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Sbarra: “Crescita e coesione grazie alla programmazione del governo Meloni”. Il dibattito ad Atreju


A margine del panel dedicato alle politiche di coesione, al quale hanno preso parte il ministro Tommaso Foti, il presidente dell’Abruzzo Marco Marsilio e il presidente della Campania Roberto Fico, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luigi Sbarra, già segretario generale della Cisl, ha illustrato a Lo Speciale la sua visione sullo stato delle politiche di sviluppo nel Mezzogiorno, sul rapporto con l’Unione europea e sulla manovra economica in fase di approvazione.

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Sbarra le sue parole su coesione e Manovra

Sbarra rivendica innanzitutto il cambio di passo impresso dall’esecutivo nelle politiche di coesione, in particolare nel Sud. “Penso che la capacità di programmazione, di pianificazione e di visione che ha impresso il governo sulle politiche di coesione, soprattutto nel Mezzogiorno, sia sotto gli occhi di tutti, se è vero che gli indicatori economici e sociali negli ultimi tre anni nel Mezzogiorno sono di segno positivo, frutto dell’impatto che sta avendo il Piano nazionale di ripresa e resilienza, la riforma degli strumenti della coesione, la Zes unica e le risorse che il governo, nelle ultime tre leggi di stabilità, ha destinato per incentivare l’occupazione giovanile e femminile e dei lavoratori svantaggiati”.

Il sottosegretario sottolinea però che il percorso non è concluso e richiede ulteriore accelerazione: “Bisogna fare di più, accelerare la messa a terra delle risorse, coordinare l’azione tra il governo nazionale, il sistema regionale e i territori e fare in modo che chiunque ha responsabilità di spesa venga, come dire, sollecitato a farlo nel migliore dei modi”.

Ampio spazio anche al rapporto con Bruxelles e al lavoro svolto dal vicepresidente della Commissione, Raffaele Fitto, sulle nuove programmazioni europee: “Io penso che il lavoro di confronto con la Commissione europea e col Parlamento europeo sia centrale. Si sta cominciando a ragionare del nuovo settennio 28-34. Bisogna intanto assicurare che il bilancio europeo destini risorse adeguate e sufficienti per evitare un corto circuito rispetto agli interventi di questi ultimi anni”.

Sbarra definisce “di assoluto valore” il ruolo dell’Italia nei negoziati in vista della nuova programmazione: “Penso che il lavoro che sta portando avanti il governo italiano, il ministro Fitto, il presidente Meloni, sia di grande significato. Contiamo tantissimo sul fatto che oggi l’Italia ha un vicepresidente delegato proprio a queste competenze”.

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La parte finale dell’intervista è dedicata alla manovra economica, nel pieno del confronto con i sindacati e a poche ore dallo sciopero generale. Da ex segretario della Cisl, Sbarra invita a leggere il provvedimento come un equilibrio tra prudenza e crescita. “Guardi, la legge di stabilità messa in campo dal governo è improntata a profili di serietà, di prudenza, di responsabilità. Realizza due grandi obiettivi: da un lato tiene sotto controllo i conti pubblici, dall’altro libera risorse importanti per sostenere la crescita e lo sviluppo”.

Il sottosegretario cita le misure che considera più significative: “Penso sia importante che risorse siano state destinate a defiscalizzare gli aumenti contrattuali per sostenere le politiche salariali, così come è importante questo intervento di riduzione delle tasse al ceto medio, il sostegno alla famiglia e alla natalità, il rafforzamento degli stanziamenti sul fondo sanitario nazionale e poi anche risorse che si destinano per sostenere e aiutare le imprese: il nuovo piano Transizione 5.0, il rifinanziamento della Nuova Sabatini, i contratti di sviluppo. Penso sia di assoluto valore questo stanziamento di 4 miliardi per il prossimo triennio sulla Zes unica”.

Sbarra riconosce che la manovra avrebbe potuto essere più ampia senza la zavorra del superbonus, ma difende comunque l’impianto complessivo: “Certo, si poteva fare di più se non gravava questa spesa eccessiva di quasi 40 miliardi del superbonus nel 2026. Tuttavia penso che sia una legge di stabilità che sostiene la crescita, aiuta l’occupazione, incoraggia gli investimenti e continua a operare su un deciso taglio delle tasse. Negli anni precedenti il cuneo fiscale è stato rivolto come taglio ai redditi bassi. Oggi si ha uno stanziamento che introduce elementi di riduzione della tassazione sul ceto medio”.

Le voci di Foti, Fico e Marsilio nel panel sulla coesione

Nel corso del panel “La coesione come volano di sviluppo”, il ministro per gli Affari europei, le Politiche di coesione e il Pnrr, Tommaso Foti, ha rivendicato i risultati conseguiti dall’Italia nell’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza:’“Dal 2020 al 2030 vi saranno a disposizione 194,4 miliardi del Pnrr, se ovviamente raggiungiamo tutti gli obiettivi, ma ad oggi essendo incapaci non ne abbiamo sbagliato neanche uno perché abbiamo preso l’ottava rata. Abbiamo preso 153 miliardi e siamo pronti al 31 dicembre a consegnare la nona rata”, ha dichiarato, sottolineando il valore del percorso intrapreso. Foti ha poi aggiunto: “Se sette agenzie di rating su sette hanno detto che l’Italia va meglio del passato rispetto ai conti pubblici, non è un regalo che il centrodestra e il governo Meloni ha avuto da altri. Abbiamo ereditato dal governo dei professori e abbiamo fatto meglio del governo dei professori. Lo rivendico con orgoglio perché questa era una delle nostre missioni”.

Sul ruolo dell’Europa e sulla necessità di una governance condivisa dei fondi è intervenuto Roberto Fico, governatore della Campania, che ha insistito sull’importanza della cooperazione istituzionale: “Serve sui fondi l’accordo con ministeri, Parlamento e Commissione Ue. Non dobbiamo essere autoreferenziali a pensare a noi stessi, ma capire come il nostro lavoro abbia una ricaduta vera sul territorio per le persone che hanno davvero bisogno del concetto di coesione”. Fico ha ricordato come la Campania abbia dimostrato capacità di programmazione, ma ha sollecitato una riflessione più ampia: “La programmazione dei fondi è fondamentale. La Campania ha grande lena nel programmare e ha un gran rapporto con l’Ue su tanti fondi a partire dal modello Pnrr. Ora dobbiamo capire cosa ha funzionato davvero, perché serve sempre la finalizzazione che deve puntare a far crescere tutto il territorio. Ci sono territori che hanno avuto più fondi e bisogna far crescere tutti i territori dove c’è difficoltà: reddito, cultura, sanità”.

A chiudere il quadro è stato il presidente dell’Abruzzo, Marco Marsilio, intervenuto ai microfoni de Lo Speciale con una riflessione critica sull’impatto del superbonus nella definizione della manovra economica. “Quello della manovra è un dato vero, reale, e so che dà fastidio a qualcuno ricordarlo perché non sono solo i 40 di quest’anno: sono almeno altrettanti dell’anno precedente e quelli dell’anno ancora che verrà, fino a che non si smaltirà questa enorme bolla che si è creata con una gestione scellerata, incontrollata”, ha affermato. Marsilio, forte della sua esperienza parlamentare, ha criticato l’assenza originaria di meccanismi di controllo: “Io non ho mai visto un provvedimento del genere approvato dalla Ragioneria dello Stato con una bollinatura senza introdurre un meccanismo né di controllo né di tetto alla spesa che potesse salvaguardare i conti pubblici. Non è accaduto e ne stiamo pagando le conseguenze”. Nonostante le difficoltà sui conti, il governatore ha riconosciuto che “quest’anno sette miliardi e mezzo in più sulla sanità sono un’iniezione importante di liquidità e di risorse, come mai si era visto negli anni precedenti in questa dimensione”.

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