Nel 2026 il bonus mobili ed elettrodomestici continua ad essere uno degli incentivi più interessanti per chi ristruttura una casa. La novità più rilevante introdotta dalla legge di bilancio 2026 (legge n. 199/2025, art. 1 comma 22) riguarda l’eliminazione della distinzione fra prima e seconda casa: la detrazione Irpef del 50 % per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici si applica a tutti gli immobili residenziali, comprese seconde e terze abitazioni. Questa scelta risponde all’esigenza di rilanciare il mercato dell’arredo e semplificare l’accesso al bonus, che fino al 2025 prevedeva un’aliquota ridotta (36 %) per gli immobili diversi dall’abitazione principale.
Cos’è il bonus mobili ed elettrodomestici
L’agevolazione consiste in una detrazione Irpef del 50 % delle spese sostenute per l’acquisto di:
- Mobili nuovi (letti, armadi, cassettiere, tavoli, sedie, divani, librerie, materassi, lampade ecc.). Sono esclusi elementi come porte, pavimenti, tende e altri complementi d’arredo;
- Grandi elettrodomestici nuovi destinati a un immobile ristrutturato. I dispositivi devono rispettare classi energetiche minime: classe A per i forni, E per lavatrici/lavasciugatrici/lavastoviglie e F per frigoriferi e congelatori.
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La detrazione si applica solo quando l’immobile è oggetto di interventi di recupero del patrimonio edilizio (manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo o ristrutturazione edilizia). Sono ammessi anche i lavori sulle parti comuni condominiali, ma la manutenzione ordinaria su singole unità abitative non dà diritto al bonus. Il legame con la ristrutturazione è imprescindibile: senza un intervento edilizio avviato non si può usufruire della detrazione.
Limiti di spesa e durata della detrazione
Per gli acquisti effettuati nel 2026 il limite su cui calcolare la detrazione è 5 000 € per singola unità immobiliare, comprensive delle spese di trasporto e montaggio. Questo tetto era di 10 000 € nel 2022 e 8 000 € nel 2023; dal 2024 al 2026 resta invariato a 5 000 €. Il limite si riferisce alla singola abitazione o alla parte comune; chi ristruttura più immobili può richiedere più bonus, ma sempre nel rispetto del massimale per ciascuno.
- Ripartizione delle rate: lo sconto del 50 % viene restituito come detrazione Irpef suddivisa in dieci quote annuali di pari importo. Se nel 2025 si sono acquistati arredi per 2 000 €, nel 2026 il tetto residuale scende a 3 000 €.
- Nessuna distinzione fra prima e seconda casa: la proroga 2026 elimina l’aliquota ridotta per le unità diverse dall’abitazione principale. Lo sconto resta pieno al 50 % anche per seconde case, appartamenti in affitto o immobili a uso diverso. Il contribuente può quindi usufruire del bonus per più immobili, purché ciascuno sia oggetto di ristrutturazione.
Requisiti per accedere al bonus
La normativa richiede che l’intervento edilizio sia iniziato dal 1° gennaio dell’anno precedente all’acquisto dei beni. Per gli acquisti nel 2026 i lavori devono essere iniziati dal 1° gennaio 2025. La data di inizio deve essere precedente all’acquisto, ma le spese di ristrutturazione possono essere sostenute anche dopo quelle per l’arredo. La data può essere dimostrata con titoli abilitativi, comunicazioni preventive all’Asl o una dichiarazione sostitutiva.
- Soggetto beneficiario: la detrazione spetta al contribuente che sostiene sia le spese di ristrutturazione sia quelle per l’acquisto dei mobili. Se i lavori sono a carico di un coniuge e gli arredi dell’altro, il bonus non spetta a nessuno dei due.
- Importo e cumulabilità: l’agevolazione non è cumulabile con il bonus elettrodomestici introdotto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy; le due agevolazioni non possono riguardare lo stesso acquisto. Inoltre, non è concessa per gli interventi coperti da ecobonus o per l’installazione di caldaie alimentate a combustibili fossili dal 1 gennaio 2025.
- Pagamenti tracciabili: i mobili e gli elettrodomestici devono essere pagati con bonifico (anche ordinario), carta di credito o debito; sono esclusi contanti, assegni o altri mezzi non tracciabili. In caso di finanziamento a rate, la finanziaria deve eseguire il pagamento in modo tracciabile e il contribuente deve conservare la ricevuta. Per acquisti online è sufficiente conservare la ricevuta e l’estratto conto.
Documentazione da conservare: occorre tenere:
- ricevuta del bonifico o della transazione con carta;
- documentazione di addebito sul conto corrente;
- fatture o scontrini che indichino natura, qualità e quantità dei beni;
- documentazione sulla classe energetica dell’elettrodomestico (o dichiarazione che non è obbligatoria).
Comunicazione all’Enea: per alcuni elettrodomestici (forni, frigoriferi, lavastoviglie, piani cottura elettrici, lavasciuga e lavatrici) è richiesta una comunicazione all’Enea. La mancata o tardiva comunicazione non fa decadere la detrazione.
Interventi edilizi ammessi e esclusioni
Secondo la guida dell’Agenzia delle Entrate, rientrano tra gli interventi che consentono di accedere al bonus:
- Manutenzione straordinaria (installazione di ascensori o scale di sicurezza; realizzazione di servizi igienici; sostituzione degli infissi con variazione di materiale; rifacimento di scale e recinzioni; costruzione di scale interne ecc.).
- Ristrutturazione edilizia (modifica della facciata, realizzazione di mansarde o balconi, apertura di nuove porte e finestre).
- Restauro e risanamento conservativo (adeguamento delle altezze dei solai; ripristino dell’aspetto storico architettonico).
- Ricostruzione o ripristino di immobili danneggiati da eventi calamitosi, se è stato dichiarato lo stato di emergenza.
- Interventi su parti comuni di edifici residenziali (manutenzione ordinaria e straordinaria). In questo caso ciascun condòmino può detrarre la quota di spesa per l’arredo delle parti comuni, ma non quello per le singole abitazioni.
Sono invece esclusi:
- la manutenzione ordinaria su singole unità (tinteggiatura, sostituzione di pavimenti o infissi senza modifiche ecc.);
- la realizzazione di box o posti auto pertinenziali;
- interventi che beneficiano dell’Ecobonus;
- acquisti non legati a un intervento edilizio.
Come richiedere la detrazione
Prima di comprare mobili o elettrodomestici, è opportuno assicurarsi che l’intervento di recupero sia avviato dopo il 1° gennaio 2025 e che sia documentato. Inoltre, è opportuno scegliere beni conformi: verificare che i mobili siano nuovi e che gli elettrodomestici rispettino le classi energetiche richieste. Ricordare che il bonus non copre porte, parquet, tende o complementi di arredo. Pagamenti tracciabili: bonifico, carta di debito o credito; conservare ricevute e fatture. Al momento di compilare la dichiarazione dei redditi indicando le spese sostenute nel modello 730 o nel modello Redditi Persone Fisiche. La detrazione sarà ripartita in dieci quote annuali. Infine, è consigliato conservare i documenti: per eventuali controlli bisognerà esibire la documentazione di pagamento, le fatture e le attestazioni energetiche.
Perché conviene anche per le seconde case
La novità più apprezzata del 2026 è l’eliminazione della differenziazione fra prima e seconda casa. In altri incentivi (come ristrutturazioni o ecobonus) l’aliquota per le seconde case è stata ridotta al 36 %, mentre per il bonus mobili l’agevolazione resta piena al 50 %. Ciò significa che chi possiede una casa al mare, in montagna o un appartamento destinato all’affitto potrà arredarla beneficiando della stessa detrazione prevista per l’abitazione principale. Il limite di spesa si applica per ciascuna unità immobiliare, quindi se si ristrutturano due case si può detrarre fino a 10 000 € complessivi (5 000 € per ciascuna).
Questa semplificazione mira a sostenere il settore dell’arredamento e a rendere più accessibile l’agevolazione. Cadono anche requisiti aggiuntivi come la residenza nell’immobile o la prova della proprietà; per ottenere lo sconto basta essere titolari della detrazione sulle spese di ristrutturazione.
Attenzione alla non cumulabilità con il bonus elettrodomestici
Nella guida aggiornata al 2026 l’Agenzia delle Entrate chiarisce che il bonus mobili non è cumulabile con l’incentivo ministeriale per la sostituzione di elettrodomestici, gestito dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). Quest’ultimo prevede un contributo per la sostituzione di vecchi apparecchi con dispositivi ad alta efficienza energetica, ma può essere utilizzato una sola volta per famiglia anagrafica e non è cumulabile con altre agevolazioni relative alla stessa tipologia di prodotti. Chi usufruisce del bonus elettrodomestici non potrà detrarre la stessa spesa con il bonus mobili e viceversa.
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