Con la riprogrammazione del Pnrr la dotazione finanziaria per le comunità energetiche rinnovabili è passata da 2,2 miliardi a 795,5 milioni, a fronte di richieste che superano 1,4 miliardi. Ci si chiede quindi quale sarà il futuro delle Cer…
Con l’aggiornamento della dotazione finanziaria del contributo Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) a sostegno di impianti fotovoltaici a servizio delle Comunità energetiche rinnovabili, che prevedeva fino al 40% a fondo perduto delle spese ammissibili, avvenuta il 21 novembre 2025 da parte del Gestore dei servizi energetici), il braccio operativo del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, sono state ridotte le risorse a sostegno di questa misura e questo ha generato molta preoccupazione tra gli operatori.
Come già approfondito in queste pagine, si ricorda che le Cer sono configurazioni di cittadini, piccole medie imprese, enti pubblici, associazioni che decidono di mettersi insieme per produrre e condividere energia da fonti rinnovabili proveniente da impianti fotovoltaici (ma non solo) nella disponibilità della comunità.
Le Cer contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, sono un aiuto concreto contro la povertà energetica e creano partecipazione attiva e inclusione sociale.
Più precisamente, a seguito della riprogrammazione del Pnrr approvata dalla Commissione europea, la dotazione finanziaria per questa misura è passata da 2,2 miliardi a 795,5 milioni, a fronte di richieste che superano 1,4 miliardi.
La chiusura anticipata – la scadenza era fissata originariamente per il 30 novembre 2025 – con conseguente limitazione delle risorse a disposizione, ha lasciato scoperti progetti già presentati per circa 400 milioni
Nuovi provvedimenti a sostegno del fotovoltaico
Dalle rassicurazioni iniziali da parte del Mase “nel ricercare ulteriori risorse alle Cer, in caso di fabbisogno, sia attraverso l’eventuale rifinanziamento della misura, sia tramite il ricorso ad altri piani di investimento nazionali o europei” (informativa Mase del 26 novembre 2025), sono seguiti provvedimenti che vanno in questa direzione.
Primo fra tutti, con l’approvazione delle regole applicative da parte del Mase (19 dicembre 2025) del Conto termico 3.0 relative al Decreto Ministeriale del 7 agosto 2025, le Cer per la prima volta entrano tra i beneficiari degli incentivi.
Il provvedimento, emanato nell’estate del 2025, incentiva interventi di piccole dimensioni per l’incremento dell’efficienza energetica e per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili con un sostegno in conto capitale (dotazione di 900 milioni di euro annui) fino a un massimo del 65% delle spese ammissibili.
Si tratta di una grande opportunità per le Cer, perché entrando nel perimetro della misura le Cer possono accedere agli incentivi, attraverso le amministrazioni pubbliche che ne fanno parte o tramite le configurazioni di autoconsumo (articolo 13).
C’è piena compatibilità tra il Decreto Cacer e il Conto Termico 3.0 consentendo alle comunità di integrare i due strumenti senza sovrapposizioni improprie (articolo 17).
Successivamente, la legge di Bilancio 2026 ha confermato, nell’ambito del cosiddetto Bonus Casa, le agevolazioni fiscali del 50% (prima casa) e 36% (seconda casa) per l’installazione di impianti fotovoltaici, attraverso un credito d’imposta ripartito su un arco temporale di 10 anni (tetto di spesa massima 96.000 euro per unità immobiliare).
Mentre per le aziende nel 2026, oltre agli incentivi regionali (per esempio Friuli-Venezia Giulia, Sardegna, Calabria, Umbria) e ai bandi specifici per le imprese, il superammortamento prevede una maggiorazione del costo fiscalmente ammortizzabile per gli investimenti in beni strumentali nuovi, materiali e immateriali, tra cui anche investimenti in impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo.
Più recentemente, infine, è allo studio da parte del Governo la creazione di una facility dedicata per superare il vincolo della scadenza del 30 giugno 2026 imposta dal Pnrr che, in sostanza, definisce uno strumento finanziario che permetta di mettere in sicurezza le risorse.
Questo meccanismo consentirà di completare i progetti e spendere i fondi anche oltre il limite del 2026, evitando la perdita dei finanziamenti per i ritardi accumulati. Con la stessa finalità, una serie di nuovi strumenti flessibili sono allo studio anche per l’agrivoltaico.
Le Cer sono un investimento che conviene e restano essenziali per la transizione energetica
In considerazione del quadro normativo che incentiva l’energia rinnovabile, le Cer, se correttamente configurate, restano un buon investimento anche dal punto di vista economico.
È sufficiente ricordare che il costo dell’energia è stato più o meno stabilmente durante tutto l’ultimo anno attorno ai 110€/MWh (rielaborazione da dati Gme – Gestore Mercati Elettrici).
Questo significa che fare impianti fotovoltaici da 1 MW, combinando i benefici della tariffa premio ventennale (riconosciuta dal Gse) e il risparmio in bolletta, concede un tempo di ritorno dell’investimento, senza alcun incentivo, di circa 4-5 anni.
Si tratta di una redditività approssimativamente del 18% (un investimento di tutto rispetto, direbbero gli addetti ai lavori). È vero che il prezzo dell’energia potrebbe crollare (ovviamente nessuno è in grado di prevederlo con esattezza) ma, in ogni caso, il prezzo dell’energia potrebbe anche esplodere (non dimentichiamo che pochi anni fa il prezzo dell’energia era arrivato a 500€/MWh).
Il futuro delle Cer dopo il Pnrr è, pertanto, promettente perché la loro validità, in quanto strumento strategico per la transizione energetica dei territori, non è in discussione.
Come spiega a Greenplanner Michele Vitiello, segretario generale del World Energy Council (Wec) per l’Italia: “in futuro rimarranno attive le Cer che sono state configurate fin dall’inizio in modo corretto, attraverso valutazioni tecnico-economiche precise, con obiettivi a lungo termine chiari; quelle che sono state create, invece, solo per usufruire dei contributi gradualmente mostreranno la propria insostenibilità“.
E continua Vitiello: “le Cer sicuramente avranno un ruolo importante anche nei servizi di flessibilità, che saranno sempre più cruciali per risolvere i problemi che si hanno quando in certi periodi della giornata la rete non è in grado di assorbire tutta l’energia prodotta dagli impianti“.
Crediti immagine: Depositphotos
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