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Cos’è il «Corpo europeo di solidarietà», il programma dell’Europa dei volontari: «Coinvolti 550 mila giovani per 7 mila progetti finanziati»


di
Giulio Sensi

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La rete di 7 centri impegnati soprattutto coi giovani: «Empatia, cooperazione, responsabilità: tradotti i valori dell’Unione». L’impegno a favore di cittadini e comunità: le istituzioni più operative

Esiste anche un’Europa del volontariato, attiva e silenziosa, che agisce in nome della solidarietà. Ha sfaccettature e numeri diversi in ogni Paese ed è impossibile imbrigliarla in una statistica ufficiale. L’unico programma specifico dell’Unione europea che sostiene direttamente il volontariato è il Corpo europeo di solidarietà: è rivolto ai giovani e, sempre senza grossi clamori, ha visto un boom di adesioni dalla sua nascita nel 2021. «È cresciuto – spiega Barbara Eglitis dell’European solidarity corps resource centre di Salto Youth, la rete di sette Centri che lavorano su aree prioritarie europee nell’ambito del settore giovanile – fino a diventare uno dei programmi giovanili di maggior successo dell’Ue, con una domanda che ormai supera di gran lunga il suo budget. Offre ai giovani l’opportunità di impegnarsi in iniziative di volontariato locali, i Progetti di solidarietà. Di questi progetti, 794 sono già stati implementati in Italia con durata variabile da due settimane a un anno, individualmente o in gruppo». https://youth.europa.eu/solidarity_it  

Dal 2021 quasi 550 mila giovani hanno espresso interesse a partecipare, portando a circa 7 mila i progetti finanziati, con 3600 organizzazioni attive e 65 mila opportunità di volontariato in tutta Europa. L’ultimo rapporto della Commissione europea sui Corpi di solidarietà certifica che per il 98% dei partecipanti ha avuto un impatto positivo sulla propria vita, il 97% delle organizzazioni riferisce benefici duraturi e il 96% delle comunità locali riconosce cambiamenti positivi per la collettività. «Questi numeri – aggiunge Eglitis – confermano ciò che molti di noi vedono ogni giorno: il volontariato costruisce ponti tra persone, settori e Paesi, favorendo al contempo una genuina coesione sociale e solidarietà. Se andiamo oltre le storie individuali vediamo che il Corpo di solidarietà contribuisce anche direttamente a diverse priorità politiche chiave dell’Ue. Tutto questo a un costo limitato per l’Unione europea quantificato in 5.159 euro per volontario. 




















































«In sostanza – aggiunge ancora Eglitis – il Corpo europeo di solidarietà, attraverso il Volontariato transfrontaliero e i Progetti di solidarietà, ha dimostrato di essere molto più di un programma. È un’espressione viva dei valori dell’Europa: empatia, cooperazione e responsabilità condivisa. In un momento in cui la solidarietà appare più essenziale che mai dimostra che i giovani e le organizzazioni di volontariato che li sostengono non sono solo pronti a contribuire, ma stanno già aprendo la strada». 

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Principi condivisi

Gabriella Civico è direttrice del Centro europeo del volontariato (Cev), la rete europea di oltre sessanta organizzazioni dedicate alla promozione e al supporto dei volontari e del volontariato in Europa a livello europeo, nazionale o regionale. Il nuovo board è stato nominato a ottobre e l’Italia si è distinta per due ingressi su dieci eletti: Nicolò Triacca di Csvnet e Maddalena Recla del Csv Trentino. «I principi comuni condivisi – spiega Civico – sono che si tratta di un’attività a beneficio dell’intera società senza fini di lucro. Esistono differenze nei quadri legali riguardo alle cause che possono essere sostenute, all’età dei volontari, all’obbligo o meno di un’organizzazione formale e alla possibilità di aver luogo nei settori profit, non profit o pubblico». Ci sono poi diversi programmi finanziati: Erasmus Plus, Cerv (Cittadini, uguaglianza, diritti e valori), Europa creativa, Life. «L’Ue – prosegue Civico – sostiene il volontariato giovanile anche tramite questi fondi, con attività in settori quali l’istruzione, i diritti umani, la cultura e l’ambiente». 

Dal 2014 una città è designata annualmente dal Cev come Capitale europea del volontariato, un riconoscimento per le iniziative solidali attivate per far crescere in Europa la cultura del volontariato. Recentemente l’Italia è stata protagonista con due Capitali designate (Padova nel 2020 e Trento nel 2024). In questo 2025 la staffetta è passata a Mechelen in Belgio e nel 2026 sarà Maia in Portogallo.
Ma c’è di più. Il 2026 è già stato proclamato dalle Nazioni Unite «Anno internazionale dei volontari». Un segno, anche questo, che l’azione solidale si sta definendo come parte essenziale della società civile. «In Europa – spiega Pietro Vittorio Barbieri, vicepresidente del Gruppo società civile organizzata del Comitato economico e sociale europeo (Cese) – il volontariato è soprattutto ricondotto all’idea di impegno civico. Recentemente è nata Civil society Europe, un’organizzazione che unisce a livello europeo ventiquattro network esistenti. Si stanno unendo per lavorare insieme. Come Cese sosteniamo tutto questo e stiamo cercando di negoziare con la Commissione europea per allargare gli spazi per la società civile». E i rapporti con le istituzioni? «Con la Commissione e il Parlamento – risponde Barbieri – il dialogo è ben strutturato, molto più complicato invece con il Consiglio europeo. Ma c’è sempre più bisogno di un’Europa di pace. La voce della società civile può costruirla». Perché questo è sicuro: il futuro e la sopravvivenza dell’Europa dipendono anche dai volontari, dai suoi cittadini attivi.

18 novembre 2025 ( modifica il 19 novembre 2025 | 11:53)

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