Il grande pilota brasiliano Ayrton Senna. Foto: Getty Images
SAN PAOLO, SETTEMBRE. NELL’ARIA C’È LA STESSA ENERGIA CHE, 31 ANNI FA, Ayrton Senna portava in ogni curva del suo destino. Ma qui non si parla di Formula 1: si parla di bambini, di futuro, di un Paese che sogna attraverso l’educazione. L’Istituto a lui dedicato, fondato nel 1994 da Viviane Senna, sorella del pilota, celebra questa attività. Con più di 39 milioni di bambini e giovani raggiunti in tutto il Brasile, è oggi una delle organizzazioni educative più influenti dello Stato e del mondo.
Insomma, corre ancora, veloce. Ma non per vincere una gara: per far sì che ogni bambino possa partire, almeno una volta nella vita, dalla stessa linea di partenza. Ne abbiamo parlato con Erika Pagano, direttrice esecutiva dell’Istituto, manager dal profilo internazionale e cuore profondo brasiliano. Nelle sue parole, rigore e passione convivono con quella visione che ‘Magic’, tre volte iridato in F1, aveva sintetizzato meglio di chiunque altro: «Il giorno in cui non credi più nel sogno, smetti di vivere».
Ayrton Senna e il suo sogno: intervista a Erika Pagano, direttrice esecutiva dell’Istituto
L’Istituto sta celebrando 31 anni di attività con risultati straordinari in termini di impatto educativo. Quale è stata l’evoluzione delle strategie di partnership nel tempo per sostenere questa crescita?
L’Istituto ha un modello di business e di implementazione dei progetti che ci permette di operare su larga scala, con vero impatto sociale. Questo avviene grazie alle partnership con le segreterie pubbliche in Brasile, municipali e statali, che ci consentono di formare educatori e raggiungere reti intere di scuole contemporaneamente. In 31 anni abbiamo perfezionato molto questo modello, e oggi contiamo anche su agenzie implementatrici licenziatarie dei nostri contenuti, come il sistema Sesi: uno dei più grandi del Paese. Questo ci ha permesso di essere presenti in oltre 3 mila comuni brasiliani.
Avete stretto alleanze con aziende e organizzazioni di diversi settori. Quali sono i valori comuni che cercate nei partner e come vengono selezionati?
Non cerchiamo solo contributi finanziari. Una buona partnership nasce quando le aziende condividono i nostri stessi valori: la convinzione che un’educazione di qualità sia la strategia più efficace per il futuro del Paese. Oggi si parla molto di ESG, e nella “S” del sociale molte imprese trovano nell’educazione un modo concreto per generare produttività e crescita. Quando un’azienda investe nell’Istituto credendo nella nostra causa, la collaborazione diventa naturale. È un allineamento di scopi: noi parliamo di educazione, loro la sostengono. Non è solo un supporto economico, ma una connessione di visione.
Erika Pagano, direttrice esecutiva dell’Istituto Ayrton Senna in Brasile.
Utilizzate campagne creative per raccogliere fondi? Come bilanciate la creatività con l’efficacia nel generare risorse reali per l’educazione?
Non realizziamo campagne benefiche nei territori: ogni progetto applicato è gratuito al 100% per la rete pubblica. I fondi provengono dalle aziende partner. Nella mia area, quella di business e partnership, costruiamo relazioni solide e creative con realtà di vari settori. Alcuni esempi? Da 28 anni collaboriamo con Banco Itaú: una parte dei ricavi di una sua carta di credito viene destinata all’Istituto. Con Lenovo, per ogni vendita di quattro linee di computer, una quota del ricavato finanzia i nostri programmi. Anche McDonald’s è un partner storico. In questo modo, ogni cittadino può contribuire indirettamente alla nostra missione semplicemente acquistando un prodotto o servizio.
In che modo misurate l’efficacia delle vostre iniziative, non solo in termini economici ma anche di coinvolgimento e impatto concreto sugli studenti?
Abbiamo sviluppato la Piattaforma Faro, che raccoglie e analizza i dati in tempo reale per monitorare i progetti e migliorarli. Inoltre, collaboriamo con istituzioni indipendenti come l’IDES (Istituto di Investimento Sociale), che ha valutato il nostro programma di alfabetizzazione: per ogni real investito, il ritorno sociale è di 18 real. È un risultato straordinario. Tutto il nostro lavoro è basato su metriche e indicatori scientifici.
L’importanza di formare il bambino nella sua totalità
Uno dei vostri focus principali è lo sviluppo delle competenze socio-emotive. Quali sono le sfide per integrarle nel curriculum scolastico tradizionale?
Dal 2007 partecipiamo alla costruzione della Base Nazionale Comum Curricular, e crediamo profondamente nell’educazione integrale. Dobbiamo formare il bambino nella sua totalità — cognitiva e socio-emotiva — perché viviamo in un secolo dinamico e incerto. Il mondo cambia a un ritmo impressionante: in cinque anni emergono nuove professioni. Se i giovani non sono preparati emotivamente ad affrontare questo scenario, rischiano di perdersi. Le competenze socio-emotive — resilienza, empatia, pensiero critico, collaborazione — sono le vere soft skills del XXI secolo.
Quali difficoltà riscontrate nei bambini quando li conoscete e come le affrontate?
Oggi le scuole affrontano problemi come il bullismo e l’aggressività. Lo sviluppo socio-emotivo serve proprio a rafforzare la capacità di gestire queste sfide, migliorando le relazioni e la convivenza. Alleniamo cinque macro-competenze: amabilità, impegno verso gli altri, apertura al nuovo, resilienza emotiva e responsabilità. Insegnate sin dai primi anni di alfabetizzazione, aiutano i bambini a diventare adulti più forti, sicuri e preparati.
Quali sono i numeri aggiornati della vostra attività?
Abbiamo raggiunto oltre 39 milioni di bambini e giovani in Brasile, formato migliaia di educatori e operato in più di 3 mila comuni. In più di mille di questi, la qualità dell’educazione è migliorata da 3 a 10 volte. Sono dati che rappresentano il cuore della nostra missione e il motivo per cui lavoriamo ogni giorno.
Come ottenete ritorni economici?
Siamo un’organizzazione senza scopo di lucro. Tutte le risorse provengono da partner aziendali e vengono interamente reinvestite nei programmi. Gestiamo oltre 50 partnership attive, con la massima trasparenza e rendicontazione. Ogni centesimo viene tracciato e utilizzato per l’impatto educativo.
Come costruite una cultura basata sui dati in un contesto di innovazione educativa?
Siamo riconosciuti come un centro di ricerca e innovazione. Collaboriamo con cattedre universitarie — Unesco, Università di Ghent, Usp — per sviluppare studi sulle competenze socio-emotive. Usiamo strumenti diagnostici come il “Strumento Senna”, riconosciuto anche dall’Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ndr), per misurare i bisogni delle reti scolastiche. Non lavoriamo mai per ipotesi: partiamo dai dati per costruire soluzioni concrete.
Viviane Senna, sorella del pilota, fondatrice e presidente dell’Istituto Ayrton Senna. Foto: Getty Images
Ci sono storie commoventi che ricordate con particolare emozione?
Tantissime. Una viene da Boca do Acre, in Amazzonia: un comune raggiungibile solo in barca, con scuole su palafitte. Aveva indici educativi molto bassi. Dopo l’intervento dei nostri programmi, è diventato primo nello stato per l’educazione di base. Poi c’è Ronaldo, un ex studente del Sergipe. Da bambino non sapeva leggere, entrò nel nostro programma “Se Liga” e imparò. Oggi è un imprenditore del settore ortofrutticolo, dà lavoro a 12 persone della sua famiglia. È la dimostrazione vivente che l’educazione cambia il destino.
In diverse occasioni avete legato eventi sportivi a iniziative solidali. Come si traduce questo rapporto?
Non realizziamo programmi attraverso eventi sportivi, ma i valori di Ayrton — concentrazione, disciplina, coraggio — sono parte di ogni progetto. “Tagliare il traguardo dell’educazione”, è la nostra metafora preferita: Ayrton correva per vincere, noi corriamo per formare cittadini liberi.
Quanto contano le esperienze dal vivo e gli eventi emozionali nella vostra strategia di sensibilizzazione?
Una delle esperienze più forti è portare i nostri partner sul campo, nei territori. Li invitiamo a visitare le scuole, a vedere il cambiamento con i propri occhi. A Sobral, nel Ceará, uno dei franchisee di McDonald’s — che possiede 50 ristoranti nello stato — ci ha detto che dopo aver visto i ragazzi dei nostri programmi ha capito perché i suoi dipendenti di Sobral erano diversi: puntuali, collaborativi, capaci. È lì che comprendi l’effetto dell’educazione socio-emotiva.
Quale ruolo avranno tecnologia e partnership internazionali nella vostra missione?
Le competenze socio-emotive sono la base per qualsiasi altro apprendimento, anche tecnologico. Senza di esse, nessun linguaggio di programmazione o intelligenza artificiale può bastare. Le aziende ci dicono spesso che licenziano persone non per mancanza di competenze tecniche, ma per problemi di comportamento. Ecco perché lavorare su queste abilità sarà cruciale per il futuro del Brasile.
Come il lascito di Ayrton Senna orienta le vostre scelte strategiche?
Il sogno di Ayrton andava oltre le piste: voleva generare opportunità. Diceva sempre di essere stato fortunato perché aveva avuto possibilità nella vita. Il nostro lavoro è esattamente questo: creare opportunità per chi non ne ha. I suoi valori — disciplina, determinazione, umanità — sono ancora la nostra bussola, in ogni progetto e in ogni alleanza.
Se Ayrton fosse vivo oggi, pensa che approverebbe il percorso dell’Istituto?
Ne sono certa. Sarebbe orgoglioso di vedere che abbiamo offerto più di 39 milioni di interventi educativi e restituito dignità a tanti bambini che non sapevano leggere o scrivere. Viviane Senna ha trasformato il suo sogno in una realtà che oggi continua a crescere, e noi ne custodiamo l’essenza ogni giorno.
Ci sono piloti o personalità italiane che sostengono l’Istituto?
Abbiamo molti partner e donatori in tutto il mondo, ma per rispetto della privacy non divulghiamo i nomi. È una nostra politica interna. Ma posso dire che il sostegno internazionale è forte e prezioso.
Continueremo a lavorare basandoci sulla scienza e sulle evidenze, creando soluzioni educative efficaci per ridurre la disuguaglianza e aumentare la produttività del Paese. L’educazione è la causa più strategica del Brasile: è l’unico modo per costruire un futuro con equità, dignità e speranza.
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