Aste immobiliari

l’occasione giusta per il tuo investimento.

 

La moda al governo, credito d’imposta ed Epr dal 2026


L’isola di San Giorgio a Venezia, dove si è svolto il quarto Venice sustainable fashion forum (courtesy Venice sustainable fashion forum)

La quarta edizione di Venice sustainable fashion forum si era aperta con l’allarme per l’invasione massiccia dell’ultra-fast fashion in Europa e con la necessità di formulare una risposta all’attacco in atto a livello economico, giudiziario e mediatico, di un ecosistema, quello della moda italiana (90 miliardi di ricavi nel 2024, seconda industria italiana). La risposta è stata individuata, al termine dei due giorni di lavori, nell’armonizzazione delle pratiche sostenibili e nella collaborazione intra-filiera tra brand e fornitori. I nervi scoperti non mancano, a partire dalla necessità di redistribuire a monte una parte del valore incamerato a valle della supply chain. Luca Sburlati, presidente di Confindustria moda che ha organizzato l’evento insieme a Teha-The european house Ambrosetti e a Confindustria Veneto est, ha rimarcato che «Per ottenere la decarbonizzazione e tutto quel che il sistema moda si aspetta, la filiera deve essere giustamente remunerata. Se il management ottiene una maggiore retribuzione grazie ai tagli dei costi di fornitura, il sistema viene spinto verso l’illegalità. Il punto di partenza? La legge impone il rispetto del contratto nazionale di lavoro e vanno messi al bando i contratti-pirata».

Mutuo 100% per acquisto in asta

assistenza e consulenza per acquisto immobili in asta

 

Nelle conclusioni della due giorni veneziana, Sburlati si è poi rivolto direttamente al governo per chiedere il rinnovo immediato, nella misura minima del 10%, del credito di imposta sui campionari perché, ha precisato, «è la condizione necessaria per poter continuare a innovare, come le nostre imprese fanno costantemente». Ha inoltre rinnovato all’esecutivo l’appello per accelerare l’applicazione del regolamento Epr-responsabilità estesa del produttore perché l’industria italiana della moda ha acquisito un vantaggio notevole rispetto ai competitor internazionali, che determinerebbe una riduzione dell’impatto ambientale e un plus per i ricavi aziendali. Una rassicurazione, in tal senso, è arrivata da Laura D’Aprile, capo dipartimento per la transizione ecologica del Mase-Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, la quale ha affermato che «La direzione è verso l’applicazione dell’Epr prima della scadenza prevista, anche se c’è una criticità nella raccolta del tessile a fine vita che è pari al 12% dell’immesso al consumo». Infine, Confindustria moda ha chiesto di ricollocare sul piano Industria 4.0 i fondi stanziati per il nuovo piano Transizione 5.0 e attualmente inutilizzati, che sono la maggior parte dei 6,3 miliardi di budget messo a disposizione con il Pnrr, così da spingere le pmi a rilanciare gli investimenti in tecnologia e automazione. Da Venezia emerge comunque l’avvio di un processo di collaborazione tra brand e fornitori.

Un momento del Venice sustainable fashion forum (courtesy Venice sustainable fashion forum)
Un momento del Venice sustainable fashion forum (courtesy Venice sustainable fashion forum)

Il forum è stato teatro dell’annuncio, da parte dei grandi marchi che hanno dato vita al Fashion pact ovvero alla maggior alleanza globale per la sostenibilità nella fashion industry, dell’adozione di un unico questionario legato ai temi dell’energia, del consumo idrico e della produzione dei rifiuti, superando le difficoltà imposte dal proliferare di burocrazia imposta dai grandi marchi ai propri fornitori. La genesi di questo esempio di armonizzazione è stata raccontata da Mickaël Maniez, head of sustainable supply chain di Kering, insieme agli omologhi Chiara Morelli di Prada group e Fulvio Benetti di Ermenegildo Zegna group. «Il questionario unico sui temi ambientali sarà lo strumento per arrivare alle info sulla filiera, sulla tracciabilità e sull’impatto ambientale, per superare ogni sforzo di compilazione e poter lavorare tutti insieme sulla decarbonizzazione come obiettivo finale», ha affermato Morelli di Prada. «Abbiamo semplificato la vita ai nostri fornitori, coinvolgendo le associazioni per arrivare a un documento condiviso e che altri brand avranno la possibilità di adottare», ha aggiunto Benetti di Zegna. Considerando la portata delle adesioni a Fashion pact, di cui fanno parte tra gli altri Armani group, Burberry, Ferragamo, Moncler e Otb group, l’aspettativa è che l’adozione del protocollo sarà rilevante all’interno della filiera moda. Il messaggio emerso dal Venice sustainable fashion forum è che i grandi marchi vogliono passare dall’imposizione di regole ai fornitori, prassi tipica del recente passato, alla condivisione dell’impegno per raggiungere in modo efficace un obiettivo premiante per tutto il sistema. «Dobbiamo conoscere sempre meglio, con l’esperienza diretta, le necessità della filiera andando a parlare con i tessitori e poi arrivando ai filatori. Accorciare la distanza ci permette di creare cose bellissime e di far diventare la sostenibilità un mindset aziendale», ha affermato Andrea Rosso, sustainability ambassador di Otb group. E proprio i potenziali benefici legati all’applicazione reale della sostenibilità in tutte le sue componenti – ambientale, economica e sociale – portano la moda italiana ad auspicare che a Bruxelles non ci siano ripensamenti in materia di green transition. Anzi, da parte di Confindustria moda c’è la volontà di anticipare i tempi per essere, come ha affermato Sburlati, «una filiera green flag su base volontaria a partire dal 2026».

Luca Sburlati di Confindustria moda (courtesy Venice sustainable fashion forum)
Luca Sburlati di Confindustria moda (courtesy Venice sustainable fashion forum)

La conclusione dei lavori è stata accompagnata da un documento contenente sei raccomandazioni chiave per accompagnare l’industria moda verso una transizione giusta, efficace e competitiva. Alle istituzioni si chiede di favorire l’innovazione, aumentando le risorse destinate allo sviluppo di nuove soluzioni, creando un mercato unico dei capitali e semplificando l’accesso ai finanziamenti per le pmi, e di premiare i virtuosi incentivando aziende, banche e consumatori che adottano comportamenti sostenibili, a partire dalla riduzione del sovraconsumo. Alle aziende della filiera si chiede pragmaticità, investendo in tecnologia per migliorare le prestazioni di sostenibilità, e capacità di guidare la filiera in modo collaborativo. Infine, a livello trasversale, si guarda alla creazione di gruppi e consorzi di imprese per aumentare la scala e il potenziale di investimento, ma anche a comunicare i risultati ottenuti dalle imprese che investono in transizione sostenibile. «È il momento di accelerare, partendo dall’innovazione che è la via fondamentale per arrivare all’azione concreta», ha affermato Flavio Sciuccati, director global fashion unit di Teha-The european house Ambrosetti. «La sfida che lanciamo insieme da Venezia è volta a sviluppare percorsi concreti e condivisi, con obiettivi chiari e misurabili, capaci di accompagnare anche le piccole imprese nella transizione verso una nuova competitività», ha concluso Walter Bertin, vice presidente di Confindustria Veneto est. (riproduzione riservata)



Vai al VideoCenter

Assistenza e consulenza

per acquisto in asta

 

Al Quirinale Bertelli, Dolce, Ferragamo, Milleri e Paone tra i Cavalieri del Lavoro 2025




Source link

***** l’articolo pubblicato è ritenuto affidabile e di qualità*****

Visita il sito e gli articoli pubblicati cliccando sul seguente link

Source link

Vuoi bloccare la procedura esecutiva?

richiedi il saldo e stralcio