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“I giovani investono in agroalimentare, turismo e innovazione sociale”


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La cooperazione nell’Agrigentino si conferma un motore di sviluppo sociale ed economico, capace di offrire ai giovani strumenti concreti per restare e investire nella propria terra. Domenico Pistone, coordinatore di Legacoop Sicilia Occidentale, racconta ad AgrigentoNotizie di progetti come Coopstartup che stanno favorendo la nascita di nuove imprese cooperative nei settori dell’agroalimentare di qualità, del turismo sostenibile, dei servizi culturali e dell’innovazione sociale. Secondo Pistone, i giovani agrigentini che scelgono la cooperazione mostrano una forte attenzione alla valorizzazione delle risorse locali, dal cibo all’accoglienza e ai servizi alla comunità.

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Attraverso progetti come Coopstartup, quali sono i settori in cui i giovani agrigentini stanno investendo maggiormente per restare sul territorio?

“I giovani agrigentini che scelgono la cooperazione investono soprattutto nell’agroalimentare di qualità, nel turismo sostenibile, nei servizi culturali e nell’innovazione sociale. C’è una forte attenzione alla valorizzazione delle risorse locali, dal cibo all’accoglienza, passando per i servizi alla comunità. Coop startup, da questo punto di vista, non solo ha dimostrato che, se accompagnati, i giovani hanno idee solide e radicate nel territorio, ma anche ribadito che i giovani, attraverso la cooperazione, sono dotati di uno sguardo moderno e competitivo. Una delle cooperative nata con il progetto coopstartup è la cooperativa Rosalia che si prefigge, attraverso la valorizzazione delle nostre eccellenze agricole, come la pesca di Bivona, i prodotti dolciari derivanti dalle nostre mandorle e il nostro miele, di dare occasioni di lavoro alle donne vittime di violenza intra familiare e non solo. La consideriamo una straordinaria occasione per legare prospettive di lavoro, inclusione sociale e solidarietà e crediamo sia proprio questo l’obiettivo principale del movimento cooperativo e di Legacoop in primo luogo. Le cooperative non sono solo imprese ma rappresentano una visione di società, più giusta, più solidale, che non lascia indietro nessuno. Al contempo penso a un’altra giovane realtà la cooperativa Pratica che gestisce Scaro Cafè, bene, quella realtà non è solo un locale ma un vero e proprio progetto di rigenerazione culturale e sociale di un luogo altrimenti abbandonato come piazza Ravanusella ad Agrigento. E in questi anni Scaro Cafè diventato luogo di socialità, di aggregazione, di produzione di eventi culturali e di resilienza”.

Di fronte all’invecchiamento della popolazione, in molti Comuni della provincia come possono le cooperative sociali agrigentine colmare il vuoto dei servizi pubblici locali?

“Le cooperative sociali possono e già colmano questo vuoto, garantendo assistenza domiciliare, servizi per anziani, disabili e famiglie fragili. Nei piccoli comuni rappresentano spesso l’unico presidio sociale attivo. Per essere davvero efficaci, però, serve continuità nei pagamenti e una programmazione condivisa con gli enti locali, superando la logica dell’emergenza. La cooperazione sociale, oggi, rappresenta quel welfare di prossimità in grado di assicurare servizi che solo la cooperazione e il terzo settore possono garantire nel rispetto della 381 del 91”.

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Quali sono le principali richieste che Legacoop rivolge alla politica e ai sindaci?

“Chiediamo meno burocrazia e più dialogo. Tempi certi nei pagamenti, bandi chiari e l’utilizzo degli strumenti di coprogettazione e coprogrammazione previsti dalla legge. Le cooperative non chiedono favoritismi, ma di essere riconosciute come partner affidabili per la gestione dei servizi e lo sviluppo del territorio. La cooperazione siciliana vanta eccellenze in vari settori che alla prova dei fatti hanno saputo dimostrare di essere soggetto credibile sia nella fase gestionale che progettuale”.

Tra i servizi turistici gestiti dalle coop c’è anche quello dell’assistenza ai bagnanti nelle spiagge libere, che però non viene più garantita dal Libero Consorzio né dai Comuni, seppur la Regione preveda appositi contributi. Perché?

“Il problema non sono le risorse, ma la gestione amministrativa. I fondi regionali esistono, ma spesso gli enti locali non riescono ad attivare per tempo le procedure o ad anticipare le spese. In queste condizioni, per le cooperative diventa difficile garantire un servizio fondamentale per la sicurezza”.

Agrigento vanta realtà storiche nel settore vitivinicolo e oleario, qual è il segreto della longevità di queste cooperative?

“Il territorio della provincia di Agrigento nella nascita e nel radicamento del movimento cooperativo e della Lega delle cooperative, nello specifico, ha avuto un ruolo centrale, basti pensare che l’8 gennaio 1945, data di ricostruzione della Legacoop dopo gli anni difficili del fascismo, molti cooperatori erano proprio provenienti dalla provincia di Agrigento, Cesare Sessa primo presidente regionale di Legacoop, Francesco Renda capo del movimento contadino siciliano, Accursio Miraglia padre fondatore della cooperativa la madre terra, ancora operante e una delle realtà più attive e innovative proprio nel comparto oleario. Il segreto è aver saputo innovare senza tradire le proprie radici. Queste cooperative hanno investito in qualità, tecnologia, mercati esteri e comunicazione, mantenendo però un forte legame con i soci produttori, con il valore del lavoro con i principi di legalità, sviluppo e progresso. La cooperazione ha permesso di crescere insieme, distribuendo valore e rafforzando l’identità territoriale”.

In che modo le cooperative agricolte agrigentine si stanno innovando?

“Sempre più cooperative utilizzano sistemi di monitoraggio delle colture, sensori per l’uso efficiente dell’acqua, analisi dei dati climatici e supporti digitali alle decisioni agronomiche. L’obiettivo è ridurre i costi, aumentare la sostenibilità e migliorare la qualità del prodotto per competere a livello internazionale. E lo stiamo facendo in un periodo drammatico caratterizzato da una siccità che non è più emergenziale ma ormai è strutturale ed è soprattutto figlia del l’incapacità trentennale di dotare la Sicilia di un sistema infrastrutturale in materia idrica degna di questo nome. Il ciclone Harry ha dimostrato quanto i cambiamenti climatici possano devastare il nostro territorio pregiudicando il futuro di famiglie ed imprese, per questo serve un cambio di passo da parte della politica in termini di nuove strategie sull’ adattamento colturale e su nuove politiche di razionalizzazione delle risorse idriche. Un pensiero a tutte le cooperative, alle imprese alle famiglie che hanno subito danni dal ciclone Harry, in questi giorni siamo impegnati nella raccolta dei danni e per sostenere quanto più possibile le imprese a risollevarsi, anche questa volta la cooperazione siciliana e Legacoop Sicilia sono in prima linea, non lasceremo soli i nostri cooperatori e le nostre cooperative”.

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Tra le vostre associate, anche coop che gestiscono beni confiscati alla mafia. Qual è lo stato di salute di queste realtà e quali ostacoli burocratici devono ancora affrontare?

“In tutto il territorio siciliano vi sono molte realtà che, nonostante le difficoltà dell’attuale momento economico, hanno dimostrato grande capacità di resistenza. Molte cooperative oggi producono reddito, lavoro e inclusione sociale. Tuttavia, restano criticità legate alla lentezza delle assegnazioni definitive, alla complessità delle autorizzazioni e alla difficoltà di accesso al credito. Spesso queste cooperative pagano il prezzo di una burocrazia che non distingue tra chi crea valore sociale e chi specula. Le cooperative che gestiscono terreni agricoli confiscati alla mafia sono ormai un’eccellenza, penso alla Placido Rizzotto, alla Beppe Montana, cosi come esempi positivi ci provengono da quei worker buyout che gestiscono aziende confiscate come Terramia a Castelvetrano o Calcestruzzi Ericina e tante altre realtà che stanno nascendo sui territori e stiamo seguendo costantemente”.

Quanto pesano le cooperative nel mantenere viva l’economia nei piccoli centri dell’entroterra agrigentino?

“Il loro peso è enorme. Le cooperative creano lavoro stabile, tengono aperti servizi essenziali e contribuiscono a mantenere vive le comunità locali. In molti paesi dell’entroterra rappresentano l’unica vera alternativa allo spopolamento, soprattutto per i giovani. Qualche anno fa grazie all’intuizione dell’allora presidente nazionale di Legacoop, Giuliano Poletti, abbiamo sperimentato il modello delle cooperative di comunità. Oggi quel modello consente ad intere comunità di continuare a vivere erogando servizi indispensabili per i propri cittadini, gestione dell’unico negozio o dell’unico ristorante presente in Paese. È un modello unico che consente di salvare intere comunità dall’abbandono”.

Quali sono le cooperative più solide dell’Agrigentino, anche per fatturato e opportunità occupazionali offerte?

“Nel settore agroalimentare spiccano le grandi cooperative vitivinicole e olearie, la Madre Terra da 81 anni è presidio di sviluppo, di crescita economica garantendo ai soci servizi indispensabili, la cantina Settesoli è uno dei pilastri della viticultura siciliana, la Op Italia di Ravanusa, la cooperativa Insieme di Canicattì, la Palumbo più, Agripalma, la coop Agribio arcobaleno e la coop agricola Arcobleno sono veri protagonisti i dell’economia provinciale. Accanto a queste, esistono diverse cooperative sociali strutturate nei servizi alla persona e nell’inclusione lavorativa, capaci di offrire occupazione stabile e di qualità. Sono realtà diverse, ma fondamentali per lo sviluppo dell’intero territorio. Nel settore delle produzioni e sevizi cooperative come la Bluecoop e la Macos rappresentano aziende radicate e con capacità”.

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