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Imprenditrici Medio Oriente e Nord Africa, la nuova generazione di donne arabe


Si chiamano Guadaluna, Tamara e Kariman e sono solo tre delle tante protagoniste di una trasformazione senza precedenti che sta avvenendo nel mondo arabo e mediorientale. «Appartengono a una nuova generazione di donne: con un livello di formazione avanzato, sono imprenditrici che innovano nelle loro filiere, lavorano nell’agri-tech e fin-tech, e stanno utilizzano i benefici della trasformazione verde e digitale». Lo spiega Anna Dorangricchia, Responsabile del programma sull’uguaglianza di genere presso il Segretariato dell’Unione per il Mediterraneo, che pure avverte. «Ma questa trasformazione non è uniforme, e neppure irreversibile». In altre parole: è una fase positiva ma delicata, con molte zone d’ombra.

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Dorangricchia parlerà anche di questo in occasione della terza edizione italiana del Women Economic Forum (il 30 ottobre e 31 ottobre 2025 a Palermo), che ha come titolo “Women Economic Forum for the Mediterranean”. Dei fattori che hanno determinato questo cambiamento, delle barriere ancora da superare e anche delle opportunità strategiche che possono generarsi. «I dati dimostrano che colmare il divario di genere potrebbe aggiungere fino a 575 miliardi di dollari al PIL regionale», spiega l’esperta. Ma i vantaggi sarebbero anche per chi con queste donne può collaborare (cioè noi).

Imprenditrici in Nord Africa e Medio Oriente. «Vi racconto la nuova generazione di donne leader»

Ma, innanzitutto, le storie di imprenditrici. «Ne cito solo tre ma quel che vale per tutte è la capacita di resilienza e adattabilità: fanno impresa perchè vogliono creare un impatto a livello di territorio e di capitale sociale, non solo economico».

Guadaluna Chaer, libanese, e il suo robot per il diserbo senza sostanze chimiche

È vero per Guadaluna Chaer, 25 anni, libanese, è la co-fondatrice della start-up Luxeed Robotics: una startup agro-tecnologica che mira a rivoluzionare il settore degli erbicidi attraverso laser e intelligenza artificiale. La sua azienda ha creato il primo robot per il diserbo senza sostanze chimiche nella regione MENA.

Fedele al suo credo nella leadership femminile, è anche mentore di altre startup e attiva sostenitrice delle donne nel settore tecnologico. Dalla valle della Beka in Libano grazie a vari programmi di incubazione e accelerazione è riuscita ad avere una sovvenzione dal governo olandese per lo sviluppo e commercializzazione del loro prototipo, ha vinto premi a livello internazionali dalla Banca Mondiale alla Commissione europea per l’idea con maggior potenziale di sviluppo.

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Tamara Ghandour, che supporta le altre imprese femminili di economia circolare

Altra rôle model è Tamara Ghandour. Anche lei libanese, ha creato uno dei pochi impact-fund gestiti da donne che offre supporto finanziario e non finanziario alle imprese di proprietà femminile attive nelle comunità svantaggiate del Medio Oriente e dell’Africa, attive nel settore dell’economia circolare.

Kariman Al Mashharawi, palestinese, che offre terapie con AI contro i traumi

Kariman Al Mashharawi è invece un‘ingegnera palestinese di Gaza che ha sviluppato usando l’AI applicazione che offre terapie in realtà virtuale per il trattamento di traumi e ansia.

Nuove imprese femminili nell’area MENA, i settori chiave

L’imprenditorialità femminile nell’area MENA (Middle East and North Africa), racconta Dorangricchia, sta emergendo con particolare forza in alcuni settori chiave.

«Tecnologie digitali ed e-commerce, dove molte imprenditrici sfruttano piattaforme online per commercializzare prodotti artigianali, abbigliamento, cosmetici o servizi professionali. Agro-alimentare ed economia circolare con esperienze di innovazione nell’agroecologia, nella trasformazione alimentare e nella creazione di marchi locali destinati a mercati di qualità. Servizi alla persona e sociali, in cui start-up femminili propongono soluzioni educative, piattaforme per il lavoro flessibile o servizi di salute digitale. Energia sostenibile dove, in diversi contesti, microimprese guidate da donne offrono tecnologie e servizi per l’efficienza energetica nelle comunità. Ma anche design, moda e artigianato culturale: settori in cui le imprenditrici reinterpretano il patrimonio culturale locale e ne valorizzano l’identità nei mercati internazionali».

Anna Dorangricchia, Responsabile del programma sull’uguaglianza di genere presso il Segretariato dell’Unione per il Mediterraneo, tra gli ospiti della terza edizione italiana del Women Economic Forum (il 30 ottobre e 31 ottobre 2025 a Palermo). Titolo dell’evento, “Women Economic Forum for the Mediterranean”.

Una sfida al femminile: gli ostacoli

Sono naturalmente tanti gli ostacoli strutturali che le donne devono affrontare e che limitano la loro piena partecipazione all’economia. «Dispongono generalmente di garanzie patrimoniali più deboli, una minore storia creditizia e reti di contatti più ristrette con investitori e istituti finanziari», spiega l’esperta. «Un ulteriore ostacolo è rappresentato dalla carenza di capitale sociale: le imprenditrici hanno meno accesso a reti professionali, sponsor e mentori in grado di aprire porte e facilitare collaborazioni strategiche». In questo contesto, programmi di accompagnamento e mentorship strutturati possono fare la differenza.

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Ancora, «in diversi contesti, le norme su proprietà, eredità o requisiti amministrativi continuano a penalizzare le donne. Anche prassi sociali o richieste di autorizzazioni familiari possono costituire un freno all’attività imprenditoriale». Il lavoro domestico e di cura, ancora oggi non retribuito e prevalentemente sulle spalle delle donne, riduce il tempo e la mobilità necessari per sviluppare e gestire un’impresa.

I governi a supporto delle donne imprenditrici

Ma, a fronte di tanti ostacoli, molti programmi e misure legislative e fiscali di supporto allo sviluppo imprenditoriale femminile sono state messe in atto, e con successo. «A livello di esempi concreti, Egitto, Giordania e Marocco sono i principali promotori di questi programmi. Ma sono anche i destinatari dei programmi finanziati dalle banche di sviluppo multilaterali come la BEI (Banca europea per gli investimenti) o la BERD (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo)».

I governi della regione si trovano a diversi stadi di attuazione delle Strategie Nazionali per l’Inclusione Finanziaria, ma pochissime banche adattano i propri prodotti alle imprenditrici. Con alcune eccezioni, come l’iniziativa Women Empowerment della BLC Bank in Libano e il programma Felestineya della Bank of Palestine.

Un cambiamento culturale che coinvolge (anche) i maschi

Quello che funziona meglio, spiega Dorangricchia, è «un approccio multilivello, che combina azioni normative, economiche e culturali». Incentivi economici, riforme legali e misure concrete che migliorino le condizioni materiali di accesso al lavoro e all’impresa sono essenziali per produrre cambiamenti duraturi.

Ma è fondamentale anche un’azione di trasformazione culturale. «Le campagne di comunicazione pubblica che valorizzano modelli positivi e role model locali contribuiscono a cambiare la percezione sociale delle donne imprenditrici, ispirando nuove generazioni. Parallelamente, programmi scolastici che introducono l’imprenditorialità femminile già nelle scuole superiori aiutano a sviluppare competenze e ambizioni fin dall’adolescenza».

Un elemento cruciale di successo è il coinvolgimento degli uomini e delle comunità locali. «Programmi che includono leader comunitari, imprenditori e figure maschili influenti si rivelano più efficaci nel trasformare norme sociali radicate rispetto a iniziative rivolte esclusivamente alle donne». L’inclusione di tutti gli attori sociali contribuisce infatti a ridefinire collettivamente le aspettative e a creare un consenso condiviso attorno all’uguaglianza di genere.





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