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Jackson (Octopus Energy): «Un miliardo sull’Italia». La piovra rosa che piace a re Carlo e Al Gore ora punta sulla penisola


di
Enrica Roddolo

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Octopus Energy, azienda delle energie rinnovabili nata nel Regno Unito, accelera nella penisola: «Dopo le Marche e Milano, tutto lo Stivale: più clienti e assunzioni», dice il fondatore Greg Jackson. In 10 anni è diventato il fornitore numero uno in Uk. Lo scorporo del sistema operativo con l’Ai

Su Greg Jackson, tycoon dell’energia sostenibile d’Oltre Manica con Octopus energy (12,4 miliardi di sterline di fatturato, il simbolo dell’azienda è una piovra rosa) hanno scommesso un ex presidente Usa, Al Gore, e un re, Carlo III. Da ultimo il premier britannico Sir Keir Starmer l’ha chiamato come consulente a Downing Street. 

Attiva in 27 Paesi, circa 11 mila i dipendenti e un parco di oltre 7 miliardi di sterline (circa 8 miliardi di euro, di progetti energetici green) in soli dieci anni Octopus ha sorpassato il moloch British Gas. E sull’Italia ha piani molto ambiziosi. «Punteremo oltre un miliardo di euro di investimenti entro il 2030, dopo aver già investito dal 2022 nella penisola oltre 120 milioni in innovazione, infrastrutture e crescita — anticipa Jackson a L’Economia —. Nel 2026 il nostro obiettivo è una crescita del 25% nella base clienti retail a livello globale. Puntiamo a 13,5 milioni di utenti: oggi i clienti globali del ramo retail, ossia le persone in fornitura, sono circa 11 milioni». 




















































A proposito di Italia, c’era anche lei con re Carlo III da papa Leone XIV a ottobre. Come mai? 
«Ero con il re e il Papa al meeting della Sustainable Markets Initiative (il progetto per la transizione green delle imprese), dopo la preghiera alla Cappella Sistina. E il re mi ha presentato a Leone XIV che condivide la stessa forte sensibilità per l’ambiente. Nei primi incontri col sovrano sono rimasto colpito da quanto sia determinato, persino quando non poteva comparire in pubblico per le cure per il cancro ha continuato a tenere i suoi meeting con i ceo globali chiedendo loro di fare di più». 

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E in Octopus c’è pure Al Gore. 
«L’ex vicepresidente Al Gore è stato tra i primi nostri investitori assieme a grandi fondi pensione». 

Perché un polpo come simbolo di energia rinnovabile? 
«Un caso fortunato, primo investitore è stato Octopus, e voleva quel nome anche se io pensavo a Positive Energy. Allora abbiamo lavorato per creare un simpatico octopus, rosa, amichevole come lo spirito dell’azienda verso i suoi consumatori». 

Lei ha iniziato col caffè e con altre Pmi che ha lanciato nei settori più disparati. Cosa le hanno insegnato?

«Mi sono misurato con i software per le aziende e prima con gli specchi, prima ancora con i coffee shops. Poi ho scelto di lavorare sull’energia perché è forse il business più arcaico in termini di tecnologia. E la cosa più eccitante per un imprenditore è riuscire a fare la differenza». 

A Londra oggi siete il più grande fornitore di energia domestica, avete sorpassato British Gas. Primo privato al sorpasso dalle privatizzazioni della Thatcher. 
«Ci siamo concentrati sui clienti e il pianeta: oggi siamo tra i maggiori investitori in energie rinnovabili in Europa con oltre 400 impianti». 

Octopus energy fornisce energia pulita nelle case di 8 Paesi: oltre al Regno Unito, Germania, Francia, Spagna, Giappone, Usa (Texas) e Nuova Zelanda. E Italia: perché partire da Ascoli Piceno? 
«Perché abbiamo identificato nelle Marche un piccolissimo business energetico guidato da Giorgio Tomassetti, ora ceo di Octopus Energy Italia, un talento imprenditoriale. Quando ci siamo conosciuti ho capito che era la persona giusta e abbiamo rilevato il suo business. Adesso abbiamo anche un ufficio a Milano e ormai contiamo oltre 200 persone, il doppio di un anno fa, e continueremo a crescere nel 2026. L’obiettivo è raddoppiare nel 2026 i dipendenti a 3-400 persone e investire un miliardo di euro in Italia entro il 2030. Con 700 mila contatori, il triplo dello scorso anno. Per l’Italia ci attendiamo fatturato di 400 milioni di euro nell’anno fiscale che chiuderà ad aprile 2026. Da gennaio a dicembre 2025 il dato è di circa 350 milioni di euro, lo stesso periodo di un anno fa erano 142 milioni. E la ricetta è la cura del cliente: i competitor evitano di parlarti direttamente. Noi invece prendiamo tempo per parlare con tutti i clienti». 

Dopo Ascoli e Milano? 
«Tutto lo Stivale, perché più vicino al cliente generiamo l’energia, più basso sarà il prezzo. La prima solar plant è ad Ascoli, ma abbiamo grandi piani per il futuro. Ne lanceremo una seconda sempre nelle Marche». 

Poi ci sono le forniture elettriche e colonnine per le auto elettriche. 
«In Italia nove centraline di ricarica su dieci sono nostre, ci prepariamo a lanciare Octopus Electric Vehicles anche in Germania con l’obiettivo di raggiungere 1,5 milioni di colonnine su Electroverse (piattaforma per la ricarica di auto elettriche) a livello globale. In Italia, permette l’accesso a più di 65 mila punti di ricarica». 

A proposito di innovazioni: su cosa scommetterebbe adesso? 
«Sulle batterie. Un giorno la gente avrà batterie per la scorta di energia in casa come oggi ha il frigorifero per tenere la scorta di cibo». 

Confessi, si sente un po’ il nuovo Branson, o Gates?
«Ogni azienda riflette il dna del fondatore. Microsoft quello di Gates, Apple quello di Jobs, Virgin quello di Branson… Penso forse potrei essere metà Branson e metà Jobs per come abbiamo sempre utilizzato le tecnologie con la nostra machine learning platform, Kraken: un sistema operativo con intelligenza artificiale integrata che con accordi di licenza con grandi utility, serve oltre 70 milioni di account al mondo e ora ha investitori di classe mondiale». 

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Già su Kraken ( appena scorporata con una valutazione di 8,65 miliardi di dollari) han deciso di investire da Fidelity all’Ontario Teachers’ Pension Plan Board. Quale consiglio ai giovani con un progetto d’impresa? 

«Abbiate fiducia in voi stessi. Se vi dicono che state sbagliando è perché state facendo quel che nessun altro ha fatto».

L’economia del Regno Unito dopo la Brexit? 
«La Brexit è successa e non ha fatto bene all’economia. Possiamo però formare nuove relazioni con altri Paesi, per esempio non abbiamo tariffe sulle auto elettriche cinesi, così possiamo accelerare sull’electrification. Ma io sarò sempre europeo, Octopus sarà sempre un’azienda europea e saremo sempre più forti se saremo europei. Bene i leader europei da Starmer, a Meloni, Macron ».

A novembre la Cop30 a Rio: a che punto è la battaglia contro il climate change? E come cambierà lo scenario geopolitico globale? 
«Troppo spesso la scelta è tra cheap o clean energy. Questo non è vero: se usiamo la tecnologia possiamo avere energia verde a basso costo. Gli Usa sono una potenza basata su drill baby drill, oil and gas. Mentre la Cina non ha molto oil e gas e dunque si è buttata sull’elettrico. Con la differenza che le tecnologie oil and gas sono mature, mentre quelle dell’electrification, delle batterie, dei pannelli solari migliorano di anno in anno. In 5 o 6 anni i Paesi che scelgono l’elettrico avranno economia che corre rispetto a quelli che hanno optato per i combustibili fossili. Senza contare che la tecnologia delle energie verdi assicura risorse energetiche rinnovabili, mentre petrolio e gas si consumano a basta. Su scala globale inevitabilmente i Paesi investiranno sempre più risorse rinnovabili anziché dipendere da oil and gas». 

I rischi del nostro dipendere da petrolio e gas li ha dimostrati la guerra in Ucraina…
«Siamo dipendenti ogni giorno dal costo dell’energia fossile, più la eliminiamo più saremo liberi… proprio dopo l’invasione della Russia in Ucraina ho chiesto a una dipendente del team, ucraina, come possiamo aiutare? Costruite più turbine eoliche, mi ha detto. Perché meno siamo dipendenti dalla Russia di Putin più siamo liberi. In questi anni di guerra abbiamo lavorato con organizzazioni ucraine sul fronte energetico e le dico che quando la guerra sarà finita l’Ucraina sarà un’incredibile locomotiva di crescita in Europa. Pensi a come in Ucraina riparano, creano nuove piattaforme energetiche ogni giorno mentre i russi bombardano e distruggono le infrastrutture: immaginiamo cosa sapranno fare in tempo di pace. Le innovazioni ucraine cambieranno la nostra economia».

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