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Intesa Sanpaolo oltre i 9 miliardi di utile nel 2025, a novembre 3,2 miliardi di acconto dividendi


di
Andrea Rinaldi

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Il ceo Messina: «Continueremo a fare la nostra parte per la crescita del Paese. In nove mesi abbiamo generato imposte equivalenti all’intera tassa sul sistema bancario»

Corrono i conti di Intesa Sanpaolo, grazie ai ricavi da commissione nel «wealth», al contenimento dei costi e alla tecnologia che consente una posta aggiuntiva di 500 milioni non prevista dal piano industriale in via di completamento. L’istituto guidato da Carlo Messina è arrivato infatti ai nove mesi con con un utile netto pari a 7,6 miliardi di euro (+5,9% rispetto alla stesso periodo del 2024),  in linea dunque con la prospettiva di un utile netto per quest’anno a ben oltre 9 miliardi. L’andamento della banca fino a settembre si tradurrà dunque in 5,3 miliardi di dividendi maturati, di cui 3,2 miliardi in distribuzione come acconto a novembre (18,6 cent ad azione, pagamento il 26 novembre). A fine anno saranno 8,3 miliardi. La distribuzione è resa possibile anche da requisiti patrimoniali (Common Equity Tier 1 ratio al 13,9%, +105 punti base in nove mesi), che rispettano l’obiettivo superiore al 12% fissato dal gruppo nell’orizzonte del Piano di Impresa 2022-2025. «Per i nostri azionisti si conferma così una delle remunerazioni più elevate nel panorama bancario europeo. Ulteriori distribuzioni di capitale saranno quantificate a fine esercizio», commenta il ceo Carlo Messina. Quindi a chiusura di bilancio è probabile che Intesa Sanpaolo ritocchi ulteriormente la cedola di maggio.

L’aiuto al Paese

«A questo – che è un aspetto fondamentale per le prospettive della futura crescita del nostro gruppo – continua Messina – uniamo un programma per il sociale dalla vasta portata, volto alla riduzione delle ineguaglianze e al supporto delle persone in maggiore difficoltà nel nostro Paese. Contribuiamo in maniera concreta alla costruzione di una società più inclusiva, rendendo allo stesso tempo più forte il tessuto economico che la costituisce». Basti pensare – e i conti del trimestre lo riportano – ai 4,6 miliardi di euro di imposte generate; l’espansione  del programma cibo e riparo per le persone in difficoltà (64,5 milioni di interventi tra il 2022 e i primi nove mesi 2025); e le iniziative i contrasto alla povertà e favorire l’inclusione (24,9 miliardi di euro di credito sociale e rigenerazione urbana tra il 2022 e i primi nove mesi 2025). «Abbiamo fatto la nostra parte con interventi significativi e concreti in tutte le situazioni, dalla pandemia alle calamità naturali. La responsabilità verso la società e le comunità in cui operiamo è tratto fondante della nostra banca, nel legame con i soci stabili e nei valori che appartengono a tutte le nostre persone», chiosa il banchiere, che poi – quasi rivolgendosi al governo sulla tassa agli extraprofitti – sottolinea: «Continueremo a fare la nostra parte per la crescita del Paese, nella convinzione che un sistema bancario solido e sostenibile rappresenti un valore per tutti. Un valore che favorisce la stabilità del sistema e la capacità di sostenere famiglie e imprese». Intesa ha erogato 63 miliardi di euro di nuovo credito a medio-lungo termine da gennaio a settembre.




















































«In 9 mesi imposte che parificano l’intera tassa alle banche»

Anzi, a proposito della tassa sugli extraprofitti, Messina tranquillizza: «L’impatto che potremmo avere è gestibile, sia sul risultato netto che sul patrimonio netto. Non siamo assolutamente preoccupati». Il banchiere ha poi ricordato che nei soli primi nove mesi dell’anno Intesa Sanpaolo ha generato 4,6 miliardi di imposte, una cifra «equivalente all’importo della nuova imposizione fiscale che il governo vuole ottenere alle banche: speriamo di aver contribuito così alla riduzione delle disuguaglianze sociali». Mentre su una possibile discesa nel risiko, anche qui il ceo è netto: «In ogni caso Intesa Sanpaolo non sarà parte di alcun tipo di consolidamento nel settore bancario e assicurativo».

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Tornando ai nove mesi, i proventi operativi netti sono rimasti sostanzialmente invariati a 20,4 miliardi, con interessi netti a 11,1 miliardi (-6,8%) e commissioni nette a 7,3 miliardi (+5,1%). Nel dettaglio  scendono del 3,2% quelle  da attività bancaria commerciale mentre si impennano dell’ 8,6% quelle da attività di gestione, intermediazione e consulenza, nel cui ambito si registra un aumento del 30,2% per la componente relativa a intermediazione e collocamento di titoli e del 4,1% per quella relativa ai prodotti assicurativi e una flessione dello 0,1% per la componente relativa al risparmio gestito. In calo dello 0,4% a 7,96 miliardi i costi operativi, per un rapporto cost/income al 38,9%. Nel solo terzo trimestre l’utile è stato di 2,4 miliardi (-1,2% su base annua), a fronte dei 2,3 previsti in media dagli analisti di mercato. Proprio la flessione del margine di interesse spinge in rosso il titolo a Piazza Affari.

Ancora leader in Europa

«Il nostro modello di business ben diversificato, la nostra solidità patrimoniale e la forte capacità di generare reddito sono i pilastri del successo di Intesa Sanpaolo – afferma Messina -. Siamo convinti che il potenziale già presente all’interno del gruppo continuerà a rafforzare la nostra leadership in Europa e la capacità di creare valore sostenibile per tutti i nostri stakeholder, mentre ci avviciniamo alla presentazione del nuovo Piano d’Impresa».


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31 ottobre 2025 ( modifica il 31 ottobre 2025 | 16:10)

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