Le imprese delle province di Forlì-Cesena e Rimini mostrano una crescente propensione all’innovazione e una chiara diversificazione delle strategie per fronteggiare le sfide globali, dalla gestione della supply chain all’adozione di pratiche ESG. È quanto emerge dai dati dell’Osservatorio Innovazione 2024, un’indagine strategica coordinata da Cise – Centro per l’Innovazione e lo Sviluppo Economico, azienda speciale della Camera di commercio della Romagna, sostenuta sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna e realizzato in collaborazione con l’agenzia di sviluppo regionale ART-ER.
L’Osservatorio fornisce una mappatura dettagliata delle dinamiche, dell’intensità di innovazione e delle relazioni collaborative, con focus su Industria 4.0, economia circolare, impatto sociale e fabbisogni di competenze.
L’Osservatorio Innovazione dell’Emilia-Romagna è un’indagine biennale strategica finalizzata a fornire a istituzioni e attori economici informazioni utili per la programmazione e la valutazione di politiche che rendano più competitivo l’ecosistema dell’innovazione. Permette la mappatura delle dinamiche, dell’intensità di innovazione e delle relazioni collaborative, con focus su Industria 4.0, economia circolare, impatto sociale e fabbisogni di competenze.
L’edizione 2024 è stata coordinata da CISE – Centro per l’innovazione e lo sviluppo economico, Azienda speciale della Camera di Commercio della Romagna. L’iniziativa è il frutto di una collaborazione tra la Regione Emilia-Romagna, che supporta l’Osservatorio fin dal 2018 e la Camera di Commercio della Romagna. Hanno contribuito anche ART-ER, Unioncamere Emilia-Romagna e il think-tank Antares.
Nell’ambito dell’osservatorio regionale, è stata realizzata un’analisi sulle dinamiche della Romagna – Forlì-Cesena e Rimini, che rappresenta un punto di riferimento per comprendere le dinamiche evolutive del sistema imprenditoriale delle due province.
Il report si basa su un’ampia base di dati, stratificata per dimensione d’impresa e settore di attività, offrendo una fotografia dettagliata delle dinamiche innovative del territorio. Il rapporto esplora le principali tendenze d’innovazione, mettendo in evidenza le peculiarità delle due province e identificando le strategie adottate dalle imprese per affrontare le nuove sfide del mercato.
“I risultati dell’Osservatorio Innovazione confermano che il nostro territorio sta mettendo in campo nuovi strumenti per reagire alle trasformazioni globali. Le imprese della Romagna stanno investendo in tecnologie digitali, sostenibilità e formazione, dimostrando che innovazione significa soprattutto qualità del lavoro, sicurezza delle filiere e competitività internazionale. Allo stesso tempo, i dati mostrano che esiste ancora un divario significativo tra le aziende più dinamiche e quelle che faticano ad adottare nuovi modelli organizzativi e nuove tecnologie. Colmare questa distanza è una priorità strategica. Per questo, come Regione continueremo a sostenere percorsi di innovazione diffusa, investimenti sulla sostenibilità e sviluppo delle competenze. Solo un orientamento alla qualità, infatti, può consentire la crescita e lo sviluppo futuro del nostro ecosistema, garantendo buona occupazione”. Commenta Vincenzo Colla, vicepresidente Regione Emilia-Romagna.
“L’Osservatorio Innovazione ci restituisce l’immagine di un territorio che, nonostante le difficoltà globali, continua a credere e ad investire in innovazione e sviluppo. Per esempio, la spinta verso la diversificazione della supply chain è un segnale chiaro della vitalità e della resilienza delle nostre imprese. La percentuale elevata di aziende tardive (quasi 4 su 10) è però un fattore critico, che suggerisce la necessità di politiche di supporto per accelerare la digitalizzazione e l’innovazione. Dobbiamo, quindi, lavorare per ridurre la quota di aziende ‘tardive’, studiando strumenti e progetti mirati.” commenta Carlo Battistini, presidente della Camera di Commercio della Romagna.
Provincia di Forlì-Cesena: focus su efficienza e manifattura
La provincia di Forlì-Cesena presenta un sistema imprenditoriale solido, prevalentemente orientato ai settori manifatturieri e industriali, con strategie di innovazione mirate al consolidamento e all’ottimizzazione dei processi.
Per quanto guarda le dinamiche di innovazione, il 24% delle imprese si auto-dichiara leader e il 20% proattiva nel contributo al cambiamento tecnologico del settore.
Quasi 4 imprese su 10 (circa il 38%) sono classificate come tardive, mentre il 20% è adattivo, indicando che l’aggiornamento avviene spesso come reazione alle pressioni esterne.
Le aree in cui l’innovazione si concentra principalmente sono il miglioramento di prodotti o servizi (16%) e l’introduzione di nuovi prodotti o servizi (15%).
Si registrano buoni investimenti in nuovi macchinari (15%) e innovazioni di processo (13%), a conferma di una forte impronta industriale. Mentre ricerca applicata e riorganizzazione/trasformazione del modello di business sono ancora marginali (circa il 2-7%).
Il 23% delle imprese ha riscontrato difficoltà di approvvigionamento, con l’impatto concentrato prevalentemente nel settore Business to Business (B2B) (63%).
Le imprese di Forlì-Cesena stanno adottando un approccio multi-strategico per rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti, combinando diversificazione, scorte strategiche e accordi di lungo termine. Le strategie di mitigazione si concentrano sull’aumento del numero di fornitori (21%) e sulla collaborazione con produttori locali.
Le imprese del settore dei servizi risultano le più propense alla digitalizzazione. In particolare, l’adozione di soluzioni di smart supply chain è presente nel 36% delle imprese e le tecnologie abilitanti nel 22%, dati coerenti con quelli regionali.
L’adozione di Smart Manufacturing (21%) è un dato di rilievo, in linea con la vocazione manifatturiera della provincia.
La Cybersecurity (17%) è un tema prioritario, allineato alla media regionale.
Anche nella relazione tra innovazione e pratiche ESG (Environmental, Social, Governance) il settore dei servizi è il più avanzato.
In generale, le imprese più innovative sono anche quelle che adottano maggiormente strategie ESG, mentre le imprese meno innovative hanno un’adozione più limitata di queste pratiche.
L’elemento più sviluppato è la formazione e lo sviluppo del personale (18%), segnalando una chiara attenzione alla crescita professionale dei lavoratori.
Anche la sicurezza e il benessere dei lavoratori sono una priorità (17%), dimostrando che le aziende pongono attenzione alla tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Inclusione, pari opportunità e trasparenza sono adottati con tassi intorno al 10%, indicando una discreta sensibilità a questi temi.
Gli aspetti meno sviluppati, invece, riguardano il monitoraggio e reporting ESG (2%), segnalando che ancora poche aziende misurano e rendicontano le proprie pratiche di sostenibilità.
Per quanto riguarda le competenze legate all’innovazione, i dati evidenziano una chiara relazione tra livello d’innovazione e difficoltà nel reperire specifici profili professionali.
Le aziende più innovative hanno una percentuale più alta di dirigenti (4%), professionisti e tecnici (14%) rispetto alle aziende meno innovative che hanno una concentrazione più alta di lavoratori non qualificati (21%), artigiani e operai specializzati (19%).
Nelle aziende più innovative si registra un aumento degli operai specializzati (21%), segno che anche la manifattura innovativa gioca un ruolo importante.
Provincia di Rimini: focus su efficienza e manifattura
Le imprese della provincia di Rimini si distinguono per la proattività, in linea con la vocazione ai servizi e al turismo del territorio, e per l’adozione avanzata di tecnologie digitali per la gestione della logistica e della supply chain.
Per quanto guarda le dinamiche di Innovazione, il 24% delle imprese si auto-dichiara leader e il 23% proattiva nel contributo al cambiamento tecnologico del settore.
Quasi 4 imprese su 10 (circa il 38%) sono classificate come tardive, mentre il 17% è adattivo, indicando un tessuto produttivo abbastanza dinamico.
Le aree in cui l’innovazione si concentra principalmente sono l’introduzione di nuovi prodotti o servizi (16%) e il miglioramento di prodotti o servizi (17%).
Il territorio mostra una particolare attenzione alle nuove tecniche digitali di marketing e vendita (9%), coerentemente con la forte presenza di imprese turistiche e commerciali. Si registra anche un’attenzione ai sistemi di tracciabilità del prodotto (6%) aspetto che potrebbe essere legato alla sicurezza alimentare e alla gestione della supply chain nel settore turistico e della ristorazione.
Si registrano investimenti in nuovi macchinari (13%) mentre ricerca applicata e riorganizzazione/trasformazione del modello di business sono ancora marginali (circa il 2-7%).
Il 29% delle imprese ha riscontrato difficoltà di approvvigionamento; l’impatto è stato equamente distribuito tra i segmenti B2B e B2C (50% ciascuno). La strategia dominante è l’aumento del numero di fornitori (25%)
Le imprese riminesi puntano principalmente sulla diversificazione dei fornitori per ridurre i rischi di interruzioni nella supply chain. Questo approccio permette maggiore flessibilità e capacità di adattarsi alle fluttuazioni del mercato.
Le imprese del settore dei servizi risultano le più propense alla digitalizzazione. In particolare, l’adozione di soluzioni di smart supply chain è presente nel 39% delle imprese dato superiore a quello regionale (36%). Anche per quanto riguarda l’adozione di tecnologie abilitanti (25%), le imprese di Rimini sono sopra la media regionale (22%).
La Cybersecurity ha un buon livello di adozione (intorno al 10%).
Anche nella relazione tra innovazione e pratiche ESG (Environmental, Social, Governance) il settore dei servizi è il più avanzato.
In generale, le imprese più innovative sono anche quelle che adottano maggiormente strategie ESG, mentre le imprese meno innovative hanno un’adozione più limitata di queste pratiche.
L’elemento più sviluppato è la formazione e lo sviluppo del personale (19%), segnalando una chiara attenzione alla crescita professionale dei lavoratori.
Anche la sicurezza e il benessere dei lavoratori sono una priorità (17%), dimostrando che le aziende pongono attenzione alla tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Inclusione, pari opportunità e trasparenza sono adottati con tassi intorno al 10%, indicando una discreta sensibilità a questi temi.
Gli aspetti meno sviluppati, invece, riguardano il monitoraggio e reporting ESG (3%), segnalando che ancora poche aziende misurano e rendicontano le proprie pratiche di sostenibilità.
Per quanto riguarda le competenze legate all’innovazione, i dati evidenziano una chiara relazione tra livello d’innovazione e difficoltà nel reperire specifici profili professionali.
Le aziende più innovative hanno una percentuale più alta di dirigenti (4%), professionisti e tecnici (14%) rispetto alle aziende meno innovative dove addetti ai servizi e commercio (21%) e lavoratori non qualificati (17%) sono predominanti.
Nelle aziende più innovative si registra un aumento dei tecnici (17%), segno che l’innovazione è fortemente legata a competenze specializzate. Segnale positivo per l’innovazione anche il calo dei lavoratori non qualificati (9%)
È possibile consultare e scaricare i report dell’Osservatorio innovazione al link: https://www.ciseonweb.it/osservatorio/2024/index.htm
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