioni ed associazioni di categoria, grazie alla quale abbiamo creato e stiamo creando progetti “su misura” studiati per i nostri territori, pensati per accompagnare manager e imprenditori nei loro percorsi di innovazione e per offrire un supporto concreto nell’adozione di nuovi approcci e soluzioni”.

La significativa riduzione delle cessazioni registrata nel 2025 rappresenta, dunque, un segnale concreto della capacità di tenuta e di resilienza del sistema produttivo. I dati della Camera di commercio confermano il progressivo ridimensionamento di alcuni settori tradizionali, a partire da agricoltura e manifattura, e il rafforzamento dell’economia dei servizi, in particolare di quelli finanziari, professionali e di supporto alle imprese, sempre più centrali nell’accompagnare i percorsi di sviluppo, innovazione e crescita del tessuto imprenditoriale.

Sotto il profilo settoriale, i tassi di incremento più alti si registrano nell’Edilizia (+1,2%), nei Lavori di costruzione specializzati (+72 unità) e nei Servizi di supporto alle imprese, che chiudono l’anno con 60 imprese in più. Tra i comparti, inoltre, che nel 2025 hanno fatto registrare i risultati migliori in termini di stock, le Attività finanziarie e assicurative (con 36 unità in più), la filiera delle imprese turistiche (Alloggio e ristorazione, +33 unità), le Attività professionali, scientifiche e tecniche (+30, in particolare grazie ad Attività di direzione aziendale e consulenza gestionale con +22 imprese) e le Altre attività di servizi (+28).

In crescita anche le Attività immobiliari (+23 imprese), le Attività artistiche, sportive e divertimento (+22), il Trasporto e magazzinaggio (+8), la Produzione software e consulenza informatica (+4) ed i Servizi finanziari (escluse assicurazioni e fondi pensione), che registrano un balzo del +15,8%, pari a 23 nuove realtà. Al contrario, prosegue il ridimensionamento dei settori tradizionali: l’Agricoltura-silvicoltura e pesca perde altre 144 imprese (-2,4%, in miglioramento rispetto al 2024), il Commercio segna una flessione di 81 unità (-1,1%, in linea con l’anno precedente) e le Attività manifatturiere si riducono del -1,5% (-42 unità, in rallentamento). Sullo stesso  versante, in negativo anche i Servizi ICT (-8).

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L’analisi per natura giuridica evidenzia un sistema a due velocità. Le società di capitali restano il principale driver della crescita ed il saldo positivo annuale è interamente riconducibile a queste forme organizzative, aumentate di 264 unità (+2,9%). Le imprese individuali, che continuano a rappresentare oltre la metà dello stock delle imprese ravennati esistenti (il 52,3%, quando a livello nazionale la quota non raggiunge il 50%), rimangono in campo negativo, sebbene con un calo marginale (-12 unità, pari ad un flebile
-0,1%), dopo il dato molto più negativo del 2024 (-159).

Continuano invece a diminuire le società di persone, che perdono 162 unità (-2,2%) e le residuali altre forme (-30 e -3,2%). Anche il contributo del sistema delle imprese artigiane al saldo generale è stato positivo e pari a +24 unità, come differenza tra 690 nuove imprese artigiane nate tra gennaio e dicembre e 666 che, nello stesso periodo, hanno cessato di operare. Il tasso di crescita delle imprese artigiane, pari a +0,24%, segnala però un rallentamento rispetto al +0,70% del 2024 e soprattutto rispetto al +1,19% del 2023. Lo stock a fine anno, con 9.676 imprese artigiane, risulta pari a più di un quarto dell’intero sistema produttivo ravennate.

Crescono le imprese giovanili: il saldo netto annuale della movimentazione (cioè la differenza fra le 556 iscrizioni e le 235 cancellazioni volontarie) è ancora largamente positivo (+321; era +258 nel 2024); positivo il tasso di variazione relativo (+13,3% ed era +10,3% nel 2024) ed anche in miglioramento. In aumento lo stock delle imprese giovanili (da 2.409 del 2024 a 2.423 del 2025); crescono anche le iscrizioni in un anno (+11,6%), corrispondenti al 29,3% delle aperture complessive. Per le imprese femminili, nel 2025, il saldo della movimentazione tra aperture e chiusure è risultato invece negativo (-14, pari a -37 nell’anno precedente); l’andamento del tasso annuale sale a -0,18%, in alleggerimento dal -0,47 dell’anno prima. Per le imprese straniere la differenza tra aperture e chiusure, rimane positiva (+243 unità, il dato del 2024 era stato +235). Rallenta, seppure di poco, il tasso di crescita annuale (+5% contro il +5,1% del 2024).

“Per i nostri territori – conclude il presidente della Camera di commercio FERA – caratterizzati da una crescente difficoltà nell’intercettare e trattenere i talenti più giovani, investire sulle competenze non è più una scelta, ma una necessità strategica. Occorre ascoltare le imprese per fornire loro strumenti operativi immediatamente utilizzabili, ripensando i modelli di leadership, rafforzando i processi HR e rendendo più attrattivo l’ecosistema produttivo ferrarese e ravennate attraverso la costruzione di ambienti di lavoro inclusivi”.



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