Prestito personale

Delibera veloce

 

«Nel private equity la vera leva è il confronto»


«Un elemento nuovo e sicuramente molto evoluto nel mondo del private equity è quello del confronto, permanente e costruttivo, tra l’investitore e l’azienda target. Un confronto sulle strategie e sulle tattiche necessarie per perseguire i piani condivisi»: Fabio Boschi è, oggi, managing partner di Artificial Intelligence PE Fund, l’ultimo nato tra i fondi di Quadrivio Group, che investe in Pmi attive nel segmento B2B, che operano in settori ad alto impatto tecnologico e in aziende che adottano e sviluppano soluzioni, prodotti e sistemi operativi per l’AI. Ma Boschi ha anche all’attivo una carriera lunga e diversificata – dalla consulenza all’investment banking al finance e alla gestione operativa diretta di imprese – che ha conferito con entusiasmo alla nuova attività per spaziare ancor meglio sulla frontiera dell’innovazione. «Oltre all’apporto di capitale, che resta naturalmente il presupposto – prosegue – il confronto è quel che impreziosisce il ruolo del private equity nell’impresa, e soprattutto nella Mid Cap. Perché di fronte alle sfide dell’innovazione molto spesso l’imprenditore o il suo top-management è solo, ed ha bisogno appunto di confrontarsi con qualcuno interessato all’azienda quanto lui ma probabilmente portatore di competenze esperienziali maturate in circostanze ed industrie simili e complementari».

Opportunità unica

partecipa alle aste immobiliari.

 

Ma in concreto cosa può conferire un manager come lei all’impresa in cui il suo fondo investe?

Innanzitutto è il team che crea valore. Credo che abbiamo costruito un team multidisplinare con esperienze importanti e trasversali capaci di accompagnare imprenditori ed aziende in questa fase trasformativa ed evolutiva. Personalmente mi affascina tutto ciò che può… diventare migliore. Talvolta anche attraverso gli errori, che fanno crescere più dei successi. Ma i secondi devono superare i primi. Non credo di ‘aggiungere’ qualcosa ma ‘contribuire’ a disegnare insieme agli imprenditori una nuova fase di crescita che non può prescindere dalle ragioni del successo raggiunto ma deve essere necessariamente proiettata al futuro. Rispettando le origini, i valori fondanti  e le dinamiche culturali  uniche e distintive, l’obiettivo è  di  promuovere e sviluppare un modello d’impresa moderno fatto di  competenza, flessibilità e velocità.

E lei, che all’attivo ha tante vite professionali, come si trova?

Molto bene! Credo che aver avuto il privilegio professionale di aver vissuto direttamente varie esperienze all’interno dell’ecosistema aziende-finanza e sedersi allo stesso tavolo  con ruoli diversi in paesi diversi aiuta ad ascoltare e capire meglio il punto di vista dei vari interlocutori. In fondo è un cambio di prospettiva che fa vedere luci e colori diversi…

E ci racconti!

Conto e carta

difficile da pignorare

 

Rientrando in Italia dopo anni in consulenza gestionale, advisory corporate finance e Private Equity accettai la sfida di lanciare il progetto Investment Banking dell’allora Banca Lombarda – una ventina d’anni fa – e mi trovai a seguire col mio team un gruppo italiano interessantissimo, molto diversificato per mercati e settori, guidato da un imprenditore geniale e di grande talento, che mi fa piacere citare: Fabio Perini. Ebbene, a un certo punto, alla fine delle nostre riunioni consulenziali, Perini iniziò a pormi e a ripetermi sempre la stessa domanda: ‘Per te è facile, vieni qui, ci dai i tuoi consigli, poi te ne vai e noi restiamo qui a fare i fatti. Perché non provi a sedere tu da questo lato del tavolo’? Ecco, durò due anni questa sorta di corteggiamento professionale, finchè mi feci convincere dalla curiosità e dalla sfida per poi vivere un’esperienza straordinaria, poliedrica.

Quindi: fare e non solo consigliare. O almeno aiutare concretamente a fare…

Direi che l’aver vissuto le aziende dall’interno forse aiuta a comprendere dinamiche che a volte dall’esterno sfuggono alla vista, soprattutto nel middle market di diversi paesi del mondo, con culture diverse, con dinamiche familiari o gestionali specifiche, dall’Europa agli Stati Uniti al Sud America. In un mondo dove i cicli di vita dei prodotti sono sempre più corti ed è sempre più critica la scelta strategica, il confronto  dev’essere molto più frequente di quanto non lo fosse 15-20 anni fa. Lavorando sulla ‘proazione’ e meno sulla reazione, evitando le paralisi da analisi. In modo particolare in una azienda moderna, dove l’AI, se ben guidata, analizza grandi volumi di dati, identifica pattern nascosti e suggerisce azioni ottimali e diventa un alleato strategico di efficienza e capacità di risposta ai cambiamenti.

Ci spieghi meglio…

Se torniamo indietro al primo decennio degli Anni Duemila, ricordo che ordinariamente si facevano piani industriale a 5 anni. Oggi il piano più lungo che possiamo varare è a 3 anni, sapendo che ogni 6 mesi dovremo rivederlo. Ed è in questa realtà che devi confrontarti con gli imprenditori che affianchi e con i loro manager. In questo senso io credo che il private equity sia un acceleratore industriale, un catalizzatore di trasformazione e anche di evoluzione. Il che funziona al meglio quando la critica è costruttiva ed esperienziale, tra persone con idee e competenze diverse, e con la reciproca consapevolezza che il tuo interlocutore ti può dare valore. Allora sì che si crea crescita, andando ben al di là del controllo statico, impositivo che non porta da nessuna parte, non crea valore e non genera accelerazione industriale. Un supporto concreto nel bilanciare approcci finanziari e imprenditoriali: con il giusto mix di exploitation per agire e di exploration per guidare il cambiamento. L’AI può aiutare proprio qui, offrendo in tempo reale insight che riducono l’incertezza e accelerano la capacità di esplorare senza fermare il business.

Facciamo una carrellata su questo bagaglio di esperienze che lei oggi ha scelto di conferire al private equity…

Ho iniziato la mia carriera nella consulenza gestionale, in Kpmg advisory. Poi sono passato al corporate finance, trasferendomi in Inghilterra per seguire progetti di integrazione internazionale. Dopo qualche anno all’estero, sono rientrato in Italia per fare il responsabile dell’investment banking di Banca Lombarda, che era un’istituzione di riferimento per molti imprenditori del middle market, spaziando da Brescia all’Alto Milanese, al Cuneese, ad Ancona… Facevo advisory per Aziende e fondi di private equity, cercavamo soluzioni per l’aggregazione di realtà middle market e allo stesso tempo seguivamo le aziende clienti anche sulle tematiche di financing, di debito, spesso legate al mondo dei fondi, avevano bisogno di structure finance e gliela offrivamo, e insomma eravamo partner sia delle aziende che dei fondi di private equity. Riepilogando, ho visto l’azienda dal punto di vista della consulenza gestionale, del corporate finance e internazionalizzazione, del debito, dell’equity, dei fondi e poteva mancare quelle da amministratore delegato di aziende?

Appunto, l’esperienza diretta da manager!

Mutuo 100% per acquisto in asta

assistenza e consulenza per acquisto immobili in asta

 

Sì, di grandissimo interesse. Un gruppo che spaziava dai consumer goods alle infrastrutture, all’equipment tecnologico, alla cantieristica navale ai medical devices. Ho anche vissuto molti mesi in Brasile, dove abbiamo realizzato quello che è tuttora il più grande parco industriale e tecnologico di tutta l’America Latina.

Una tipologia di investimenti quasi da private equity!

In un certo senso sì. Alcune aziende vengono ridisegnate per crescere attraverso direttrici organiche ed acquisizioni; altre cedute a realtà più adatte a generare valore, concentrandosi su ciò che riteniamo di saper far meglio. Avevo un piano a 6 anni, sono rimasto quindici! Lavorando su organizzazione e creatività, spesso ripartendo da un foglio bianco come ci insegnano i grandi innovatoti ricordandoci che l’accettare il cambiamento è evoluzione e  ricchezza.

E adesso ricolleghiamoci al suo ruolo attuale in Quadrivio ed alla prima operazione annunciata dal fondo di cui si occupa, l’acquisizione di tre realtà eccellenti come Pipeline, One4 e MDM che lavorano tutte sui vari temi della transizione tecnologica, su base Microsoft…

Sì, è giusto sottolineare il comune denominatore rappresentato da Microsoft, tutt’oggi leader indiscusso del settore. Abbiamo integrato tre realtà altamente sinergiche, dando vita a una piattaforma aperta a nuove aggregazioni, capace di arricchire e rafforzare il progetto di un operatore di riferimento per le Pm nel campo delle Business Application e delle soluzioni Data/AI. La transizione in atto – che definisco senza esitazione la ‘quarta rivoluzione industriale’ – richiede che le imprese siano affiancate da partner in grado di accelerarne comprensione e adozione concreta. Una transizione che non è plug and play: bisogna capirla, conseguirla seguendo un percorso con tantissimo learning, e che sia condiviso. È necessaria anche un’integrazione intergenerazionale, perché il modello di trasmissione del know-how di dieci anni fa è ormai destinato a cambiare. La figura professionale che un tempo gestiva attività specialistiche senza condividerle, oggi deve operare in un ecosistema data-driven, dove la disponibilità e la qualità del dato alimentano data lake intelligenti e diventano un patrimonio aziendale in continua evoluzione.

Un’ultima curiosità: come fate con lo screening delle opportunità d’investimento? Vi arriverà ogni genere di proposte!

Sì, lo screening delle opportunità d’inSì, lo screening delle opportunità d’investimento è un passaggio piuttosto critico. Abbiamo creato un team dedicato, il Value Creation Team – guidato da Christian Parmigiani e Diego Chiavarelli – che, insieme al resto della squadra, presidia attentamente la selezione delle opportunità che riceviamo. L’obiettivo è sempre valutare le potenzialità da più angolazioni, alla ricerca di reali leve di creazione di valore. In fondo, uno dei tratti distintivi di Quadrivio è proprio la capacità di seguire i megatrend attraverso partner verticali specializzati, il che ci consente di rimettere in discussione e di far evolvere i modelli di business in modo profondo. Grazie all’AI, tutti dobbiamo oggi rivedere il nostro modo di operare, anche nei fondi di private equity. Abbiamo a disposizione una tecnologia che può davvero aiutarci: l’obiettivo non è solo integrarla, ma possederla.

Opportunità unica

partecipa alle aste immobiliari.

 



Source link

***** l’articolo pubblicato è ritenuto affidabile e di qualità*****

Visita il sito e gli articoli pubblicati cliccando sul seguente link

Source link

Prestito personale

Delibera veloce