La Regione a un bivio: sarà un anno strategico per la sanità, così come per il mondo delle imprese e dell’occupazione. La prova più vicina è quella dei Giochi: si parte il 6 febbraio
Con oggi si archivia il primo quarto di secolo del nuovo millennio e il Veneto si trova a un bivio multiplo. A partire dalla politica che, dopo 15 anni segnati dal consenso ubiquitario all’ex governatore Luca Zaia, ha scelto di puntare su Alberto Stefani, il più giovane presidente d’Italia. E non è un caso, probabilmente, se in cima alle priorità di Stefani spicca il Sociale che, oggi, ha un assessorato dedicato. Alla voce «sociale» si ritrova un Veneto più longevo ma di conseguenza più bisognoso di cure, un Veneto che tiene ancora sul piano economico e di qualità della vita ma che è insidiato dalla mancanza di manodopera qualificata, fiaccato dalla fuga dei talenti oltreconfine, e insidiato anche da livelli di povertà che crescono. Anche qui, non sarà un caso, il Natale di Stefani è stato fra gli ultimi della comunità di Sant’Egidio. I migranti, poi, dopo le epopee degli anni scorsi, sono più una risorsa che un problema al punto che sono gli industriali a chiedere politiche di integrazione più incisive per poter contare su forze nuove, necessarie a mantenere alto il tasso di produttività di una regione che perde terreno ma sembra sempre rinascere dalle proprie ceneri. Ecco quindi un alfabeto delle sfide per l’anno che verrà.
Autonomia. Dal referendum del 2017 sono trascorsi più di otto anni. A giugno 2024 il parlamento ha approvato la legge Calderoli poi impugnata da alcune Regioni. Il risultato è stata una sentenza della Consulta che pone paletti molto precisi sull’«unità di misura» dell’autonomia: i Lep, livelli essenziali di prestazione. L’autunno scorso, su alcune materie non Lep, Protezione civile, Previdenza Complementare, Professioni e Sanità (già dotata di Lea, livelli essenziali di assistenza), il Veneto ha sottoscritto una pre intesa. Per le materie Lep, invece, si dovrà attendere l’esito dell’iter parlamentare del disegno di legge delega, il provvedimento è appena stato incardinato in Senato. La vera sfida quest’anno sarà strappare un risultato concreto.
Bellezza. Il Veneto è la seconda Regione italiana per siti patrimonio Unesco (ben nove, Venezia e la sua Laguna, le opere di difesa veneziane, le Dolomiti, la città di Verona, Vicenza e le ville Palladiane, l’Orto botanico di Padova, i siti palafitticoli preistorici, le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, l’urbs picta di Padova). La sfida è proteggerle da consumo del suolo, overtourism, eventi climatici estremi. Anche la bellezza ha bisogno di politiche coraggiose: dire qualche no, rallentare dove serve. Il Veneto del 2026 dovrà decidere se la bellezza è un bene comune o una rendita da sfruttare – finché dura.
Clima. I cambiamenti climatici sono ormai protagonisti della quotidianità. La Regione sta operando soprattutto sulla messa in sicurezza dei grandi fiumi attraverso la realizzazione di decine di bacini di laminazione. Vistosa l’assenza di cantieri sul Piave. Ora la vicenda è in mano a Marina Colaizzi a capo dell’Autorità di bacino delle Alpi orientali nominata commissario. A quasi un anno dalla nomina, non si segnala alcun avanzamento e il bacino di laminazione sul Piave è la maggiore sfida nella lotta per la difesa del suolo.
Dazi. Quale sarà la nuova normalità dell’export nell’era dei dazi americani? Se alcuni settori, vedi il Prosecco, chiuderanno il 2025 ancora in crescita, il timore rispetto al terzo mercato di sbocco per l’export veneto (7,2 miliardi 2024, 5 nei primi nove mesi 2025) è reale. Lo mostra il -6% del dato sui nove mesi 2025 e la progressione dei trimestri 2025: 1,7 miliardi nel primo, +0,35%, 1,7 nel secondo, -10,5%, 1,5 nel terzo, -7%. Se il trend dovesse continuare l’anno prossimo potrebbe essere il fattore che manda in rosso le vendite all’estero, storica àncora di salvataggio veneta perfino nei momenti più cupi.
Energia. Nucleare di nuova generazione, gas e fotovoltaico. Se la sfida dei costi dell’energia è decisiva per il Veneto, le tre vie per il futuro sono tracciate. La strada più futuribile è quella legata al nucleare di ultima generazione, l’idea di poter arrivare a mini-impianti su misura di imprese. I tempi sono ovviamente lunghi. Per ora ci si affida al ruolo sempre più strategico del Rigassificatore di Porto Viro, terza porta d’ingresso del gas naturale in Italia, con 8,7 miliardi di metri cubi nel 2024 e 4,5 nel primo semestre 2025 e sullo sviluppo del fotovoltaico, dove il Veneto ha raggiunto i 1.689 megawatt a fine 2024, 316 in più rispetto agli obiettivi fissati dal decreto aree idonee.
Formazione. Può la formazione diventare la scommessa decisiva per attrarre e trattenere i giovani? Il tema ritorna di fronte alla questione degli under 35 che scelgono la strada dell’estero, fattore decisivo dei rischio declino che vive il Veneto, sui cui ora anche il neo-governatore veneto, Alberto Stefani, ha annunciato la volontà di correre ai ripari con un piano per l’attrattività. Un conto salato quello degli Under 35 che lasciano il Veneto, che Fondazione Nordest aveva quantificato, su dati Istat, in 3.759 nel 2023, e in quasi 35 mila tra 2019 e 2023, per una perdita economica di un miliardo di euro l’anno, tra costi per l’istruzione e le spese di mantenimento delle famiglie. La formazione è uno degli elementi in gioco.
Giustizia. Sarà l’anno del referendum per confermare la riforma del ministro (veneto) Carlo Nordio che introduce la separazione delle carriere dei magistrati e la costituzione di due Consigli superiori della Magistratura. Si parlerà ancora della riapertura del tribunale di Bassano: nel 2026 non sarà ancora pronto. Le partite aperte sono molte, dalla carenza di giudici e cancellieri registrata in tutti i tribunali e all’imbuto che si crea a Venezia per i ricorsi degli oriundi che chiedono la cittadinanza. Nel 2026 il rischio non è l’ingiustizia clamorosa, ma quella quotidiana, e lunghe attese.
Intelligenza Artificiale. L’Intelligenza Artificiale è già realtà e diventerà sempre più importante e diffusa: il Veneto sta impostando un sistema in cui Ai, formazione, imprese e pubblica amministrazione si intrecciano per generare opportunità. La sfida è legata alla competenza e alla capacità di intercettare usi e prospettive. I settori di maggiore utilizzo sono: la formazione (va colmato il gap digitale, preparando le persone a comprendere e utilizzare l’Ai); la trasformazione digitale delle imprese, dai processi produttivi al marketing alla cybersecurity; l’ambiente, per migliorare la sostenibilità del settore agricolo e del territorio; la pubblica amministrazione per mappare i processi e migliorare l’erogazione dei servizi; scuola, ricerca e università. Chi investe corre, chi resta indietro scompare: servono regole, formazione diffusa e una visione pubblica.
Lavoro. Il dato di partenza è quello dei 2,2 milioni di occupati, con un tasso di occupazione al 69% e di disoccupazione al 3,1, nel terzo trimestre, secondo il barometro di Unioncamere Veneto. È dunque un quadro da regione in piena occupazione, quello del Veneto. Ma che vive il rischio di un lavoro, come ha ricordato di recente Fondazione Nordest, che vede diminuire la produttività, scesa del 2% tra 2002 e 2022 secondo una ricerca di Bankitalia, e aumentare negli ultimi tre anni l’occupazione in settori, come le costruzioni o il commercio-turismo (+10% e +6,1%), in cui gli stipendi sono più bassi rispetto a industria, informatica e finanza. E il risultato combinato del crollo demografico e della (poca) forza lavoro disponibile impiegata in settori con produttività, valore aggiunto e stipendi bassi, come ha ricordato sempre una ricerca di Banca d’Italia a inizio anno, è di vedere il Pil pro-capite veneto crescere in vent’anni del 4%, molto meno di altre regioni avanzate in Europa.
Mose. Per il Mose saranno i mesi del collaudo e del passaggio di gestione e manutenzione all’Autorità per la laguna, ancora in fieri. Dovrà inoltre partire la manutenzione delle paratoie, alcune sott’acqua da 13 anni. Resta aperto il tema dei fondi: nei giorni scorsi sono stati «ritrovati» 93 milioni di euro, ma ne servono altrettanti per il funzionamento del nuovo ente. Intanto le dighe continuano ad alzarsi: con quello dello scorso 5 dicembre finora ci sono stati 124 sollevamenti.
Natalità. Sfida silenziosa, profonda e complicata. Anche in Veneto mancano bambini nelle culle: nel 2000 ne nascevano 43 mila, nel 2008 erano 48 mila, poi un calo continuo e nel 2024 le nascite sono scese sotto le 30 mila, quasi mille in meno del 2023. Il trend della denatalità è irreversibile e il calo della popolazione non si ferma più (qui nascono 1,2 figli per donna). Non è solo una questione privata di famiglie sempre più piccole, ma un tema strutturale che riguarda lavoro, welfare, scuola, sanità. Senza un’inversione di tendenza, il Veneto rischia di diventare un territorio ricco ma anziano. La natalità non si decreta: si costruisce, giorno dopo giorno.
Olimpiadi. Il 6 febbraio iniziano le Olimpiadi invernali di Milano e Cortina. Per il Veneto non è solo una vetrina ma una montagna di investimenti: 1,3 miliardi in infrastrutture viarie (che non saranno pronte per i Giochi, vedi le varianti di Cortina e Longarone i cui cantieri proseguiranno fino al 2028) e sportive fra le quali spicca la pista da bob, contestata ma quasi ultimata. Ed è proprio l’eredità delle Olimpiadi il vero nodo: riqualificazioni e progetti hanno coinvolto anche edifici pubblici, l’Arena di Verona, stazioni, un lascito enorme. Le strade vanno terminate, gli impianti riempiti. Altrimenti, quella «legacy» sarà di cattedrali nel deserto.
Pedemontana. La superstrada Pedemontana è entrata completamente in funzione a maggio 2024. Sia lo scorso anno che il 2025 hanno registrato flussi di traffico insufficienti a coprire il canone di concessione che la Regione versa a Sis. I dati di crescita sono incoraggianti ma i pedaggi, necessariamente troppo alti, non aiutano. La soluzione a cui sta lavorando la Regione è l’holding autostradale con Cav, nuova concessionaria in house della Brescia-Padova dal 1 gennaio 2026. Così facendo si potrebbero armonizzare i pedaggi delle tre aste autostradali. Ma l’esito dell’operazione è tutt’altro che scontato.
Qualità della vita. Il Veneto se la cava bene con tre province nella top ten nazionale nella classifica: Treviso, Verona e Padova. Ma come sempre c’è il rovescio della medaglia. Ci sono note dolenti per quanto riguarda la sicurezza: a Venezia per i borseggi e gli ormai (tristemente) celebri pickpocket, a Belluno per truffe e frodi, a Verona per i furti in abitazione. Se non altro, per quanto riguarda l’inquinamento, il Veneto inizia davvero a migliorare e per la prima volta nel 2025 tutti i capoluoghi hanno ridotto i giorni di sforamento di Pm10. La sfida è ripristinare maggiore sicurezza nelle città e migliorare ancora la qualità dell’aria.
Regione. Il 2026 sarà il primo anno dell’«era Stefani», il nuovo presidente della Regione non potrà contare su una giunta e un consiglio sostanzialmente monocolore come il suo predecessore. In cima alle sfide fissate da Stefani c’è il comparto sociale e il dialogo con le imprese. Ma la priorità assoluta è chiaramente quella dei conti. Senza l’addizionale regionale Irpef la Regione ha dovuto stipulare già qualche centinaia di milioni di mutui e il bilancio «libero» arriva a malapena a 60 milioni di euro. Si spera nella holding autostradale da cui potrebbero arrivare 80 milioni e dall’autonomia in sanità con un tesoretto di 300.
Sanità. È un anno strategico per la sanità: entro giugno dovranno essere pronti le Case e gli ospedali di Comunità, perno della riforma dell’assistenza territoriale prevista dalla missione 6 Salute del Pnrr, con un finanziamento nazionale di 15,63 miliardi di euro. In Veneto il 64% delle 99 Case di Comunità previste, cioè 63, conta almeno un servizio attivo, 16 li garantiscono tutti, ma solo 3 sono coperte anche dal punto di vista del personale. Infatti 16 hanno solo i medici e 6 solo gli infermieri e comunque non a tempo pieno. Sono poi in funzione 46 ospedali di Comunità sui 73 previsti, il 64%. Un piano da 343 milioni euro – 226 corrisposti dal Pnrr e 117 dalla Regione -, che comprende pure 49 Centrali operative territoriali (Cot), tutte già a regime.
Turismo. Motore economico del Veneto (prima Regione in Italia per visitatori, 73 milioni di presenze nel 2024, Confturismo ha già calcolato che il primato rimarrà anche nel 2025) il turismo vale circa 18 miliardi di euro di fatturato e il 10% del Pil regionale. La sfida è creare un equilibrio: destagionalizzare e delocalizzare, distribuire il numero di turisti in diversi periodi dell’anno e in diverse zone grazie a progetti di gestione dei flussi ed eventi. La sfida è mantenere i numeri e cercare di passare dal «più» al «meglio». Nel 2026 il Veneto deve scegliere se continuare a inseguire le presenze o investire in un modello sostenibile: più consapevole, meno affollato.
Urne. A fine maggio urne aperte a Venezia per il rinnovo del comune capoluogo. Dopo il doppio mandato di Luigi Brugnaro segnato dall’inchiesta Palude, il centrodestra sta soppesando il candidato più sicuro per non perdere Ca’ Farsetti. Continua a circolare il nome di Raffaele Speranzon, FdI, ma appare sempre più probabile una convergenza su un civico come Simone Venturini. Tanto più se, come pare, il centrosinistra schiererà Andrea Martella, segretario del Pd, in grado di pescare al centro. Al voto anche una cinquantina di altri comuni fra cui Castelfranco, Portogruaro, Lonigo, Arzignano e Albignasego.
Volontariato. Cresce ancora il volontariato nel Veneto, ormai terza regione per numero di enti non profit, 29.871, dietro Lombardia e Lazio. Le più numerose sono le associazioni (25.737), poi vengono le cooperative sociali (917) e le fondazioni (490). La sfida per il 2026 è la riorganizzazione degli Ambiti territoriali sociali (Ats), che non è un semplice adeguamento normativo ma l’opportunità di costruire un welfare più efficace, inclusivo e partecipato in modo capillare. Le associazioni dovranno agire come sensori del territorio e intercettare le fragilità emergenti, come la solitudine e il disagio sociale e familiare.
Zaia. L’ex presidente della Regione resta protagonista assoluto. Forte di 203 mila preferenze alle ultime Regionali, Zaia ora è presidente del Consiglio regionale. Inizialmente si dava per scontata la sua partecipazione alle suppletive di febbraio-marzo per sbarcare alla Camera. In alternativa c’è chi scommetteva sulla sua corsa da sindaco a Venezia. A oggi, invece, i più si dichiarano convinti che sia intenzionato a rimanere al Ferro Fini fino alle Politiche di primavera 2027 o, addirittura, fino a fine legislatura, nel 2030.
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