Pochi giorni ancora e il governo Meloni stanzierà altri fondi per la Sicilia (ma anche per Calabria e Sardegna) per affrontare l’emergenza causata dal maltempo. Lo ha annunciato il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, nel corso dell’informativa al Senato sugli eventi meteorologici che hanno colpito le tre regioni.
“Il governo Meloni nei prossimi giorni provvederà a integrare le risorse che dovranno consentire gli interventi nel più breve tempo possibile e con la migliore qualità possibile. Si tratterà di un provvedimento interministeriale il cui finanziamento prescinde dai fondi per l’emergenza nazionale”. E ha chiarito: “Intanto con le prime risorse erogate, i commissari delegati possono procedere all’affidamento degli incarichi per i progetti delle opere danneggiate e da ricostruire. Alcune opere meno impegnative potrebbero essere realizzate nello spazio di pochi mesi, altre richiederanno più attenzione e più tempo”.
Le nuove misure che si aggiungeranno ai 100 milioni già stanziati, alcune annunciate già dal vicepremier e ministro degli esteri Antonio Tajani nei giorni scorsi a Palermo, vanno dal sostegno alle imprese esportatrici danneggiate, alla sospensione dei termini su adempimenti e versamenti tributari, dagli ammortizzatori sociali per i lavoratori del settore privato alle misure di sostegno al reddito per gli autonomi. Il piano programmato dal governo non ha però attenuato le polemiche sugli interventi e sulla prevenzione.
E Musumeci, in questi giorni, è nell’occhio del ciclone soprattutto per il caso Niscemi. “Secondo qualcuno non sarei idoneo a fare il ministro della Protezione civile, se non ho mai curato la prevenzione. Bene, lasciatemi dire, qui non sbandiero i foglietti con le grafiche, sotto i miei cinque anni di presidenza la Sicilia, è stata la prima regione in Italia per avere impegnato il maggior numero di risorse e per averne spese la metà. Abbiamo avviato cantieri per 490 milioni di euro sui 540 disponibili dal Piano per il Sud, una percentuale del 90,7%. Gli altri cantieri non aperti, non completati si stanno inaugurando proprio in questi giorni. La prevenzione quindi è stato un punto del mio programma e lo era in Sicilia, a maggior ragione lo è ora che è condiviso da tutto il governo”.
Musumeci ha fatto ricorso ai dati dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) per spiegare il rischio frane in Sicilia. Un fenomeno che, per il ministro “non è emergenziale, ma strutturale. Secondo i dati dell’Ispra aggiornati al 2024 circa nove comuni su dieci nell’Isola presentano aree ad alto rischio frane. La situazione non è certo migliore nel resto d’Italia, dove, secondo gli scienziati, oltre il 94% dei comuni si trova in territori esposti al rischio idrogeologico, valanghe ed erosione costiera”. La situazione “si è aggravata negli ultimi anni a causa del cambiamento climatico. Questo perché possa essere rimosso un luogo comune: nessuno nega che il clima sia cambiato. Ci chiediamo quale sia il ruolo avuto dall’uomo in questo cambiamento. Su questo forse possiamo anche dissentire”.
L’intervento di Musumeci ha pero scatenato la reazione dell’opposizione. Fra tutti Elly Schlein: “Vogliamo un piano straordinario per il Sud colpito con stanziamenti adeguati, non fondi simbolici ma risorse commisurate ai danni, non annunci generici ma scadenze precise e pubbliche perché la sicurezza o è per tutti o non è sicurezza e il Sud non è una periferia sacrificabile. La solidarietà non si annuncia, si finanzia. E la ricostruzione non si promette, si fa e basta”. E ancora: “Di fronte a danni di 2,5 miliardi di danni, 100 milioni non sono una cifra all’altezza, neanche un principio. Il governo è arrivato tardi mentre frane e allagamenti mettevano in ginocchio i territori, si sono persi giorni preziosi. Giorgia Meloni ha abbandonato il Sud, con tagli, ritardi e definanziamenti”.
Per le senatrici di Italia Viva Annamaria Furlan e Dafne Musolino, “l’informativa resa oggi in Senato dal ministro Musumeci è apparsa francamente inopportuna e inadeguata”. “Una comunicazione – proseguono – costruita esclusivamente per tutelare se stesso dalle gravi responsabilità della Regione, che risalgono anche al periodo in cui era presidente della Regione Siciliana. Un intervento difensivo, caratterizzato da uno scarica barile su tutti gli altri livelli istituzionali, senza assumersi alcuna responsabilità politica”.
“Ancora più grave è l’assenza totale di una parola sulle intenzioni del Governo rispetto alla situazione drammatica che vivono Niscemi e l’intera Sicilia. Nessuna indicazione su risorse, nessun progetto, nessuna strategia concreta per affrontare un’emergenza che non può più essere ignorata. Il Senato e i cittadini siciliani meritavano risposte serie, non una autodifesa politica. Il Governo continua a sottrarsi al dovere di indicare come e con quali strumenti intende intervenire. Così si alimenta solo sfiducia e si lascia il territorio solo di fronte a una crisi profonda”, concludono Furlan e Musolino.
La presidente dei deputati di Italia Viva Maria Elena Boschi rincara la dose: “Io oggi avrei voluto chiamarla ex ministro, perché per un atto di dignità avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni. Non è il ministro competente per materia, è il ministro incompetente per materia e per storia. E voglio essere chiarissima: la nostra sfiducia non è verso la Protezione civile, che è un’eccellenza italiana e a cui va tutto il nostro ringraziamento per il lavoro straordinario svolto anche durante l’emergenza del ciclone Harry. La nostra sfiducia è tutta nei confronti del ministro. Davanti a una richiesta di danni pari a 2,6 miliardi di euro, il ministro – sottolinea – ha avuto il coraggio di dire che forse i 100 milioni stanziati potrebbero essere integrati. Forse. È una risposta offensiva. Quella di oggi non è stata un’informativa, è stata una memoria difensiva, ma noi che siamo cresciuti in una cultura garantista, crediamo che nelle Aule parlamentari si debba fare politica, non leggere la difesa degli avvocati”.
Fonte: Palermotoday.it
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