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Anche i pallet hanno un’anima. L’economia civica di Palm


L’ultima conferma è stata, a ottobre, l’inclusione nella classifica delle 100 aziende più sostenibili d’Italia da parte del Sustainability Award 2025, promosso da Kon Group, Elite, Azimut Italia e Open-es, con il Politecnico e la Cattolica di Milano come partner scientifici, ma nei suoi 45 anni di vita la Palm di Viadana ha messo in fila una lista di attestazioni, riconoscimenti e premi così lunga che a sciorinarla per intero non basterebbe tutto lo spazio a disposizione. Per limitarci alle tappe essenziali: nel 1996 la certificazione Iso 9001:2015 per il “quality management”; nel 2003 e 2004 le patenti Fsc e Pefc, per la corretta gestione sostenibile e legale delle foreste e quindi della materia prima legno; nel 2017 è diventata la prima azienda a livello mondiale nel settore degli imballaggi in legno a percorrere l’evoluzione in B Corp, impegnativa classificazione che distingue, in sostanza, le (pochissime) imprese capaci di generare più risorse economiche, sociali e ambientali di quante ne consumino; nel 2020, poi, la qualifica di Società Benefit, il che la impegna, per statuto, a perseguire oltre a un equo profitto, altre quattro finalità di “beneficio comune”, ossia l’utilizzo di una filiera del legno sostenibile, l’inclusione e la valorizzazione dei collaboratori, la creazione di valore condiviso per la comunità locale e il raggiungimento della neutralità carbonica entro il 2030.

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Insomma, Palm Spa Società Benefit ha iniziato a impegnarsi seriamente nell’adozione dei criteri Esg (Environmental, Social, Governance) molto prima che questa sigla diventasse una moda stucchevole e che i “pollici verdi” della Commissione europea ne facessero la propria bandiera. E non c’è traccia di furbetteria da greenwashing né di alcun eco-estremismo in Primo Barzoni, presidente e amministratore delegato dell’azienda. «Non sono un ambientalista», dichiara a Tempi, «ma credo nell’approccio dell’“economia civica”, che deve per forza comprendere le tre dimensioni: economica, sociale e ambientale».

Primo Barzoni, presidente e amministratore delegato di Palm Spa Società Benefit (foto Tempi)

La «visione cristiana» di papà Guido

In effetti, nella pronuncia non proprio british di questo imprenditore settantenne della provincia di Mantova, quei fumosi termini inglesi smettono presto di suonare come chiacchiere promozionali e si riempiono di significati precisi e concreti. Semplicemente, nella mentalità di Palm “sustainability” significa che «io lo voglio fare bene questo lavoro, il che comporta non arrecare impatti negativi a persone, comunità e ambiente. Ho cofondato l’azienda con i miei fratelli e l’ho sempre guidata nella convinzione che solo il lavoro fatto bene avrebbe potuto garantire dignità alla mia famiglia, ai dipendenti, alla mia comunità. C’entra probabilmente la visione cristiana della vita che mi ha trasmesso mio padre Guido, falegname con nove figli che era capace di tornare a casa dopo il lavoro e dire: “Fate spazio che stasera ospitiamo un viandante” (così si chiamavano allora i senza tetto dalle nostre parti). C’entrano anche la mia ammirazione per Adriano Olivetti e Peter Drucker, economista che leggevo fin da ragazzo: lui aveva visto chiaramente l’avvento di un’epoca in cui i governi non sarebbero più riusciti a rispondere ai bisogni delle persone e sarebbe toccato alle imprese scoprire il proprio ruolo sociale. Ecco, io mi sono sempre sentito al servizio del bene comune nelle scelte per orientare lo sviluppo in Palm».

Ma cosa intende un’azienda che produce pallet quando parla di «buon lavoro fatto bene»? «Eco-progettare e produrre pallet, lo facciamo con tutto l’orgoglio e l’innovazione possibile», dice Barzoni. Tra i 200 modelli che Palm ha nel portafoglio, ce n’è anche uno brevettato: il pallet con angoli arrotondati che migliora l’efficienza nella movimentazione manuale e la sicurezza dei lavoratori, riduce i danni nel trasporto merci, richiede meno plastica per l’impacchettamento.

«Non solo un prodotto, ma un valore»

L’azienda di Viadana ha letteralmente rivoluzionato l’industria italiana del pallet applicando l’economia circolare e il design sistemico quando ancora queste cose non si monetizzavano, anzi. Oggi perciò, quando questo approccio, se comunicato bene, può diventare «un vantaggio competitivo per chi sceglie di attuare politiche di acquisti sostenibili e responsabili», Palm si è messa a offrire “lezioni di sostenibilità”. Accanto allo stabilimento dotato di tecnologie innovative in classe 5.0, è stata creata la Palm Academy, uno spazio aziendale di 200 metri quadrati dove «promuoviamo modelli e cultura economica “generativa” con veri e propri incontri formativi, seminari e tavoli di lavoro aperti ai collaboratori e agli stakeholder, clienti e fornitori, ma anche alle scuole. «Siamo usciti da una logica di solo prodotto per entrare in una proposta di valore condiviso», sintetizza Barzoni.

Riunione in uno degli ambienti dedicati da Palm alla sua “Academy” aperta nel 2023
Riunione in uno degli ambienti dedicati da Palm alla sua “Academy” aperta nel 2023

Oggi Palm ha un fatturato che supera 14 milioni di euro e produce 1,5 milioni di pallet all’anno, tutti “eco-progettati” su misura intorno alle necessità del cliente, e una nuova divisione “Beauty & Pharma” sviluppa pallet tecnologicamente avanzati per le industrie cosmetica e farmaceutica. Con particolare soddisfazione poi Barzoni racconta di come negli ultimi mesi una ventina di aziende hanno aderito alla proposta di dare vita a una “Packaging Coalition” in grado di «offrire al mercato una intera filiera dell’imballaggio sostenibile, dall’astuccio alla scatola fino al pallet». Il percorso Palm figura fin dal 2010 in un libro di testo per le scuole superiori di Rizzoli Education come caso di studio per le buone pratiche nell’approccio ambientale e sociale realizzate attraverso il business. Merito anche dei legami costruiti da Barzoni in 8 anni (1992-2000) da vicepresidente dell’Isvi, Istituto per i valori d’impresa. Dagli scaffali degli uffici di Palm e della biblioteca aperta ai collaboratori nell’area Academy, fanno bella mostra di sé tutta una serie di libri, dispense e pubblicazioni che parlano dell’azienda.

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Stipendi più alti e opere sociali

La storia di Palm è una lunga battaglia per «difendere la dignità di un lavoro fatto bene» e quella del legno, «che per me è “la materia” da cui ricaviamo “l’opera”». Quando Barzoni dice di sposare in pieno i temi del Manifesto del Buon Lavoro della Compagnia delle opere, non si tratta di un’adesione superficiale. Per quei valori – il lavoro come fonte di relazioni positive e di significato per l’esistenza – Palm ha fatto sacrifici non indifferenti e affrontato un mercato non pronto a condividere le sue innovazioni di prodotto e di processo. Fino ad accettare lo scotto di un bilancio in perdita, nel 2013, «per difendere il nostro lavoro». Ricorda Barzoni: «Ho lasciato sul mercato milioni di fatturato perché all’epoca – c’era ancora la crisi – i grandi gruppi, per tagliare i costi, richiedevano pallet Epal usati che non avevano una provenienza trasparente e in Palm non volevamo adattarci a diventare commercianti di bancali usati. Saremmo finiti anche noi come altri nostri competitor ad alimentare la filiera del mercato illegale, un giro che ancora oggi, malgrado tutte le normative europee e nazionali, purtroppo prospera e vale un miliardo di euro».

Quando nel 1980 Primo Barzoni, alla morte del padre, convinse i fratelli Antonio, Lorenzo e Maurizio a mettersi a fare pallet nel bel mezzo della “Pallet Valley” lombarda, sembrava una follia. «I miei fratelli mi chiedevano: “Ma che idea è mettersi a produrre pallet in concorrenza con aziende che sono sul mercato da vent’anni?”. E io rispondevo: “Noi però dobbiamo fare i pallet con l’anima”». È più chiaro che non si trattava appena di una battuta, adesso che Palm ha 48 dipendenti con retribuzioni medie del 10-15 per cento più alte di quelle del settore, buoni pasto e orari flessibili; adesso che l’esperienza Palm ha favorito la nascita e tuttora sostiene una cooperativa sociale, Palm Work&Project Onlus, che realizza oggettistica in legno offrendo integrazione sociale e un’occupazione dignitosa a persone in situazione di fragilità.

Il pallet con angoli arrotondati brevettato da Palm
Il pallet con angoli arrotondati brevettato da Palm. In evidenza il marchio B Corp, certificazione ottenuta dall’azienda di Viadana nel 2017

Ora et labora

«I valori dell’azienda, che poi sono i valori della mia famiglia, sono il nostro asset. Io non ho mai promosso solo il pallet come prodotto: promuovo il modo in cui lo facciamo». Nemmeno questa è solo una battuta per il fondatore di Palm. Gli si bagnano gli occhi quando ricorda che da bambino vedeva papà Guido all’opera nella sua piccola falegnameria: «Mentre lavorava, parlava da solo. Lavorava e parlava, lavorava e parlava, continuamente. Un giorno presi il coraggio e gli chiesi perché. Mi rispose soltanto: “Ora et labora”. Non parlava: pregava. Non ne ho preso coscienza subito, ma poi nella mia esperienza imprenditoriale ne ho fatto tesoro, ispirandomi a lui».

È visibilmente felice Barzoni quando racconta che uno dei dirigenti più stimati dell’azienda di recente gli ha confidato che «a casa si è sorpreso a educare i suoi figli con i valori che viviamo qui in Palm». È tutta qui, in fondo, la radice della «leadership condivisa e diffusa» che secondo il patron di Palm garantirà la continuità aziendale nel passaggio generazionale che è già in corso in azienda, con l’ingresso del figlio Andrea. È stato proprio Andrea un giorno a regalargli, con un semplice «grazie per la fiducia», un risultato che non sarà contabilizzato, ma che vale di più dell’ultima riga del conto economico.

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Una versione di questo articolo è pubblicata nel numero di gennaio 2026 di Tempi. Abbonati per sfogliare la versione digitale del mensile e accedere online ai singoli contenuti del numero.



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