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Il ruolo dell’EGE: condurre un’analisi dei consumi energetici aziendali


Costi energetici in aumento, normative sempre più articolate e una transizione energetica che procede a ritmo sostenuto rendono oggi la gestione dell’energia una delle sfide più delicate per le imprese italiane. L’incidenza dell’energia sui bilanci aziendali sempre più rilevante, la necessità di ridurre le emissioni, migliorare l’efficienza e orientarsi tra incentivi tecnici richiede competenze specialistiche che spesso non sono presenti internamente. In questo scenario, sta emergendo con forza la figura dell’Esperto in Gestione dell’Energia (EGE), professionista chiave nella valutazione dei consumi, nell’individuazione delle inefficienze e nella definizione delle strategie di miglioramento energetico.

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A chiarire ruolo, responsabilità e competenze di questo professionista è stato il workshop “Il ruolo dell’EGE: come condurre un’analisi approfondita dei consumi energetici aziendali, organizzato nella Piazza Rinnovabili District dello Smart Building Expo Milano.

Chi è l’EGE e perché oggi è una figura strategica

L’Esperto in Gestione dell’Energia (EGE) è un professionista certificato con competenze trasversali nella gestione efficiente dell’energia, nelle diagnosi energetiche e nell’ottimizzazione dei sistemi. “Non si tratta di un consulente improvvisato, ma di una figura riconosciuta dal D.Lgs. 115/2008 e certificata secondo la UNI CEI 11339, norma nata dopo il recepimento della Direttiva UE sull’efficienza energetica del 2006, per definire requisiti, compiti, percorso formativo e accreditativo degli esperti energetici”, spiega Alberto Affronti, referente territoriale Lombardia di AssoEGE.

Le responsabilità dell’EGE coprono l’intero ciclo di utilizzo dell’energia in un’organizzazione, indipendentemente dal vettore impiegato – energia elettrica, calore, combustibili – e dal contesto operativo, che si tratti di processi produttivi complessi o di edifici del settore civile. È proprio la vastità e la varietà degli ambiti in cui interviene a rendere necessaria, nella UNI CEI 11339 (aggiornata nel 2023), la distinzione tra due diverse certificazioni:

  • EGE settore industriale, dedicato ai processi produttivi, agli impianti energivori e, in parte, al settore dei trasporti;
  • EGE settore civile, focalizzato sugli edifici, sul terziario e sulla Pubblica Amministrazione.

Questa distinzione chiarisce il profilo dell’EGE, chiamato a operare in contesti diversi con un approccio rigoroso e specializzato. La certificazione può riguardare uno o entrambi i settori, purché il candidato dimostri esperienza concreta: “valutare l’energia in un processo industriale richiede competenze diverse rispetto all’analisi dei fabbisogni termici di un edificio”, osserva Affronti.

In ogni caso, la missione resta la stessa: “migliorare le performance energetiche, ridurre gli sprechi, aumentare l’efficienza e garantire continuità operativa con un approccio sistematico e basato sui dati”.

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In un contesto segnato da costi energetici elevati, transizione ecologica e normative sempre più tecniche, l’EGE si conferma un alleato strategico per imprese, enti pubblici e realtà produttive che vogliono gestire l’energia con metodo e competenza.

L’attività dell’EGE: dalle diagnosi energetiche ai meccanismi incentivanti

Fin dalla sua introduzione nel 2009, la figura dell’EGE ha accompagnato le imprese nei percorsi richiesti dalla normativa sull’efficienza energetica, assumendo un ruolo operativo centrale nelle prime diagnosi obbligatorie e nell’accesso ai meccanismi incentivanti. Come ricorda Affronti, l’EGE nasce “per affiancare le aziende nei percorsi formalizzati introdotti dalla normativa”, concentrandosi inizialmente su due ambiti: le diagnosi energetiche e i Certificati Bianchi.

Durante i primi cicli di audit per i soggetti energivori, l’EGE analizzava i processi, mappava i vettori energetici e individuava le inefficienze, integrando valutazioni tecniche con la possibilità di finanziare gli interventi tramite i Titoli di Efficienza Energetica. Questo lavoro combinava misure sul campo, raccolta dati e verifica delle reali condizioni operative degli impianti, rispetto ai dati di targa o ai valori teorici.

Con il tempo, queste competenze si sono consolidate attorno a un nucleo di attività fondamentali:

  • esecuzione di diagnosi energetiche approfondite;
  • gestione della contabilità energetica e del monitoraggio dei consumi;
  • analisi tecnico-economica e valutazione della fattibilità degli interventi;
  • ottimizzazione degli impianti e verifica della conformità normativa.

Accanto a questi aspetti tecnici, l’EGE promuove anche iniziative di formazione e sensibilizzazione, contribuendo alla diffusione di una cultura energetica consapevole.

In sintesi, la figura dell’EGE si è affermata come un professionista multidisciplinare, in grado di combinare competenze tecniche, gestionali e normative e di guidare imprese e organizzazioni in un percorso strutturato di miglioramento continuo delle prestazioni energetiche.

L’evoluzione della figura: dall’audit all’asseverazione tecnica

Negli ultimi anni la figura dell’EGE ha ampliato in modo significativo il proprio raggio d’azione, spinta da nuovi incentivi e da un quadro normativo sempre più tecnico. Strumenti come Transizione 5.0, i bandi regionali per l’efficienza energetica e le misure nazionali sulle rinnovabili – compresi gli incentivi gestiti da Invitalia – richiedono oggi una figura capace non solo di analizzare i consumi, ma anche di certificare la situazione energetica ex ante e la correttezza tecnica degli interventi realizzati.

In questo contesto, l’EGE assume un ruolo simile a quello di un asseveratore: verifica i parametri energetici iniziali, valuta la coerenza delle tecnologie proposte e attesta i miglioramenti ottenuti in termini di efficienza, riduzione dei consumi e impatto ambientale.

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“L’EGE diventa il garante tecnico della trasformazione, mentre altri attori certificano le parti economiche e finanziarie”, osserva Affronti. Questo comporta una responsabilità maggiore rispetto al passato: il professionista non si limita più a redigere pratiche, ma si assume un rischio professionale direttamente legato ai risultati dichiarati. Parallelamente, la categoria è sempre più coinvolta nei processi di definizione delle regole: AssoEGE partecipa ai gruppi tecnici di GSE, MASE e ARERA, portando nei tavoli normativi l’esperienza di chi opera quotidianamente nei processi produttivi e negli impianti energetici.

Il ruolo dell’EGE tra sostenibilità e DNSH

Un ambito destinato a crescere è quello della sostenibilità: come sottolinea Affronti, gli EGE sono chiamati sempre più spesso a contribuire alle valutazioni legate alla CO₂, all’impatto ambientale e agli standard richiesti da normative e certificazioni. Tra le responsabilità emergenti rientra anche il rispetto del principio DNSH – Do No Significant Harm, obbligatorio nei bandi PNRR. L’EGE supporta le imprese verificando che gli interventi non generino impatti ambientali indiretti, ad esempio garantendo il corretto smaltimento dei materiali sostituiti e la coerenza complessiva del progetto.

Resta però un punto essenziale, richiamato con forza da Affronti: “qualunque trasformazione deve produrre un beneficio reale per l’impresa”. Efficienza, riduzione della CO₂ e conformità normativa devono integrarsi con le priorità del business: continuità operativa, qualità dei processi, competitività economica.

In questa logica, l’EGE opera come un consulente tecnico-strategico, capace di mettere in relazione sostenibilità, investimenti e prestazioni produttive: solo così gli interventi energetici diventano parte della crescita dell’impresa e non un vincolo aggiuntivo.

Il contributo della ricerca: efficienza come leva di sostenibilità e metodo

Dal confronto emerge con chiarezza anche la prospettiva della ricerca. Come evidenzia Simone Maggiore, coordinatore delle attività internazionali – Dipartimento sviluppo sistemi energetici di RSE, “l’efficienza energetica non va letta solo come riduzione dei consumi, ma come uno dei pilastri della sostenibilità dei sistemi produttivi”. Significa ampliare la diagnosi energetica includendo i cosiddetti benefici multipli: qualità dell’aria nei luoghi di lavoro, riduzione delle emissioni e dei rifiuti, maggiore competitività, resilienza operativa, risparmi idrici e migliori condizioni ambientali. “In molti casi – sottolinea Maggiore – sono proprio questi benefici non energetici a migliorare la convenienza degli interventi e a ridurne il tempo di ritorno”.

Un elemento chiave è la corretta definizione della baseline, ovvero il consumo reale prima dell’intervento. RSE insiste sulla necessità di basarsi su misure puntuali e profili di carico effettivi, evitando analisi fondate solo sui dati di targa delle macchine, spesso non rappresentativi del loro funzionamento. Senza una baseline affidabile non è possibile valutare l’efficacia degli interventi né quantificare i risparmi ottenuti.

In questa direzione si muovono anche i progetti europei coordinati da RSE – come Audit to Measure e Business to Act – che hanno sviluppato metodologie e database pubblici per integrare nella diagnosi sia i benefici energetici sia quelli ambientali e operativi. L’obiettivo, spiega Maggiore, “è trasformare la diagnosi energetica in uno strumento di gestione continua e arrivare a una maggiore armonizzazione dei criteri a livello europeo”.

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Misurare per decidere: dati, competenze e un mercato professionale in crescita

Emerge con forza un principio chiave: senza misura dei consumi non c’è efficienza. Nei contesti industriali ed energivori, la qualità del dato conta più della quantità. “Non serve misurare tutto, ma misurare bene”, ricorda Alberto Affronti: pochi punti strategici, scelti con criterio, offrono indicazioni più utili di un monitoraggio dispersivo. Una diagnosi energetica efficace si fonda su alcuni passaggi chiave, tra cui:

  • la mappatura dello stabilimento e dei flussi energetici presenti;
  • l’identificazione delle utenze rilevanti, cioè dei punti in cui si concentra la maggior parte dei consumi;
  • la conversione dei consumi in TEP, per consentire confronti uniformi e valutazioni omogenee;
  • l’analisi dei profili di carico reali, basata su dati misurati e non su valori teorici.

Nel tempo, anche grazie ai cicli quadriennali delle diagnosi obbligatorie, le aziende hanno affinato metodi e strumenti, adottando sistemi di monitoraggio e tecnologie sempre più evoluti.

Questa crescente complessità ha trasformato anche la professione degli EGE. Oggi in Italia si contano circa 3.000 EGE certificati: un numero che testimonia la specializzazione richiesta dal mercato. Gli iscritti ad AssoEGE hanno superato quota 300, con una crescita del 60% in due anni, trainata soprattutto dal settore civile e dalla Pubblica Amministrazione, che iniziano a inserire l’EGE nei capitolati come requisito tecnico di qualità.

Il ruolo operativo degli esperti è altrettanto diversificato: alcuni lavorano all’interno delle aziende energivore, seguendo in modo continuo diagnosi, monitoraggio e ottimizzazione; altri operano come consulenti esterni, curando audit, pratiche per gli incentivi e sistemi di gestione secondo la ISO 50001. Proprio questa norma, ricorda Simone Maggiore (RSE), offre alle imprese “un quadro strutturato di miglioramento continuo”, utile a monitorare in modo sistematico consumi e prestazioni.

In un mercato in rapida evoluzione, la capacità di raccogliere dati di qualità e interpretarli correttamente diventa così una competenza decisiva, che rende l’EGE una figura sempre più centrale nei processi di gestione energetica.

Verso un nuovo modo di gestire l’energia

La tecnologia non basta. Per trasformare dati, impianti e incentivi in risultati concreti servono competenze, metodo e una visione sistemica. In questo equilibrio, l’EGE diventa la figura ponte tra misurazione e strategia, tra sostenibilità e competitività, tra obblighi normativi e opportunità di innovazione.

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Come hanno ricordato i relatori, “efficienza energetica e digitalizzazione non sono adempimenti, ma strumenti per migliorare qualità, resilienza e performance delle imprese”. In uno scenario caratterizzato da prezzi instabili, transizione ecologica accelerata e incentivi tecnici sempre più complessi, l’EGE non è più un supporto opzionale: è una leva abilitante per governare l’energia con competenza, continuità e responsabilità.



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