Sconto crediti fiscali

Finanziamenti e contributi

 

“Quesiti inutili se non dannosi”


Da un lato l’abrogazione di alcune norme legate al mondo del lavoro, dall’altro una possibile modifica dei requisiti necessario all’acquisizione della cittadinanza italiana per i cittadini stranieri: sono queste le due macro tematiche al centro del referendum del prossimo 8-9 giugno, quando i cittadini saranno chiamati alle urne per esprimersi su cinque quesiti differenti, approvati a inizio anno dalla Corte costituzionale.

Assistenza e consulenza

per acquisto in asta

 

Per arrivare con maggiore consapevolezza a quell’appuntamento, iniziamo con oggi la nostra marcia di avvicinamento mettendo a confronto le due differenti posizioni, quella del sì e quella del no: un contraddittorio aperto che mette sul tavolo della discussione le visioni della Cgil, il sindacato che si è fatto promotore dei quattro quesiti legati al lavoro tramite una campagna di raccolta firme che ha raccolto oltre 4 milioni di adesioni, e i rappresentanti locali del mondo delle imprese.

In questa prima puntata Paola Redondi, segretaria della Cgil di Bergamo, illustra le ragioni del “sì” ai primi tre quesiti referendari, gli stessi sui quali Agostino Piccinali e Paolo Rota, rispettivamente presidente del Gruppo Meccatronici e vicepresidente di Confindustria Bergamo, spiegano i motivi del loro “no”

Qui Cgil

L’8 e il 9 giugno i cittadini sono chiamati a esprimersi su cinque referendum, quattro riguardano il lavoro e uno la cittadinanza.

Si tratta di referendum abrogativi, in cui si propone ai cittadini di dire sì alla cancellazione di una legge o di una sua parte. Si potrà votare domenica 8 giugno dalle 7 alle 23 e lunedì 9 giugno dalle 7 alle 15. Per la prima volta avranno diritto al voto anche gli elettori fuori sede, che potranno votare senza dover tornare nella loro città, mentre gli italiani residenti all’estero possono partecipare attraverso il voto per corrispondenza.

Chi vota riceverà cinque schede di colore diverso, una scheda per ogni quesito referendario. Per cancellare la norma oggetto del referendum bisogna votare sì.

Prestito condominio

per lavori di ristrutturazione

 

Licenziamenti illegittimi e contratto a tutele crescenti (scheda verde)

Il primo quesito propone di cancellare uno degli otto decreti attuativi del Jobs act sul contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, introdotto nel 2015. Con la vittoria del sì si ristabilisce l’obbligo di reintegro del lavoratore nel suo posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo. L’obiettivo è quello di eliminare la diversa tutela in caso di licenziamento tra i lavoratori di un’azienda con più di quindici dipendenti che svolgono lo stesso lavoro ma che sono assunti con una diversa data di assunzione, primo o dopo il 7 marzo 2015. La stessa Corte Costituzionale nell’ammettere il referendum ha indicato che l’esito della vittoria del sì è quello di ricondurre a unità la disciplina sanzionatoria dei licenziamenti illegittimi e rafforzare la tutela dei lavoratori.

Indennità economica in caso di licenziamento illegittimo nelle piccole imprese (scheda arancione)

Il quesito chiede di eliminare il tetto massimo di 6 mensilità dell’indennità dovuta ai lavoratori per i licenziamenti illegittimi nelle aziende fino a di quindici dipendenti, consentendo al giudice di determinare l’importo senza limiti. Con la vittoria del sì sarà il giudice a determinare l’importo dell’indennità senza limiti massimi ma tendo conto di altri elementi, come la reale capacità economica dell’impresa, i carichi familiari e il comportamento dell’azienda in occasione del licenziamento.

Contratti a termine (scheda grigia)

Con il terzo quesito si chiede ai cittadini se ristabilire l’obbligo di motivazione (la cosiddetta “causale”) per i contratti a tempo determinato che non superano i dodici mesi. Oggi questo l’obbligo non esiste, determinando una situazione in cui il contratto a tempo determinato viene utilizzato come un lunghissimo periodo di prova, in cui lavoratori e lavoratrici sperimentano una precarietà senza fine, passando da un contratto a termine all’altro, e in cui le aziende – anche quelle medie e grandi – ricorrono al contratto a termine anche in presenza di esigenze che sono strutturali e continuative.

“Votare sì significa garantire una maggiore tutela ai lavoratori e alle lavoratrici in caso di licenziamento ingiusto ma non solo…l’obiettivo è anche quello di riportare il contratto a termine alla sua reale finalità, quella di rispondere ad esigenze temporanee. Estendere il suo utilizzo al di fuori di esigenze chiaramente individuate significa sbilanciare il rapporto di lavoro a scapito dei lavoratori. Con quali conseguenze? La difficoltà di progettare il proprio futuro, personale e familiare, il timore di far valere le proprie legittime esigenze economiche e di conciliazione di vita-lavoro, il timore di esercitare in modo pieno i propri diritti – anche sindacali – per le possibili ripercussioni sulla continuità del contratto di lavoro”.

Per garantire più tutele e stabilità lavorativa è importante votare sì.

Mutuo 100% per acquisto in asta

assistenza e consulenza per acquisto immobili in asta

 

Qui imprese

Agostino Piccinali – Presidente Gruppo Meccatronici 

Confindustria non è un’organizzazione politica, quindi non ci spingiamo fino al punto di dare un’indicazione di voto. A nostro parere, però, siamo di fronte a quesiti perfettamente inutili, perché il Jobs Act che si vuole cancellare non ha prodotto gli effetti che gli vengono attribuiti, in particolare il maggior precariato.

Anzi, mi viene da dire che se venisse abolito, a ulteriore testimonianza dell’inutilità e della valenza esclusivamente politica di questo referendum, torneremmo a una legislazione pregressa che sarebbe più penalizzante per i lavoratori rispetto a una norma a tutele crescenti: insomma, un autogol clamoroso.

Riguardo il tema dei contratti, se parliamo coi numeri alla mano e leggiamo la percentuale di quelli confermati in Italia, e a Bergamo il discorso vale ancora di più, è evidente come nelle aziende il lavoratore che fa bene viene trattenuto ben volentieri. Sarebbe controproducente il contrario.

Rimanendo sulla situazione locale, poi, mi preme sottolineare come a Bergamo ci siano sempre stati un dialogo costruttivo e interventi confindustriali concertati con imprese e sindacati anche in casi di recupero di situazioni di crisi, con l’obiettivo di ricollocare i lavoratori o di ottenere occupazione stabile. Credo che questo referendum non abbia i presupposti per essere portato avanti.

Paolo Rota – Vicepresidente Confindustria Bergamo

La nostra posizione è allineata a quella della Confindustria nazionale: la vittoria del sì al referendum sarebbe un ritorno al passato. Il tema oggi non è quello di obbligare il reintegro di una persona quando viene allontanata dall’azienda, quanto piuttosto il fatto che non si trovano persone adatte al lavoro. Ci sono problemi più pressanti, come la formazione, la demografia e, ciò a cui teniamo più di tutti, la buona negoziazione. Però si deve dare modo a sindacati e Confindustria di fare bene il lavoro di negoziato, altrimenti le cose non funzionano.

Assistenza per i sovraindebitati

Saldo e stralcio

 

Abbiamo un patto di fabbrica ancora inattuato, che permetterebbe di riconoscere la buona negoziazione, impegnandosi come sindacati e datori di lavoro al riconoscimento dei contratti entro certi requisiti. Ma qui troviamo tutta l’assurdità degli intrecci politici italiani: Confindustria e Cgil sono favorevoli a proseguire il percorso e l’attuazione, con la Cisl che fa resistenza. Nel caso del referendum, invece, la Cisl riconosce come noi l’inutilità e la dannosità del referendum. Un fenomeno tipico dell’Italia: una politicizzazione delle parti che fa in modo che non si entri mai nel merito dello sviluppo industriale.

Noi chiaramente difendiamo le parti dell’industria e un ritorno all’articolo 18 la riteniamo un’azione più politica che concreta. Però fa arrabbiare, perché svilisce lo strumento del referendum quando, invece, si dovrebbe lasciar lavorare il legislatore.

A Bergamo, concordo con il collega Piccinali, sentiamo tutti gli stessi problemi: la valorizzazione delle persone che ci sono e la mancanza di personale. A livello locale siamo in armonia su questo punto, perché abbiamo parti sociali intelligenti e tutti siamo a favore della buona negoziazione. Potremmo essere davvero un esempio a livello nazionale, ma poi quando le questioni arrivano a Roma interviene la parte politica.

Iscriviti al nostro canale Whatsapp e rimani aggiornato.
Vuoi leggere BergamoNews senza pubblicità?   Abbonati!





Source link

***** l’articolo pubblicato è ritenuto affidabile e di qualità*****

Trasforma il tuo sogno in realtà

partecipa alle aste immobiliari.

 

Visita il sito e gli articoli pubblicati cliccando sul seguente link

Source link

Cessione crediti fiscali

procedure celeri