Il provvedimento riguarda le Zes, l’iper-ammortamento, industria 5.0, caro materiali e lo spostamento del finanziamento del ponte sullo Stretto in un’altra annualità. Le coperture previste per previdenza e le assicurazioni
Si va verso nuove modifiche alla legge di bilancio da parte del governo del valore di 3,5 miliardi di euro. Un pacchetto di interventi su caro materiali, Zes, Transizione 5.0. Anche interventi in materia di previdenza complementare. «Sono modifiche sulle quali il Tesoro stava decidendo la modalità di intervento, verranno calate nella manovra». L’intervento «è stato complessivamente quantificato in circa 3,5 miliardi», spiega Guido Quintino Liris, relatore di FdI alla manovra. Ci sarà anche «una riprogrammazione» delle risorse del Ponte.
Il parere della Bce
Mentre le misure a carico delle banche previste dalla Manovra potrebbero avere una serie di effetti negativi sul comparto del credito italiano in termini, fra gli altri, di erogazione del credito, utili, patrimonio e liquidità, scrive la Bce nel suo parere «relativo alla tassazione delle istituzioni finanziarie»: «Complessivamente si prevede che le misure aumentino il carico fiscale effettivo sul settore bancario» si legge.
L’impatto sul settore del credito
«Sebbene gli enti creditizi presentino ancora una buona solidità finanziaria e una prima valutazione dell’impatto del disegno di legge suggerisca che la situazione non cambierebbe dopo la sua adozione, il previsto aumento della
pressione fiscale potrebbe pregiudicare l’erogazione del credito all’economia» aggiunge. Nel suo parere di sette pagine la Bce analizza uno a uno i diversi provvedimenti a carico del settore creditizio sottolineando, in premessa che il disegno di legge «non è accompagnato da alcuna relazione illustrativa che ne illustri la ratio. Inoltre, la documentazione tecnica presentata al Senato in merito al disegno di legge contiene una sintesi delle principali disposizioni legislative, ma non fornisce alcuna spiegazione circa la ratio alla base del disegno di legge».
Le riserve di capitale
Nel dettaglio per l’istituto centrale l’affrancamento delle riserve straordinarie di capitale (istituite nel 2023 e per il quale la Manovra prevede un regime di tassazione speciale) «inciderà in particolare sugli enti meno significativi, che tendono ad essere più concentrati sull’erogazione del credito, mentre gli enti significativi tendono ad avere una quota maggiore di reddito basata sulle commissioni».
La solvibilità
«Tuttavia, alcuni intermediari possono ora trovarsi in una differente posizione finanziaria rispetto al 2023 e questo onere aggiuntivo potrebbe comportare delle sfide. Per effetto dell’applicazione generale dell’affrancamento, gli enti creditizi con minore solvibilità o più concentrati sull’erogazione del credito (come, ad esempio, le banche di piccole dimensioni) o che hanno proiezioni patrimoniali impegnative potrebbero vedere ridotta la loro capacità di assorbire potenziali rischi al ribasso di una recessione economica».
Gli utili
Per quanto riguarda l’aumento dell’Irap e le ridotte deduzioni o esclusioni di alcune poste dal reddito imponibile, queste misure faranno calare «gli utili netti del sistema bancario italiano nel breve periodo». Le misura sull’Ires
«potrebbe incentivare gli enti creditizi a rinviare oppure ad abbassare l’ammontare di svalutazioni riconosciute sui prestiti nel primo e nel secondo stadio degli anni influenzati dalla modifica della tassazione, in quanto essi diventano più costosi rispetto alla situazione attuale» inoltre
«avere effetti negativi sulla liquidità degli enti creditizi, in quanto potrebbe stimolare gli enti creditizi a ridurre gli interessi pagati sui depositi per abbassare le imposte e così ridurre le riserve di liquidità».
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