Lettera della sindaca sul futuro di Cornigliano e dei suoi mille lavoratori. Pastorino (PD) presenta un’interrogazione urgente, Paita e Furlan (Iv) chiedono le dimissioni di Urso. Rifondazione rilancia: «Nazionalizzare l’ex Ilva»


La tensione attorno alla vertenza ex Ilva – Acciaierie d’Italia sale di livello politico. La sindaca di Genova Silvia Salis ha inviato una lettera al ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, con copia alla prefetta Cinzia Teresa Torraco, per chiedere la convocazione immediata di un tavolo sul futuro dello stabilimento di Cornigliano e dei suoi lavoratori, alla presenza delle organizzazioni sindacali.

La richiesta arriva mentre prosegue la mobilitazione “a oltranza” dei lavoratori, preoccupati per lo stallo della trattativa nazionale e per il rischio concreto di perdita di salario e posti di lavoro.
Accanto all’iniziativa del Comune, arrivano le prese di posizione dei partiti. Il deputato ligure del Partito Democratico, Luca Pastorino, annuncia di aver già depositato un’interrogazione urgente alla Camera:
«Sono anche questa volta a fianco dei lavoratori di Acciaierie d’Italia da oggi in piazza ad oltranza dopo il fallimento del dialogo con il governo sul futuro della siderurgia e dei loro posti di lavoro», ricorda Pastorino, che punta il dito direttamente sul ministro: secondo il parlamentare, non più tardi di due mesi fa Urso aveva convocato in Prefettura istituzioni e rappresentanze, con incontri separati, assicurando con «certezza granitica» un percorso chiaro per la siderurgia italiana nel quadro del piano di decarbonizzazione. «Che torni subito a Genova a spiegare a noi parlamentari e a tutta la città il motivo di questo disastro», afferma, chiedendo che il ministro riferisca anche in aula.
Durissima anche la nota congiunta delle senatrici liguri di Italia Viva, Raffaella Paita (capogruppo al Senato) e Annamaria Furlan (capogruppo in commissione Lavoro):
«Esprimiamo vicinanza ai lavoratori dell’ex Ilva di Genova e di tutta Italia che in queste ore stanno protestando contro l’inerzia del governo. Il ministro Urso ha completamente fallito, si è dimostrato inadeguato e deve andare a casa».
Per le due parlamentari, Genova è «una città industriale che non può in alcun modo fare a meno dell’ex Ilva e dei suoi 1000 posti di lavoro. Sarebbe come rinunciare al futuro». La gestione della vertenza viene definita «incapace e impreparata» di fronte a una partita decisiva per la Liguria e per il Paese: «La siderurgia è troppo importante per lasciarla a Urso. Il ministro si prenda le sue responsabilità».
Nel fronte della sinistra, Rifondazione Comunista genovese esprime «massima solidarietà e vicinanza» ai lavoratori scesi in piazza a difesa del proprio posto di lavoro, e collega la vertenza ex Ilva al caso delle addette alle pulizie di Aurora Ambiente licenziate dopo aver scioperato per i ritardi negli stipendi: due vicende che il partito definisce «due facce di una stessa medaglia: l’insipienza di molti governi e l’arroganza padronale».
Rifondazione ribadisce la propria ricetta: nazionalizzazione dell’ex Ilva come «unica soluzione» per garantire contemporaneamente occupazione e risanamento ambientale, contrarietà a qualsiasi «spezzatino aziendale» e richiesta di ripristino dell’articolo 18 con estensione a tutte le aziende.
«Lavoro e salute sono un diritto – conclude la nota –. Che siano governo o padroni, il rispetto di chi lavora è un obbligo».
Con la lettera della sindaca, le interrogazioni parlamentari e gli appelli dei partiti, la vertenza ex Ilva si sposta sempre più al centro del confronto istituzionale, mentre in strada la protesta dei lavoratori continua.
In coda alle prese di posizione politiche arrivano anche quelle, congiunte, dei parlamentari liguri del Partito Democratico, che rilanciano l’esigenza di un chiarimento immediato in Parlamento.
I parlamentari della Liguria del Partito Democratico esprimono profonda preoccupazione per la gestione della crisi dell’ex Ilva e chiedono l’immediata convocazione del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, affinché riferisca in Parlamento in merito alla situazione.
«C’è una totale assenza di strategia e chiarezza da parte del Governo. La scelta dell’Esecutivo di presentarsi ai tavoli di confronto con i lavoratori senza un piano definito è grave e irresponsabile. Configura un vuoto politico che ha un impatto diretto su migliaia di famiglie. Le decisioni emerse dagli incontri a Palazzo Chigi – in particolare l’incremento della cassa integrazione, il fermo degli impianti del Nord e l’orientamento verso il ciclo corto a Taranto – rappresentano un impatto significativo sulla siderurgia nazionale e manifestano un segnale negativo per le comunità coinvolte. La nostra solidarietà e vicinanza ai lavoratori liguri oggi in sciopero per difendere il loro lavoro e un pezzo importante dell’economia ligure e genovese, ma anche di tutto il Paese», scrivono i dem Lorenzo Basso, Valentina Ghio, Alberto Pandolfo e Luca Pastorino.
Il gruppo sottolinea come, a oggi, «non sia stato presentato alcun piano di decarbonizzazione, non sia stato identificato un acquirente, non siano state stanziate risorse specifiche e, soprattutto, non sia stato delineato un futuro certo per i lavoratori a partire dal primo marzo».
Per questo, i parlamentari giudicano «indispensabile che il ministro Urso riferisca senza indugi in Aula». Un settore strategico come la siderurgia, concludono, «non può essere gestito con improvvisazione e attraverso annunci privi di sostanza. Il Governo è chiamato alle proprie responsabilità: la tutela dell’occupazione e dell’industria non può essere compromessa da scelte politiche inadeguate».
«Il Movimento 5 Stelle della Liguria esprime la massima solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano. Il segnale lanciato al Governo è tragico oltre che chiarissimo: il futuro di Acciaierie d’Italia non può essere costruito sulla pelle di migliaia di famiglie. Sia immediatamente ritirato il piano che prevede l’aumento della cassa integrazione straordinaria fino a 6.000 lavoratori entro gennaio, con un progressivo spegnimento degli impianti e senza alcuna certezza sulla continuità produttiva. Questi numeri smascherano il Governo, impegnato in un piano di dismissione e certamente non in un progetto di rilancio».
Lo dichiarano i parlamentari del M5S, il deputato Roberto Traversi e il senatore Luca Pirondini, insieme al capogruppo regionale Stefano Giordano.
«Quello che il Governo chiama “piano di transizione” assomiglia molto a un piano di spegnimento – aggiungono i pentastellati –. Si continua a scaricare sui lavoratori il costo di anni di scelte sbagliate e rinvii, mentre per Cornigliano e per Genova non si vede uno straccio di prospettiva industriale. Così non si rilancia la siderurgia italiana. Anzi, la si accompagna verso il fine vita, con buona pace per il Made in Italy difeso evidentemente solo a parole dal ministro Urso».
Il M5S condivide le preoccupazioni dei sindacati: senza un piano industriale chiaro e vincolante, l’aumento della cassa integrazione «equivale a ignorare il destino di oltre un migliaio di posti di lavoro diretti», con ricadute pesanti sull’equilibrio sociale del quartiere e della città.
«Serve un tavolo urgente che, con i parlamentari liguri e le forze politiche, coinvolga sia il Comune di Genova che la Regione Liguria: insieme possiamo e dobbiamo salvaguardare la tenuta occupazionale e il futuro industriale di Genova», conclude la nota del Movimento 5 Stelle.
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