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Intervista a Noemi Lapalombella (Satispay)- Fortune Italia


Intervista a Noemi Lapalombella, direttore relazioni istituzionali di Satispay che spiega come la spinta dell’innovazione riscriva regole e abitudini di consumo.

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L’arrivo della nuova Direttiva sui servizi di pagamento (Psd3) e il Regolamento sui Servizi di Pagamento (Psr) segna una fase di profonda modernizzazione del settore, tra maggiore protezione degli utenti, sicurezza e concorrenza. Abbiamo approfondito implicazioni e prospettive con Noemi Lapalombella, direttore relazioni istituzionali di Satispay.

“Put users first” è uno dei pilastri che guidano le scelte e permeano la cultura di Satispay. Come si traduce questo principio nella vostra attività di public affairs?

Sì, il primo degli 11 pillars di Satispay è proprio “Put users first”. Mettere la soddisfazione dell’utente al centro di ogni scelta e decisione alla base della creazione di un nuovo servizio è un principio che permea tutti gli ambiti della nostra attività, inclusa quella di public affairs.

È anche il fil rouge che tiene insieme le istanze che rappresentiamo al decisore politico: un appello a legiferare prioritizzando la necessità di tutelare, incentivare e premiare l’innovazione, creando le condizioni affinché nel nostro Paese nascano sempre più aziende come Satispay, in grado di rendere il mercato dei pagamenti digitali il più possibile plurale e competitivo, in cui il cittadino possa trovare quella varietà, qualità e convenienza che solo una sana concorrenza nel mercato può garantire.

Ormai più di un decennio fa abbiamo implementato la seconda Direttiva sui servizi di pagamento (Psd2), il cui impianto normativo poggia su due principi fondamentali a cui gli Stati Membri sono chiamati a ispirarsi, quelli di tech neutrality e level playing field.

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Significa creare un quadro normativo a prova di futuro, che possa regolamentare e accogliere in modo coerente le innovazioni nel settore dei pagamenti, attraverso la scrittura di norme che si applichino in modo equo e indifferenziato a tutti i soggetti che forniscono lo stesso tipo di servizio di pagamento.

Da un lato, è stato fatto molto in questo senso: a partire da quella Direttiva sono nate aziende come Satispay, e non solo, che hanno contribuito a modernizzare il mercato italiano dei pagamenti. Dall’altro, c’è ancora tanto da fare. Penso alla norma sull’obbligo di accettazione di pagamenti elettronici: la sua applicazione limitata alle sole carte di pagamento di certo non riflette il citato principio di level playing field, penalizzando di fatto gli strumenti innovativi.

Se, per adempiere a questo obbligo, fossero gli esercenti a scegliere lo strumento che meglio si adegua alle loro esigenze? I cittadini, consumatori o esercenti che siano, verrebbero messi in condizione di scegliere e abbracciare l’innovazione con consapevolezza, non più perché obbligati, ma perché incentivati dall’esistenza di un mercato plurale e competitivo, che risponde ai loro bisogni. Questo metterebbe l’utente al centro, anche nella legislazione.

Satispay è entrata nel mercato italiano dei pagamenti digitali nel 2015. Dieci anni dopo, come si è evoluta la vostra offerta e qual è la visione rispetto al ruolo che volete avere nella quotidianità dei suoi utenti?

Satispay è entra nel mercato con un modello di circuito di pagamento mobile di nuova generazione e una strategia chiara: contribuire nella transizione delle abitudini di pagamento dal contante al digitale puntando su una user experience semplicissima e fluida e su un pricing chiaro e trasparente per poi costruire su questa nuova abitudine di pagamento servizi a valore aggiunto.

A distanza di 10 anni, stiamo dando esecuzione a quella visione, e per la community di utenti e al network di esercenti che ormai include 6 milioni di persone e oltre 400 mila merchant, siamo impegnati a costruire nuovi servizi, ogni giorno. Prima ci siamo concentrati su quelli che risolvono la quotidianità di tutti: le ricariche telefoniche, il pagamento dei bollettini, il bollo auto.

Ora siamo in una fase più evoluta e costruiamo veri e proprio mondi: dai servizi welfare per le aziende e i loro lavoratori, agli investimenti per accompagnare gli utenti nel pianificare il proprio futuro, fino al recentissimo Paga in 3, il buy now pay later pensato per includere anche il canale fisico in questa forma di pagamento che continua a crescere sull’online, generando drive to store e opportunità di vendita per i negozi di prossimità così come per i grandi brand. Tutto sempre all’insegna della nostra cifra distintiva: semplicità e trasparenza.

Così nel 2023 siamo entrati nel welfare aziendale, portando con il nostro buono pasto un prodotto innovativo e sostenibile per tutti gli attori della filiera, per poi sviluppare ulteriormente l’offerta; alcuni mesi fa abbiamo lanciato il ‘Salvadanaio Remunerato’, consentendo ai nostri utenti di investire in un Fondo del Mercato Monetario e sono in arrivo altre proposte.

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Vogliamo contribuire a democratizzare, semplificando, l’accesso a strumenti che diano valore al denaro delle persone, e accompagnarle nel percorso di transizione da risparmiatori a investitori consapevoli. È importante in un Paese, come l’Italia, in cui i cittadini hanno depositato oltre 1360 miliardi su conti correnti per lo più privi di remunerazione. L’educazione finanziaria si costruisce giorno per giorno, e si fa anche a partire dal modo in cui noi operatori finanziari comunichiamo con gli utenti attraverso i nostri prodotti.

A livello europeo, state concentrando l’attività di advocacy sui dossier legati al tema dei pagamenti, ma non solo. Quali temi ritenete avranno l’impatto più significativo sulla regolamentazione nazionale dei pagamenti digitali e sulla crescita delle imprese europee nei prossimi anni?

Nell’ambito della nostra attività di dialogo con le istituzioni, quelle europee ricoprono certamente un ruolo chiave, in particolare in questo momento storico in cui le tensioni geopolitiche e le sfide della tecnologia assegnano un ruolo sempre più chiave ai pagamenti digitali come veicolo di indipendenza strategica e resilienza del continente europeo.

Il nuovo pacchetto legislativo, che comprende la terza Direttiva e il regolamento sui servizi di pagamento, si avvia verso la conclusione del trilogo, avrà certamente un impatto significativo su aspetti chiave come la trasparenza dei costi, la sicurezza e la prevenzione delle frodi nei pagamenti, sempre più sofisticate e complesse da intercettare. Il nostro impegno a livello europeo, tuttavia, non si limita solo ai temi strettamente legati al settore pagamenti.

Uno degli ambiti su cui partecipiamo più attivamente è il tema della semplificazione. Satispay è un’azienda genuinamente europea, fondata in Italia e operante in Europa in libera prestazione di servizi, un regime nato proprio per far crescere il mercato europeo, rendendo più semplice per le imprese la prestazione di servizi cross-border.

Spesso, però, ci scontriamo con difformità di interpretazione della normativa europea tra Stati membri e pratiche di gold-plating – cioè, l’eccessiva trasposizione di direttive europee in leggi nazionali – che possono tradursi in un rallentamento, quando non in un blocco vero e proprio dell’operatività, con conseguenze significative sulla libera circolazione dei servizi garantita dal dettato europeo. In questo contesto, seguiamo con attenzione e auspichiamo la nascita di quel ventottesimo regime proposto nel Rapporto di Enrico Letta sul mercato unico: un regime fiscale per le imprese che, se opportunamente definito e implementato, porterebbe ad una effettiva espansione dell’area di libero scambio e investimento grazie a regole armonizzate, riduzione dei costi di compliance e aumento delle opportunità di crescita.

Superare certe barriere e particolarismi nazionali è fondamentale per creare quel mercato unico dei capitali. Ciò passa per iniziative sfidanti e di grande respiro, come la creazione di quei Savings & Investment Account su cui la Commissione ha recentemente fornito una Raccomandazione agli Stati membri.

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Affinché prodotti di risparmio e investimento genuinamente paneuropei possano realizzarsi pienamente, è indispensabile lavorare a una reale armonizzazione delle regole tra gli Stati membri, calando nel reale quei principi di tech neutrality e level playing field da cui sono partita e superando e pratiche nazionali discriminatorie (penso ad esempio alla persistente discriminazione Iban), che ne impedirebbero l’effettivo decollo.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di dicembre 2025 – gennaio 2026 (numero 10, anno 8)



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