Guida alle norme della Legge di Bilancio per l’assegnazione beni ai soci: scadenze, imposte sostitutive e vantaggi per società e imprenditori.
La gestione del patrimonio aziendale richiede spesso scelte strategiche per ottimizzare il carico fiscale e semplificare le strutture societarie. Con l’approvazione della nuova manovra economica, il legislatore ha deciso di riproporre strumenti che facilitano il passaggio di determinati asset dalle imprese alla sfera privata dei titolari. Comprendere come funziona l’assegnazione agevolata dei beni ai soci nel 2026 permette di valutare opportunità di risparmio che altrimenti andrebbero perse con le tassazioni ordinarie. Questa misura non è una novità assoluta, ma rappresenta la terza riapertura di un regime già visto nel 2016, nel 2023 e nel 2025. La normativa attuale (l. 199/2025) sposta in avanti i termini temporali e conferma un sistema che riduce sensibilmente il prelievo su plusvalenze e trasferimenti immobiliari. Per le aziende si tratta di un’occasione per liberarsi di beni non necessari all’attività produttiva, mentre per gli imprenditori individuali è la via principale per estromettere immobili strumentali dal regime d’impresa con costi contenuti.
Quali sono i vantaggi fiscali della Legge di Bilancio 2026?
La normativa introdotta con la Legge di Bilancio 2026 (l. 199/2025) riapre ufficialmente le porte a tre diverse operazioni di favore. Le società possono procedere con l’assegnazione o la cessione agevolata di specifici beni ai propri componenti. In alternativa, le strutture che gestiscono immobili possono trasformarsi in società semplici, beneficiando di un regime fiscale semplificato per il futuro. Infine, chi esercita un’attività come imprenditore individuale ha la facoltà di escludere gli immobili strumentali dal patrimonio dell’impresa.
Il beneficio principale risiede nell’applicazione di una imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’Irap. Questa tassazione ridotta sostituisce il prelievo ordinario che colpirebbe le plusvalenze emergenti durante il trasferimento. La ratio di questa misura è chiara: favorire la circolazione dei beni che non sono direttamente legati ai processi produttivi, permettendo alla società di sfoltire il patrimonio non strategico senza subire un salasso fiscale.
Quali soggetti possono beneficiare delle agevolazioni fiscali?
L’accesso a queste misure non è universale, ma è riservato a chi possiede determinati requisiti alla data di entrata in vigore della norma. Possono usufruire dell’agevolazione le società per azioni, in accomandita per azioni, a responsabilità limitata, le società in nome collettivo e in accomandita semplice. Un requisito essenziale riguarda la compagine sociale: i destinatari dei beni devono risultare iscritti nel libro dei soci già alla data del 30 settembre 2025.
Inoltre, l’agevolazione è valida per:
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le società che assegnano beni ai propri membri entro il 30 settembre 2026;
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le società immobiliari di gestione che scelgono la trasformazione in società semplice;
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gli imprenditori individuali che intendono estromettere i propri immobili strumentali.
Per questi ultimi, il termine per perfezionare l’operazione è fissato al 31 maggio 2026. Tale scelta può essere manifestata anche attraverso un comportamento concludente, semplificando le procedure burocratiche per chi gestisce piccole realtà economiche.
Quali beni si possono assegnare o cedere in modo agevolato?
Non tutto il patrimonio aziendale rientra in questo regime di favore. La legge delimita il campo d’azione a quei beni che non sono utilizzati esclusivamente per l’esercizio dell’attività d’impresa. La distinzione è fondamentale per evitare che le aziende si privino di strumenti necessari alla produzione solo per vantaggi fiscali.
I beni oggetto di assegnazione o cessione agevolata possono essere:
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i beni immobili diversi da quelli strumentali per destinazione;
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i beni mobili iscritti in pubblici registri, come auto o imbarcazioni, non usati come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa.
Ad esempio, un appartamento che la società affitta a terzi o che tiene a disposizione può essere assegnato al socio con le tariffe ridotte. Se invece l’immobile è l’officina dove avviene la produzione, esso non può rientrare in questo schema per le società, mentre può essere oggetto di estromissione per l’imprenditore individuale se era strumentale alla data del 31 ottobre 2025.
Come si calcola l’imposta sostitutiva per l’assegnazione?
Il meccanismo di calcolo si basa sulla differenza tra il valore del bene assegnato e il suo costo riconosciuto ai fini fiscali. La società deve versare una imposta sostitutiva pari all’8%. Tuttavia, esiste una penalizzazione per le cosiddette società di comodo (ovvero quelle considerate non operative). Se la società è risultata non operativa in almeno due dei tre periodi d’imposta precedenti, l’aliquota sale al 10,5%.
Per determinare la base imponibile, la legge offre una possibilità molto vantaggiosa:
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invece del valore normale (quello di mercato), si può assumere il valore catastale rivalutato;
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la rivalutazione avviene applicando alle rendite catastali i moltiplicatori previsti dalla legge (d.p.r. 131/1986);
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l’imposta si paga quindi sulla differenza tra questo valore catastale e il valore fiscale del bene.
In caso di cessione, se il corrispettivo pagato dal socio è inferiore al valore normale o a quello catastale, l’imposta va comunque calcolata su uno di questi due valori più alti. Per i soci assegnatari non si applicano le presunzioni ordinarie di distribuzione degli utili previste dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi (art. 47 Tuir).
Quali sono le scadenze e le modalità di versamento per il 2026?
Il rispetto dei tempi è fondamentale per non decadere dai benefici della legge 199/2025. La normativa prevede un calendario differenziato a seconda della tipologia di soggetto che richiede l’agevolazione. Le società hanno più tempo per decidere l’operazione, ma scadenze più ravvicinate per i pagamenti.
Ecco il dettaglio delle scadenze per l’anno 2026:
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il 31 maggio è il termine ultimo per l’estromissione degli immobili degli imprenditori individuali;
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il 30 settembre è la scadenza per le società che intendono assegnare, cedere o trasformarsi;
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entro il 30 settembre le società devono versare il 60% dell’imposta sostitutiva totale;
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il restante 40% per le società va saldato entro il 30 novembre;
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gli imprenditori individuali pagano il primo 60% entro il 30 novembre e il saldo del 40% entro il 30 giugno 2027.
Questa dilazione dei pagamenti permette alle imprese di gestire i flussi di cassa con maggiore respiro, dividendo l’onere fiscale tra l’anno in corso e quello successivo.
Come funzionano le imposte di registro, ipotecarie e l’Iva?
Oltre ai vantaggi sulle imposte dirette, la Legge di Bilancio 2026 interviene in modo significativo anche sulle imposte indirette. Il trasferimento di un immobile comporta normalmente costi elevati in termini di imposta di registro e imposte ipocatastali. Grazie a questa norma, le aliquote proporzionali dell’imposta di registro sono ridotte alla metà. Le imposte ipotecarie e catastali, invece, si applicano in misura fissa.
Per quanto riguarda l’Iva, la situazione è diversa. La legge di assegnazione agevolata non prevede sconti o deroghe particolari per l’imposta sul valore aggiunto. Si applicano quindi le regole ordinarie (d.p.r. 633/1972). Ciò significa che:
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se l’operazione è soggetta a Iva, l’imposta va calcolata secondo le aliquote vigenti;
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se l’assegnazione è esente Iva, la società deve valutare l’eventuale rettifica della detrazione operata all’acquisto;
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la base imponibile Iva resta legata al valore di mercato del bene al momento del trasferimento.
Nonostante l’assenza di sconti sull’Iva, il risparmio complessivo garantito dalla riduzione delle imposte indirette e dalla sostitutiva all’8% rende l’operazione estremamente appetibile per chi possiede immobili storicamente “incastrati” dentro società commerciali.
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