di Yuri Maderloni
In queste ultime settimane occupano la cronaca diverse situazioni di crisi in vari settori merceologici, abbiamo incontrato Francesco Fedele, Coordinatore Cgil Milano Nord Bovisa Sesto San Giovanni, per capire dal suo osservatorio quali siano i principali casi e quali rischi occupazionali potrebbero concretizzarsi, ma soprattutto se ci siano prospettive positive per i lavoratori.
Anche in un’area come il nord Milano le difficoltà economiche si fanno sentire in diversi ambiti, qual è la situazione?Questa come altre aree della regione, vive una situazione assai complessa dovuta a una totale assenza di politiche industriali, per lo sviluppo del Paese. La conferma viene dai casi di crisi che stiamo seguendo e che riguardano settori che scontano l’inerzia dei centri economici decisionali, che ricade su imprese assolutamente strategiche per un rilancio della manifattura e non solo.
Quali sono i fattori che stanno determinando queste situazioni di crisi?
Nell’area della cintura nord di Milano insistono fattori locali, nazionali e internazionali che stanno contribuendo a situazioni di difficoltà economica. Non si tratta di un’unica causa, ma di un insieme di dinamiche che si sommano e si rafforzano. Dal 2021 in avanti, i prezzi di energia, trasporto e materie prime sono diventati più instabili con questi effetti diretti: aumentano i costi operativi di aziende, esercizi commerciali e famiglie; cala la redditività di negozi e attività meno efficienti; molte imprese riducono investimenti o rinviano ristrutturazioni; in generale, quindi c’è una pressione su tutta la filiera commerciale e industriale. Tra i fattori nazionali, il più importante è il potere di acquisto dei salari; l’inflazione ha colpito duro soprattutto le famiglie medio-basse, i lavoratori con contratti non adeguati e i giovani e affitti elevati. I risultati? La riduzione dei consumi e della domanda interna. Ci sono poi delle ragioni che riguardano le imprese: molte attività sono microimprese con limitata capacità di investimento e digitalizzazione ed è ovvio che, in un contesto più competitivo, soffrono di più.
Venendo al locale, quali la preoccupano di più?
Per quanto riguarda i fattori locali occorre certamente una riqualificazione urbana: l’area ex Falck- per citare il territorio di Sesto- e altri progetti importanti stanno trasformando il territorio, ma i lavori sono lunghi, alcune zone restano “a metà” e i flussi di persone e servizi cambiano rapidamente. In conclusione, l’area nord si trova in una “tempesta perfetta” di fattori sovrapposti: internazionali (inflazione, modelli globali efficienti), nazionali (redditi stagnanti), e locali (riqualificazione territoriale lenta e incerta). Non è un territorio “in crisi” strutturale, ma un territorio che richiede un’evoluzione del modello economico locale per restare competitivo.
C’è un rischio di impoverimento economico e sociale nei nostri comuni o vede dei margini per impedire la rotta?
Certamente, il processo di deindustrializzazione una popolazione operaia non completamente riassorbita, redditi medi più bassi rispetto a Milano e una polarizzazione tra nuovi residenti e vecchi. Però ribadisco che si tratta di una emarginazione relativa, che può essere contrastata con efficaci misure pubbliche; partiamo dei dati occupazionali relativi al comune di Sesto San Giovanni: più del 50% degli occupati è impiegato nel commercio e nei servizi ma c’è ancora un buon 20% che è occupato nella manifattura, con settori avanzati come lo stabilimento Alstom.
Su come può ripartire il nostro territorio?
Questo territorio ha un potenziale ma serve una direzione chiara e precisa, a partire dalla realizzazione della Città della Ricerca e della Salute e dal completamento dell’area ex Falck: quest’area deve costituite uno spazio integrato tra tecnologie, ricerca e logistica green, in modo da attrarre imprese innovative; un ruolo può svolgerlo anche l’artigianato, sia quello tradizionale sia quello innovativo delle microimprese creative del design e della prototipazione. E poi, il rapporto con i poli universitari, in modo da rendere attrattiva quest’area anche per i giovani. Insomma, quest’area potrebbe diventare la fabbrica del XXI secolo: sostenibile, digitale e innovativa. Ma occorrono visione e volontà politiche chiare.
Veniamo al caso Coop Lombardia, con la chiusura e la vendita del negozio di Sesto san Giovanni, qual è la situazione oggi?
Sesto è più povera e anche la Coop lo è, dopo la manifestazione delle lavoratrici e i lavoratori di sabato scorso mi pare che la spiegazione pubblica di Coop, rispetto alla scelta di chiudere Sesto, sia un arrampicarsi sui vetri. Intanto, è necessario fare chiarezza: la cessione del punto vendita a Eurospin ha escluso dal trasferimento 8 persone reimpiegate in altri punti Coop. Per tutti gli altri, pur nella logica del mantenimento occupazionale si prospetta l’applicazione di un CCNL con condizioni peggiorative all’attuale contratto applicato in Coop e l’incognita di trasferimenti nei diversi punti vendita Eurospin con la certezza di disagi che a volte, per alcune persone sono ingestibili. Coop parla di strategia riorganizzativa e rilancio della rete commerciale, farlo mentre si chiude qualcosa mi pare posizione avventata. Non perché chiude qualcosa ma in quanto è una scelta lontana da una visione strategica di rilancio.
Voi vedete una contraddizione tra il piano di rilancio di Coop Lombardia e quello che sta avvenendo coi punti vendita tipo Sesto?
Non si lascia un territorio in forte rigenerazione urbana, non si abbandona un tessuto sociale che ha rappresentato tanta storia popolare. Il racconto di chi lavora in quel punto vendita è la narrazione di un abbandono strisciante di quella realtà. Come si fa a fidelizzare i clienti se un servizio peggiora costantemente, come ad esempio la gestione dei banconi dove pochissimi lavoratori saltano da un posto all’altro con i clienti che scappano imbufaliti per l’evidente disservizio. Una società che chiude il 2024 con un forte utile e con interessanti previsioni di investimento per il 2026, dovrebbe, agire diversamente e riconsiderare la sua strategia su Sesto. E non si parli di Viale Sarca che è a metà tra Sesto e Milano, io dico la Coop nel cuore di Sesto E con una attenzione alle questioni sociali, ai servizi verso le fasce fragili della popolazione verso i soci che con tristezza mi hanno portato quadri da conservare, dalle sale dismesse dopo la scelta di chiudere il “loro” punto vendita. E se qualcosa non funzionerà come prima non si dia colpa alle associazioni di volontariato.
Si aspettava un supporto dell’Amministrazione Comunale di Sesto in questa vicenda?
Se l’Amministrazione Comunale di Sesto c’è batta un colpo, la sua assenza dai grandi temi di interesse sociale è insopportabile. Non ha ancora aperto bocca su questo problema, come su altri e sui ritardi nella realizzazione dei grandi progetti. Basta intervenire solo dopo gli eventi e per dire che la colpa è sempre degli altri.
Secondo lei poteva esserci un finale diverso?
Penso checi possa essere un finale diverso, non tanto per quel punto vendita sul quale però mi tolgo qualche sassolino; Sesto Marelli poteva avere un futuro diverso se gestito diversamente, il punto vendita è collocato in posizione strategica ad alto potenziale, la vicinanza alla M1 con elevato traffico pendolare. In un’area residenziale che sarà densa di uffici, con un nuovo studentato e molte altre attività, un contesto perfetto per un supermercato “urbano agile”, esattamente il tipo di location che oggi funziona meglio. Ripensare la strategia su Sesto significa esattamente pensare a questo, Supermercato urbano Agile e un Format adeguato al nuovo comportamento dei consumatori, che pensano a spesa più frequente e piccola, prodotti pronti, freschi e veloci, attenzione alla convenienza. Sesto Marelli era invece rimasto con un layout anni 90, gamma assortita poco razionalizzata, prezzi percepiti come alti, rispetto ai discount vicini, il problema non era la domanda ma il Format. Allora si riaprano i tavoli per riconsiderare le scelte, oggi le decisioni galoppano e si adattano. La Coop, ripensi una sua presenza a Sesto, rilanci un nuovo Format, si riposizioni sul prezzo, ottimizzi i costi e pensi ai servizi urbani futuri. Solo così si rafforza l’auspicato legame di Imprese e Istituzioni con le Comunità locali.
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