Antonio Tajani, ministro degli Esteri, vicepremier e leader di Forza Italia: domani sarà con Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Maurizio Lupi sul palco a Bari. I sondaggi segnalano un ritardo per Luigi Lobuono di circa 30 punti rispetto al centrosinistra di Antonio Decaro: rimonta impossibile? O credete in un miracoloso sprint?
«Francesco Acquaroli era dato in svantaggio in tutti i sondaggi, oggi è presidente delle Marche. Se i sondaggi potessero sostituire le elezioni, allora sarebbe inutile chiamare i cittadini a votare. Mancano ancora diversi giorni, nei quali potremo far conoscere ancora di più il nostro bravissimo candidato e le cose che vogliamo fare per la Puglia. I nostri militanti mi dicono che in tutta la regione si sente una gran voglia di cambiamento. E poi, fra i tanti insegnamenti di Berlusconi, c’è anche questo: che bisogna sempre porsi un traguardo che vada al di là delle previsioni dei pessimisti».
E quali possono essere temi e proposte per convincere l’elettorato e rimontare?
«Lavoro, lavoro, lavoro. Luigi Lobuono, che è persona serissima e di grande competenza, ha dimostrato di saper far crescere ogni realtà – pubblica e privata – che ha guidato. Ha detto che creerà 200mila posti di lavoro entro 24 mesi. L’ha promesso perché i partiti di centrodestra, tutti insieme, hanno studiato un piano che riguarda tutti i settori economici e che produrrà posti di lavoro stabili. Poi, c’è la sanità, che la sinistra in Puglia ha demolito anche se oggi si propone per risanarla. Quando la cura è peggio del virus… Noi al governo del Paese abbiamo stanziato risorse record per la sanità in Puglia, ma se i fondi sono gestiti male non c’è molto da fare. Se non cambiare “gestore”».
Non le resta un po’ di rammarico? Forse con una scelta non così tardiva e più lineare, sarebbe stato possibile accorciare quel divario da Decaro.
«Sinceramente non mi sembra una questione così importante: ciò che conta è avere indicato un nome autorevole, credibile, sostenuto con convinzione da tutto il centrodestra. Una grande opportunità di cambiamento basato sulla responsabilità e sulla competenza. La sinistra in Puglia è in campagna elettorale da 20 anni, irrorando spesso il sistema clientelare che tutti conosciamo. Siamo partiti tardi, forse. Ma siamo seri, perbene, competenti e abbiamo il tempo per convincere i pugliesi. Il tempo c’è e noi siamo tutti con Luigi per dare alla Puglia e ai suoi giovani una prospettiva vera».
Come mai da 20 anni il centrodestra non riesce a mettere in discussione l’egemonia del centrosinistra pugliese, evidentemente radicato tra gli elettori e premiato alle urne? Troppi errori di scelte e strategia?
«Negli anni passati abbiamo fatto degli errori, inutile negarlo, e abbiamo pagato il prezzo di divisioni e disorientamento. Oggi guidiamo il Paese e lo facciamo bene: l’Italia è tornata ad essere una grande potenza internazionale. In Puglia siamo uniti, con un candidato credibile e una visione chiara. A sinistra hanno goduto anche di un sistema di potere incancrenito, ma elettoralmente utile che li ha spinti verso la vittoria. Oggi le carte sono state mischiate e noi vogliamo vincere e possiamo farlo».
Intanto, nei giorni scorsi ha annunciato che ci sono in cantiere «tante iniziative per lo sviluppo del Mezzogiorno, a cominciare da quelle nella prossima manovra di bilancio». Di cosa si tratta?
«La crescita del Mezzogiorno è una priorità nell’agenda del governo fin dal suo insediamento, per cui la prossima manovra non fa altro che consolidare questo impegno con misure che incentivano gli investimenti, alleggeriscono la pressione fiscale e sostengono famiglie e imprese. Tra queste, la proroga degli incentivi nella Zes, estesi anche alle piccole imprese grazie alla riduzione della soglia minima di investimento per poter beneficiare del credito d’imposta; il credito d’imposta per investimenti nelle Zls (Zone logistiche semplificate) e incentivi per investimenti che favoriscano la transizione digitale e la sostenibilità ambientale».
Dopo aver ridisegnato l’assetto della Zes unica, che tanti risultati stava dando, si rischia lo stallo?
«Nient’affatto, la Zes è un’opportunità fondamentale per tutto il Sud, un motore di sviluppo del Mezzogiorno strategico grazie al quale attrarre investimenti, creare lavoro e quindi sviluppo e benessere economico e sociale per questi territori. Finalmente per il Sud c’è un governo con una visione chiara di crescita, svincolata dal dannoso assistenzialismo. La Zes si è dimostrata un esempio di efficienza, un modello che potrebbe essere da copiare per l’intero paese».
A proposito di manovra: Comuni e Regioni, in audizione in Parlamento, lanciano l’allarme. Preoccupano i tagli, ma anche e forse soprattutto l’inserimento nella legge di bilancio dei Lep, i livelli essenziali delle prestazioni, per alcuni settori del welfare: di fatto un anticipo della temuta autonomia differenziata.
«Il tema dell’autonomia differenziata è molto complesso, ma una cosa deve essere chiara: noi non permetteremo mai, a nessuna condizione, di introdurre, sotto il pretesto dell’autonomia differenziata, norme che penalizzino dal punto di vista economico e sociale le Regioni più deboli e a maggior ragione quelle del Mezzogiorno. Escludo che il Governo abbia questa intenzione, del resto se l’avesse noi non potremmo farne parte».
La manovra ha portato anche inevitabili tensioni in maggioranza, soprattutto tra voi e la Lega. E adesso, con la legge all’esame del Parlamento, c’è la possibilità di intervenire con modifiche. FI cosa proporrà? I fronti caldi sono casa, forze dell’ordine e tassazione dei dividendi delle società?
«Forza Italia proporrà interventi migliorativi lungo tre direttrici: casa, sicurezza, imprese. La casa, soprattutto la prima casa, per noi è sacra. Sulla casa, come sulle imprese, da sempre siamo contrari all’incremento della tassazione, quindi per esempio diciamo no all’aumento dell’imposta sugli affitti brevi. Per le forze dell’ordine chiederemo più fondi per gli straordinari, incrementi di personale e revisione della previdenza. Per quando riguarda il sistema creditizio, ribadiamo la nostra opposizione di principio alla tassazione degli extraprofitti, il cui costo finirebbe con il ricadere sui correntisti e sul credito a famiglie e imprese. Banche e assicurazioni devono concorrere alla crescita del paese, ma attraverso accordi e non imposizioni. Fra questi accordi l’aumento dell’Irap, che bisogna però garantire non si estenda all’industria e in particolare al sistema manifatturiero, pena la fuga degli investimenti dall’Italia. Infine va assolutamente bloccata l’assurda norma che introduce la doppia tassazione per le imprese partecipate, che si traduce in un forte aggravio della fiscalità sulle imprese che producono utili».
Sarà una campagna elettorale pressoché continua: dopo le Regionali, c’è la volata verso il referendum giustizia. Fiduciosi per il sì? Un’eventuale vittoria del no mette a rischio il governo? Saranno tappe di avvicinamento alle Politiche del 2027: avanti con questo assetto di coalizione?
«Il centrodestra ha davanti a sé ancora due anni nei quali i nostri pensieri non vanno certo alla campagna elettorale, vanno a realizzare cose importanti per il Paese, così da completare l’attuazione degli impegni assunti con gli elettori per la Legislatura, continuando sulla strada della diminuzione delle tasse e della crescita dell’occupazione. Le elezioni regionali non sono un test per le Politiche, servono a dare alle nostre Regioni il miglior governo possibile. Quanto al referendum sulla giustizia, ricordo che lo abbiamo voluto noi, raccogliendo le firme in poche ore dopo che abbiamo approvato in via definitiva la riforma. Non è una scelta di parte, è una grande svolta di civiltà, di libertà, di garanzie che appartiene a tutti gli italiani. Dunque il tema non riguarda l’attività di Governo e perciò abbiamo voluto che questa grande riforma sia approvata non solo dal Parlamento, ma da tutti gli italiani».
Andrebbe rafforzata la vocazione liberale della coalizione?
«Io credo che il centrodestra sia la casa naturale dei liberali, come del resto dei cattolici, dei riformisti, in generale dei moderati, che sono le persone ragionevoli, di buon senso, l’Italia seria e operosa che chiede alla politica soluzioni concrete e non slogan e promesse azzardate. Il centrodestra è nato grazie a Berlusconi con questo profilo e con questo spirito che FI incarna da sempre. Del resto, un centrodestra di governo in una grande democrazia non può non avere questa vocazione, che poi corrisponde al nostro spirito garantista, europeista e atlantico. Per questo far crescere Forza Italia significa rafforzare tutta la coalizione».
Gli scenari internazionali restano turbolenti e il bacino mediterraneo rimane area strategica: che ruolo (da hub energetico a mare di transito) può giocare in questa fase?
«L’Italia, e la Puglia in particolare, hanno un interesse vitale a difendere il ruolo strategico del Mediterraneo sia dal punto di vista della sicurezza, sia dal punto di vista delle catene di approvvigionamento, che dall’Estremo Oriente raggiungono l’Europa.
Questo ruolo del Mediterraneo è soggetto a rischi geopolitici, dagli attacchi alla navigazione nel Mar Rosso fino alla possibile apertura di rotte artiche, controllate dalla Russia, che renderebbero il ruolo del Mediterraneo marginale. Per questo una nostra priorità è la creazione di corridoi commerciali sicuri, che abbiano il Mediterraneo, e quindi l’Italia, come terminale naturale».
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